Il 54% dei siti naturali dell’Unesco è ben gestito, ma il 40% ha grossi problemi: ecco i più a rischio

[17 novembre 2014]

Oltre il 60% delle aree naturali iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco sono state ben conservato, mentre l’altro 40% o è mal gestito o subisce forti minacce, come le specie invasive, l’impatto del turismo, il bracconaggio, le dighe e la deforestazione. A dirlo è il World Heritage Outlook 2014 presentato dall’Iucn al World Parks Congress in corso a Sydney, in Australia.

Il rapporto dell’International Union for Conservation of Nature è la prima valutazione globale del Patrimonio naturale mondiale dell’Unesco e sottolinea il sostanziale successo della salvaguardia dei luoghi simbolo del nostro pianeta. Il World Heritage Outlook 2014 si basa sulle ricerche realizzate nei 228 siti naturali del Patrimonio Mondiale Unesco e sottolinea che «Fino ad ora, solo circa la metà dei siti elencati erano stati regolarmente monitorati attraverso l’Unesco World Heritage Convention»

Il rapporto prende in esame 197 siti naturali e 31 siti “misti”, in tutto 279.460.945 ettari, l’85 di tutte le aree protette istituite ufficialmente. In media i siti Patrimonio naturale dell’Unesco hanno una superficie di 1.225.706 ettari e comprendono 46 aree marine, 107 forestali, 15 reti naturali transfrontaliere e 19 siti sono elencati come “in pericolo”.

Le aree più a rischio, e che l’Unesco potrebbe presto togliere dal Patrimonio dell’Umanità, sono soprattutto in Africa e in particolare nella Repubblica democratica del Congo, devastata dalla guerra e dalle bande di bracconieri e dalle milizie che trafficano in risorse naturali.

I siti più a rischio in Africa sono: Riserva faunistica di  Dja Faunal Reserve (Camerun); Parco nazionale di Garamba;  Parco nazionale di Kahuzi-Biega; Riserva Okapi Wildlife; Parco nazionale  Salonga; Parco nazionale dei Virunga (Repubblica democratica del Congo); Riserva naturale di Air e del Ténéré (Niger); Parco nazionale del Lago Turkana (Kenya); Parco nazionale di Manovo-Gounda St Floris (Repubblica Centrafricana);  Parco Nazionale di Comoé (Costa d’Avorio); Riserva naturale integrale del Mount Nimba (Costa d’Avorio/Guinea);  Parco nazionale Niokolo-Koba (Senegal); Selous Game Reserve (Tanzania);

In Asia i siti a rischio sono due: Tropical Rainforest Heritage di Sumatra            (Indonesia) e il Complesso forestale di Dong Phayayen-Khao Yai (Thailandia).

In Oceania è in grave pericolo  East Rennell, nelle Isole Salomone.

Anche nel ricco Nord America un sito Unisco  è messo molto male: l’Everglades National Park negli Usa.

In Mesoamerica e nei Caraibi 2 World Heritage a rischio: Riserva della biosfera della Farfalla Monarca (Messico); Riserva della biosfera del Río Plátano (Honduras).

Nessun sito naturale è in pericolo in Europa, Stati arabi e Sud America. La situazione dei siti italiani è buona per l’Etna e Monte San Giorgio (Italia/Svizzera) e buono con qualche preoccupazione per le Isole Eolie (dove probabilmente pesa il progetto di costruire un approdo) e nelle   Dolomiti, fresche di nomina e quindi con ancora qualcosa da calibrare.

Secondo il rapporto, «Il 21% dei siti naturali del Patrimonio Mondiale hanno una buona prospettiva di conservazione, il 42% sono classificati come “buono con alcune preoccupazioni”, il 29% mostra  preoccupazioni significative e l’8% dei siti sono valutati come “ critici”».

Tra i molti valori che custodiscono i World Heritage naturali  è proprio la biodiversità si trova ad essere ovunque quello con il più alto livello di minaccia.

Presentando l’IUCN World Heritage Outlook, la direttrice generale dell’Iucn, Julia Marton Lefèvre, ha spiegato che «I siti del Patrimonio Mondiale danno la più prestigiosa denominazione internazionale e coloro che li  gestiscono e devono dimostrare una leadership esemplare per tutte le aree protette. Grazie all’ l’IUCN World Heritage Outlook, possiamo vedere quali siti sono stati conservati con successo e incoraggiare la World Heritage Convention ad assicurare la protezione a lungo termine di tutti i siti sotto il suo ombrello».

Il rapporto dell’Iucn ha lo scopo di tenere traccia delle tendenze globali e dei cambiamenti che si verificano all’interno dei siti naturali dell’Unesco, in particolare delle minacce, della protezione e gestione e dello stato dei valori del patrimonio mondiale, come la biodiversità, gli ecosistemi e le caratteristiche geologiche che questi siti sono chiamati a difendere ed esaltare.

I siti del Patrimonio Mondiale con una buona prospettiva di conservazione includono l’Uluru-Kata Tjuta National Park, un simbolo dell’Australia in tutto il mondo, il monte Huangshan, con il suo paesaggio che ha ispirato molti poeti cinesi, ma anche il Jungfrau-Aletsch nelle Alpi svizzere, l’Hawaii Volcanoes National Park ed il Namib Sand Sea.

Invece la Grande Barriera Corallina, il cui ecosistema è a rischio, è considerato un sito con problemi significativi che richiede risposte forti che sono già state avanzate dal World Heritage Committee.  Ma ci sono altri siti che potrebbero presto entrare nella lista rossa del Patrimonio a rischio dell’Unesco perché hanno problemi seri e che non vengono affrontati: come la pesca nel  Parco Nazionale di Komodo in Indonesia, che ospita il drago di Komodo.

Il rapporto mostra che il 54% dei siti esaminati sono ben gestiti, mentre c’è una grave preoccupazione per la qualità della gestione nel 13% dei siti. Una gestione efficace è spesso la chiave per garantire una buona prospettiva di conservazione, nonostante più o meno tutti i siti  siano sottoposti ad elevate minacce, come ad  Aldabra nelle Seychelles che deve respingere l’attacco delle specie invasive, ma che mantiene una classificazione “buona con alcune preoccupazioni” grazie ad una gestione attentamente pianificata.

Cyril Kormos, vicepresidente della World Commission on Protected Areas dell’Iucn, ha concluso: «Patrimonio dell’Umanità è sinonimo di eccellenza nella gestione e il nuovo World Heritage Outlook è un invito ad agire in modo tale che tutti i siti elencati dimostrino in modo inequivocabile la migliore conservazione. Con questa nuova piattaforma non si tratta solo di controllare come vanno le cose. Promuove anche nuovi modi per prendersi cura del nostro Patrimonio Mondiale naturale, in modo che i siti che affrontano problemi critici possono raggiungere una prospettiva positiva».