Alla scoperta della Toscana nascosta: impressioni della prima parte del viaggio

Dai piccoli borghi della Val di Cecina, che si susseguono abbaglianti come perle di una collana da rinfilare, al caleidoscopio della natura nell'inizio d'autunno

[31 ottobre 2018]

Lo confesso: non me l’aspettavo. Che in Toscana nella sola area delimitata a nord da Casciana Terme e a sud da Roselle etrusca – la zona esplorata nella prima parte di questo viaggio lento a bordo della fidata Renault 4 –  ci fosse così tanta bellezza, ricchezza, diversità, autenticità, mi ha colto di sorpresa.

Vi ho trovato donne come Lara, Marianna e Francesca dell’associazione Maestra Natura, che propongono modelli educativi di tipo montessoriano e steineriano, nei quali la prima insegnante è la Natura; donne come Luisella dell’associazione Orecchie lunghe & Passi lenti, che con coraggio offrono sostegno a bambini e ragazzi “delicati” in stato di disagio, tramite l’aiuto di deliziosi asinelli; e donne come Christine, artista che arrivata dalla Svezia ha deciso di vivere in Toscana e di diffondervi la Vedic Art.

Ho parlato con giovani agricoltori, come Lorenzo e Daniele dell’azienda agricola La Scoscesa, impegnati a progettare secondo la permacultura riportando biodiversità in un Chianti che, asservito alla monocoltura del vino, sembra aver dimenticato la sua originaria vocazione policolturale.

Ho visto vecchie e nuove generazioni di allevatori: Lorenzo e Alfredo, pastori di terza generazione – che rendendomi parte della loro vita quotidiana mi hanno mostrato le vestigia di una cultura che sta scomparendo – e Liana che, chiusa la carriera da pallavolista, ha iniziato una nuova vita allevando capre nell’azienda agricola Le Ginestre.

Con Fulvio e sua moglie, produttori di vino biologico senza solfiti aggiunti, e con l’accogliente famiglia dell’azienda biologica Le Germandine ho scambiato pensieri sulle gioie, le soddisfazioni e le fatiche di una vita strettamente connessa con la terra, in un rapporto di fedeltà quotidiana che trascende il mito bucolico.

Ho preso parte con emozione, come una spettatrice che si sente di famiglia, al Convegno sulla tutela dei monumenti verdi co-organizzato dall’Università di Siena, riabbracciando persone care.

Ho avuto il privilegio di ascoltare le parole di uno scultore di quasi 90 anni con la lucidità di un ragazzo e la saggezza di un uomo che, dopo un lungo percorso di consapevolezza, arriva a incidere su una ceramica l’esortazione “conosci, resta sconosciuto”.

Ho percepito le due facce della medaglia della geotermia: da una parte il comitato Montecastelli Viva, che si oppone alla costruzione di una centrale geotermica a 800 metri in linea d’aria dal borgo medioevale di Montecastelli Pisano e, dall’altra l’esperienza di Vapori di Birra, dinamica impresa a conduzione familiare che produce birra avvalendosi dell’energia sprigionata dalla terra.

Sono stata riscaldata dai vapori che affiorano dal sottosuolo nella Valle del diavolo e incantata dai paesaggi della Val di Cecina e dai suoi piccoli borghi, che si susseguono abbaglianti come perle di una collana da rinfilare.

Ho visitato eremi senza più eremiti e monasteri con monaci illuminanti che coltivano secondo il metodo biologico.

Sono stata ammaliata dalla bellezza dolente di borghi abbandonati e assalita dal tarlo dell’escogitare soluzioni alla inesorabile rovina di tanti patrimoni.

Ho compreso come la sopravvivenza di molti di questi tesori sia merito di filantropi che, arrivati da oltre confine, se ne sono innamorati e hanno deciso di contribuire al loro salvataggio. Ma ho scoperto anche esperienze di valorizzazione “nostrane”, quali lo spazio Infood a Monteverdi Marittimo, progetto della Cooperativa Insieme Onlus che recupera beni pubblici in stato di abbandono per realizzarvi iniziative socialmente utili.

Ho cercato tracce dei miei antenati senza trovarle e ho trovato parentele inaspettate.

Ho onorato i miei ben più lontani parenti etruschi visitando, tra gli altri, il bellissimo museo Antiquarium di Poggio Civitate a Murlo.

Sono stata accolta da persone che mi hanno aperto la porta di casa senza conoscermi e sono grata anche all’unica porta che mi è stata chiusa in faccia, perché mi ha permesso di approdare in un agriturismo genuino di un tempo che altrimenti non avrei conosciuto.

Ho avvertito l’insicurezza di trovarmi da sola, donna, in alcuni luoghi deserti e, in altri, ho sperimentato la soddisfazione dell’alchimista nel trasformare quella stessa sensazione in appagante tranquillità.

Ho assaporato il profondo benessere di trascorrere del tempo in un mulino medioevale off-grid gestito secondo criteri realmente ecosostenibili, camminando scalza sui vecchi pavimenti in mattoni che emanano il calore delle storie di chi li ha calpestati nei secoli.

Sono stata spettatrice del mutare del caleidoscopio della natura con il passare dei giorni nell’inizio dell’autunno.

Ho affinato, chilometro dopo chilometro, l’intesa con la mia compagna di avventura a quattro ruote. E anche in lei, assaporata aria di ecofilia e libertà, sento la voglia di proseguire il viaggio che c’è in me. La scoperta continua.

Leggi qui la prima puntata dedicata al viaggio “Ecofilia e libertà”