A due anni dal referendum sul nucleare politica e imprese italiane non hanno ancora capito la lezione

[12 giugno 2013]

Due anni fa, il popolo italiano con un inequivocabile 94% di sì al referendum espresse una chiarissima indicazione sul futuro energetico del Paese: un netto no al nucleare e la scelta di un modello energetico fondato sulle energie rinnovabili, sul risparmio e sull’efficienza energetica.

Ma secondo Greenpeace, Legambiente, Wwf e il Comitato No al Nucleare e Si alle Energie Rinnovabili «Nei due anni trascorsi i segnali di risposta a quella indicazione, specie quelli venuti dalla politica, sono stati molto deludenti».

Oggi, in occasione del secondo anniversario del referendum contro il nucleare, le associazioni ambientaliste «Ribadiscono che la strada tracciata con quel voto è l’unica praticabile, non solo per salvare l’ambiente e il clima, ma anche per dare il via alla nuova economia decarbonizzata e sostenibile».

Le tre associazioni ed il Comitato rispondono anche indirettamente a chi in questi giorni, come Chicco Testa ed il Corriere della Sera, ha rispolverato stantie polemiche sui costi eccessivi delle rinnovabili: «Gli italiani hanno salvato l’Italia dalla bancarotta: i costi proibitivi del nucleare, infatti, avrebbero rappresentato un esborso in grado di affossare ulteriormente l’economia nazionale senza apportare alcun significativo vantaggio occupazionale o industriale. Le centrali termoelettriche tradizionali sono, erano e sono sovrabbondanti: l’Italia ha una potenza istallata che è il doppio del massimo picco di richiesta di energia mai raggiunto e che, normalmente, riceve una domanda nettamente inferiore alla sua capacità. Tant’è che molte imprese energetiche oggi hanno gli impianti fermi e cercano sussidi statali (capacity payment), togliendoli alle rinnovabili».

E gli ambientalisti rendono pan per focaccia ricordando che «Oggi, a capo di Assoelettrica, siede il maggior esponente del fronte nuclearista, Chicco Testa, che col cambio di ruolo ancora una volta cambia posizione, dimenticando quelle che lui stesso, non più tardi di due anni fa, ricordava come le “vittime della catena di carbone, olio e gas”. Mentre le maggiori potenze industriali del Pianeta stanno decisamente puntando sulle rinnovabili, mentre la Germania attua la Transizione Energetica (Energiewende), l’Italia è ancorata a un dibattito sorpassato e ha da poco approvato una Strategia Energetica Nazionale che è solo testimonianza di un governo dimissionario e che non prevede seri strumenti di supporto e indirizzo per la crescita delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica».

Per Greenpeace, Legambiente, Wwf e il Comitato No al Nucleare e Si alle Energie Rinnovabili «Occorre abbandonare la politica delle trivellazioni per la ricerca e l’estrazione di olio e gas, i cui rischi ambientali, per il territorio e per il turismo sono largamente superiori ai vantaggi, occorre chiudere le centrali a carbone, che mettono a rischio il clima, l’ambiente e la salute. Occorre utilizzare il gas come energia di transizione e non puntare a improbabili hub che produrrebbero nuove infrastrutture già oggi inutili rispetto alla domanda».

Se quel referendum è stato il segnale non compreso di un novo protagonismo politico che poi ha trovato strade caotiche, i partiti che allora sottovalutarono quel nuovo protagonismo civile o cercarono di fare trucchi per rimandare la scelta sul nucleare a dopo che fosse passata “l’emozione” per il disastro nucleare di Fukushima Daiichi, ora sembrano non comprendere o non sapere che «L’allarme crescente per il cambiamento climatico e per la concentrazione di CO2 in atmosfera ha indotto la Iea, non solo gli ambientalisti, a chiedere investimenti nelle energie rinnovabili per evitare di trovarsi sulla strada di un aumento di 5°C di aumento medio della temperatura mondiale. La stessa Iea indica all’Europa la necessità di chiudere prioritariamente le centrali a carbone».

Per questo gli ambientalisti invitano governo e parlamento «A varare una strategia di decarbonizzazione a lunga scadenza, come quadro per provvedimenti urgenti e puntuali che rappresentino precise scelte in campo energetico a favore del modello efficiente e rinnovabile del futuro».