Allarme Onu, troppe ineguaglianze: «A rischio crollo le fondamenta di pace e sviluppo»

Rapporto Undp: «Il mondo resta profondamente inuguale, malgrado progressi impressionanti»

[30 gennaio 2014]

Secondo il rapporto “Humanity Divided: Confronting Inequality in Developing Countries”, presentato a New York dall’amministratrice dell’United Nations Development Programme (Undp) Helen Clark (nella foto), «per ridurre in maniera sostenibile le ineguaglianze, occorre adottare dei modi di crescita più inclusivi, basati su politiche di redistribuzione e di norme sociali rinnovate».

Il rapporto dell’organizzazione Onu analizza i trend dell’ineguaglianza definendone allo stesso tempo l’estensione, l’impatto, e suggerendo politiche per ridurla. Dopo aver presentato i risultati di un’inchiesta sui punti di vista dei decisori politici in materia di ineguaglianza, il rapporto presenta un quadro dettagliato su come lottare contro le ineguaglianze nei Paesi in via di sviluppo.

Il rapporto, redatto da Poverty Practice in the Bureau for Development Policy dell’Undp, conferma l’allarme appena lanciato a Davos dal World economic forum: «l’1% dei più ricchi della popolazione mondiale controllano circa il 40% delle ricchezze mondiali, mentre il 50% dei meno ricchi detiene solo l’1% delle ricchezze mondiali». Secondo l’Undp, «se non sarà fatto niente, le ineguaglianze potrebbero far crollare le fondamenta stesse dello sviluppo e della pace sociale e nazionale».

La Clarck ha sottolineato che «le attuali forti ineguaglianze sono ingiuste, come testimonia questo rapporto “Humanity Divided”, inoltre ostacolano il progresso umano. Il rapporto ricerca le cause e le conseguenze delle ineguaglianze che ci dividono, all’interno e tra i Paesi, ed afferma che le crescenti ineguaglianze non sono una fatalità».

Proporzionalmente alla dimensione della popolazione, tra il 1990 e il 2010 le disparità di reddito sono aumentate dell’11% nei Paesi in via di sviluppo e una grande maggioranza delle famiglie, più del 75% della popolazione, vive in società dove i redditi sono ripartito meno equamente che negli anni ‘90. Basterebbero queste cifre per sancire il fallimento sociale ed etico dell’ideologia neo-liberista che si è fatta pensiero unico e inganno mondiale, ma l’Undp sottolinea che «le ineguaglianze elevate e persistenti vanno al di là dei redditi». Infatti, malgrado il calo globale della mortalità materna nella maggioranza dei Paesi in via di sviluppo, le donne che vivono nelle zone rurali corrono tre volte di più il rischio di morire  durante il parto delle donne che vivono nei centri urbani. Le donne rappresentano una quota crescente della forza lavoro, ma sono sovra-rappresentate nei lavori precari e sotto-rappresentate nella politica e continuano a guadagnare considerevolmente meno degli uomini.

I dati sul  quinto dei bambini più poveri che vivono nei Paesi in via di sviluppo dimostrano che questi corrono tre volte di più il rischio di morire entro i 5 anni di età del quinto dei bambini più “ricchi”. La protezione sociale è stata ampliata, però e persone con handicap in media devono affrontare spese sanitaria astronomiche 5 volte più della media.

L’Undp evidenzia che «le forte ineguaglianze non permettono lo sviluppo ed ostacolano i progressi economici, indebolendo la strada per la democrazia  la vita democratica e minacciando la coesione sociale. Anche se la redistribuzione resta indispensabile per la riduzione delle ineguaglianze, si impone un cambiamento in favore di un modello di crescita più inclusivo, che rialzi i redditi delle famiglie povere ed a basso reddito  più rapidamente della media al fine di ridurre durevolmente le ineguaglianze. Questo cambiamento è indispensabile al programma di sviluppo per il post 2015»,

Ma è anche essenziale, secondo l’Onu, che i Paesi in via di sviluppo ed emergenti realizzino la crescita economica necessaria per raggiungere il primo obiettivo del millennio per lo sviluppo che prevedeva una forte riduzione della povertà entro il 2015.

“Humanity Divided” fa rilevare qualcosa che ormai è diventata patrimonio comune delle organizzazioni internazionali che si occupano di economia: «Redditi nazionali più elevati ed una crescita economica più rapida non si traducono sempre in un abbassamento delle ineguaglianze nei settori dell’educazione, della salute e di altri campi del benessere umano». Insomma, l’altra promessa del neoliberismo, cioè che l’arricchimento di pochi avrebbe migliorato la qualità della vita di molti, si è rivelato una clamorosa quanto prevedibile bugia, e la classe media si ritrova a vivere in una società sempre più classista.

L’Onu sta facilitando un dibattito mondiale inedito, al quale hanno partecipato circa 2 milioni di persone che esigono di avere diritto di parola sulle decisioni che hanno un impatto sulla loro vita e che si indignano per l’ingiustizia costituita dall’ ineguaglianza che cresce insieme all’insicurezza e della quale sono vittime soprattutto le comunità più povere e marginalizzate. I seguiti potrebbero essere oltremodo interessanti.