Zac: un giorno dentro la “Zone d’action climat” parallela alla Cop21 (FOTOGALLERY)

La risposta della società civile a una Conferenza sul clima blindata

[10 dicembre 2015]

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PARIGI. Un grande albero in legno da cui scendono nastri colorati con su scritto frasi e parole, ciò che i cittadini vogliono (o non vogliono) ​ per il clima e ​ per​ l’uomo​. Questo è ciò che si nota appena entrati alla Zac (Zone d’action climat) che dal 7 fino a oggi è rimasta il punto di riferimento parigino per la rete Coalizione clima Cop21. È un laboratorio, uno spazio libero in Rue Curial 5, messo a disposizione dal centro culturale “centquatre”, in cui le giornate scorrono tra dibattiti, performance, workshop, proiezioni ​di documentari e ogni sera alle 18 l’assemblea d’informazione sugli sviluppi della Conferenza ufficiale.

Al primo piano una grande piazza, circondata da striscioni colorati inneggianti slogan come “no jobs on a dead Planet” e “​Climat: A qui profitte le chaos”. ​Sempre nello spazio centrale vi trovano spazio artisti, ballerini, clown del progetto Arzap,banchetti informativi, tavoli di co-working e una zona relax per svagarsi tra un’attività e l’altra. Nelle sale laterali, spazi adibiti ​per le conferenze tenute da realtà quotidianamente impegnate nella lotta per la salvaguardia del clima, proponendo soluzioni che si pongono al di fuori delle logiche dominanti. È il caso di ricordare Enercoop France, le testimonianze di Via Campesina, Oil watch africa, Wffp (World forum of fisher people) e tanti altri. Queste realtà affrontano temi quali la tutela dei diritti umani e del clima, le possibilità di un passaggio alle rinnovabili riportando esempi pratici; testimoniano le loro esperienze per la protezione del suolo e della biodiversità con lo scopo ultimo di progettare e realizzare nuove forme per arginare e possibilmente far recedere “le chaos climatique”.

​Scendendo nello spazio seminterrato sono allestiti 12 prototipi di invenzioni sostenibili del progetto Poc21, “Proof of concept”: una pala eolica realizzata con lastre di lamiera scartata assemblate a una raggiera di bicicletta, la quale riesce a produrre fino a ​1000kw con 60km/h di vento, un sistema di tubature che recupera le acque della doccia e le reimpiega per la doccia stessa, una serra “fai da te” che unisce coltivazione acquaponica e permacultura, arredamento multi assemblabile per realizzare più mobili dagli stessi pannelli di legno, oggetti da cucina come bollitori e recipienti realizzati riproponendo la conformazione di alcuni organi animali (becco, pelliccia, guscio) che per la ​loro ​ struttura riescono ad assorbire e rilasciare maggior ​mente​ calore. Ma qui sono presenti anche innovazioni per svagarsi, come una cassa alimentata con una pannello solare pieghevole, che la rende trasportabile ovunque. Ciò che colpisce è, in ogni caso, la presenza quotidiana degli ideatori, disponibili ​a rispondere a qualsiasi curiosità sul progetto.  ​

Lo Zac è  vivo, dinamico e stimolante sotto ogni aspetto, dalla conformazione open space alle iniziative realizzate al suo interno, e la risposta della società civile non ha deluso le aspettative: in questi giorni sono passati da qui circa 1500 persone al giorno, segno di una forte volontà a essere attori delle scelte che influenzeranno gli anni e le generazioni avvenire. Rimane la consapevolezza che i negoziati della Cop21 ​non saranno risolutivi, e per questo ciò che anima questo luogo è la volontà di collaborare, confrontarsi e scambiarsi informazioni per provare a costruire assieme un’alternativa.

di Chiara Carovani per greenreport.it