All’Elba una storia di uomini, cani, riscatto e rispetto

[6 ottobre 2014]

L’Elba è un’isola sul cui ristretto territorio coesistono tutte le realtà che sul ‘Continente’ diluiscono il loro impatto nello spazio più ampio che l’ambiente concede.

Sull’isola c’è un grande carcere ed una piccola associazione di volontariato, I Ragazzi del Canile, che, con grande difficoltà si preoccupa di accogliere i randagi (cani, gatti e altri animali) in un terreno privato adibito allo scopo, nella speranza di vedere realizzato futuro canile comprensoriale.

D. arriva dal carcere di Porto Azzurro. Art. 21. In un momento difficile per l’associazione dovuto alla mancanza di personale volontario, durante la primavera del 2013, abbiamo chiesto aiuto all’amministrazione carceraria e attraverso una convenzione con la stessa ci è stata proposta la collaborazione di D., che ha quindi lavorato con noi come volontario ormai da un anno e mezzo. Tutti i pomeriggi, domeniche a parte che trascorre in carcere, D.ci aiuta a gestire gli animali, a ristrutturare gli ambienti in cui gli stessi vivono e a creare spazi idonei per le nuove entrate.

Ci ha dato un grande aiuto nelle adozioni dei più svariati animali (conigli nani, anatre , gatti ) in buona parte affidati alle famiglie del personale carcerario. Ci ha dato una mano nella cattura di qualche randagio impaurito e, in nostra assenza, ha gestito da solo aiutato da un veterinario la cura di un cane ammalato di Filariosi

D. con la sua caparbia metodicità ed i suoi consigli sulla ristrutturazione delle nostre precarie strutture ha migliorato il lavoro dell’associazione e ha in qualche modo rinforzato l’animo a noi volontari, duramente provati dal grande impegno degli anni passati.

Il tempo scorre, la conoscenza reciproca aumenta e si viene a creare un rapporto forte, di rispetto, fiducia e amicizia, come naturalmente avviene tra gli esseri umani. Noi stiamo dando un contributo al suo cammino verso una vita nuova ma lui aiuta noi nel faticoso lavoro quotidiano.

D. ha una famiglia, che si è trasferita quaggiù per stargli più vicino. Ha un figlio di 15 anni che sta ricostruendo il rapporto con un padre rimasto lontano tanto tempo. D. ha trovato persino un lavoro che da dicembre sarebbe diventato a tempo indeterminato. Anche in quell’ambiente è rispettato e stimato per la sua coerenza e serietà .

Il carcere è un ambiente difficile che può, in alcuni casi, offrire dei piccoli appigli a coloro che riescono ad intravvederli per tentare di ricominciare una vita diversa. All’interno della struttura c’è una scuola e varie attività quasi completamente gestite da gruppi di volontari. D.con il ritmo lento, lentissimo del carcerato, dove i minuti sono anni, ha deciso di fare un percorso. Scuola, lavoro nelle cucine all’interno della struttura e poi, finalmente, la possibilità di rapportarsi con il mondo al di là di quelle mura. Nella sua esperienza all’esterno, all’inizio, è entrato a far parte un signore anziano con cani e gatti e D. lo ha aiutato per tanto tempo raggiungendo la sua casa anche a piedi quando non aveva ancora la macchina. Poi siamo arrivati noi con la nostra mole di lavoro manuale in arretrato e alla fine anche il lavoro retribuito con la Cooperativa Beniamino, tanto cercato e sperato. Il percorso di D. procedeva e lui con entusiasmo sicuramente iniziava a intravvedere la fine della salita.

Non credo nel destino e nemmeno nella sfortuna. Credo invece nella natura dell’essere umano e nella sua capacità decisionale. D. ha deciso caparbiamente e sicuramente con fatica di seguire un percorso. Ha fatto una scelta difficile ma che lo condurrà sicuramente verso uno stile di vita più positivo. Io inconsciamente e con estrema superficialità ho interrotto la sua scalata. Con un gesto dettato dalla leggerezza e dalla fretta ho causato un danno che potrebbe avere delle conseguenze pesantissime.

Il coltello rinvenuto dalla polizia martedì  30 settembre nella sua macchina durante un normale controllo è mio; dimenticato il pomeriggio prima nel suo bagagliaio mentre preparavo il pasto per i cani. A nulla è servita la mia immediata testimonianza né alla Polizia né presso il Carcere. Non è risultato di alcun aiuto nemmeno l’intervento di mio marito, Andrea Tozzi, presidente dell’Associazione

D. è stato rinchiuso. Ha nuovamente mura e pesanti cancelli che lo circondano. Ma questa volta non è solo e insieme alla sua famiglia, all’esterno, ha delle persone che faranno l’impossibile per fargli riprendere il suo cammino. I Ragazzi del Canile sono al suo fianco insieme alla Cooperativa Beniamino fino alla risoluzione di questa triste vicenda.

Ho raccontato una storia, come tante del resto, che spesso rimangono silenti, senza risvolti, a morire nella vita della gente. Scherzavo con D. per la sua rigorosa serietà. Ma aveva ragione: le nostre azioni sono sempre correlate con le vite degli altri e la superficialità non ci è concessa.

di Francesca Vidonis, volontaria dei Ragazzi del Canile Onlus