Alluvioni e dissesto idrogeologico, chiediamo lo “stato di calamità INnaturale”

[17 novembre 2014]

Finalmente si parla del dissesto idrogeologico. Mentre il territorio nazionale viene – come ogni anno in questo periodo – stravolto da fango ed acqua senza controllo, si inizia  a smettere di collegare queste tragedie al fato ed alla natura inclemente e si inizia a parlare di dissesto idrogeologico. E delle sue conseguenze. Dibattiti, convegni, interventi vari.

Forse si inizia a capire che l’Italia sta crollando sotto qualche pioggia puramente e semplicemente perché un degrado seriale, storico, incessante del territorio ha sterilizzato ogni minima forma di difesa idrogeologica naturale. E, di conseguenza, tutto viene giù senza freni. Tutto qui.

Ed il degrado del territorio è stato dovuto – altrettanto puramente e semplicemente –  alla cementificazione selvaggia che ha divorato senza freni inibitori la nostra terra con tutto quello che c’era sopra e serviva per un equilibrio naturale delle cose. Questa voracità di cementificazione è stata alimentata da un abusivismo incontrollato ed incontrollabile, non contrastato con proporzionato impegno nel suo divenire (ancora oggi siamo a dibattere su chi è “competente” per sequestrare i cantieri abusivi in aree protette…), e premiato poi da condoni e sanatorie puntuali e seriali; ma anche da furbizie procedurali e malevoli letture e distorte (non) applicazioni delle leggi vigenti in quel pantano degli “illeciti ambientali in bianco”[1] dove con le carte da bollo (apparentemente) in regola abbiamo autorizzato a radere al suolo, scavare, costruire, sbancare, prelevare ovunque e comunque.

Abbiamo costruito dentro i fiumi, sopra i territori boscati, sulle rive e coste del mare, dentro le aree protette ed abbiamo ignorato ogni vincolo e divieto. Trasformato fiumi e torrenti in condotte di cemento, raso al suolo ogni albero ed arbusto possibile, prelevato sabbia e ghiaia ovunque, trivellato e sbancato dappertutto. Invece di serrare le file per un impegno finalmente serio e credibile contro l’abusivismo più scellerato, abbiamo levato gli scudi contro i rari tentativi di abbattimento giudiziario delle costruzioni illegali programmate in alcuni (rari) territori. E si scende in campo a difesa delle folle di abusivisti cronici, i quali ormai – perso ormai ogni minino pudore e scemato completamente a livello di percezione sociale del carattere illegale del cemento abusivo – atteso il carattere di massa delle violazioni paesaggistico-edilizie – scendono di nuovo piazza e fanno cortei, appunto, di massa.  E trovano sostenitori non solo tra i politici, ma perfino tra uomini di cultura ed operatori del diritto.

Passiamo anni a dibattere su “competenze” ed “incompetenze” in materia di contrasto all’abusivismo e consideriamo sovversivo sequestrare i cantieri in palese violazione di vincoli  e leggi. Poi si grida alla “calamità naturale”.

Ma il terreno frana e le acque si spargono per una causa del tutto e solo non naturale, e cioè lo scempio idrogeologico del territorio attuato in decenni di cattiva gestione della crosta terrestre di nostra competenza.

Ed oggi – sempre in via paradossale – dobbiamo progettare opere ed iniziative per risanare e mettere in sicurezza il territorio. Comprese quelle aree dove il territorio è stato stuprato.

Ma mi chiedo: se dentro un fiume per anni hanno abusivamente costruito nell’alveo e sulle rive ed al posto del fiume c’è un serpentone di cemento, come si fa a mettere in sicurezza tutta questa roba? Forse se si evitava all’origine questa colata di cemento tutto era più semplice. Ma oggi che facciamo?

Ed allora faccio una proposta. Chiediamo lo “stato di calamità INnaturale”… E – di conseguenza – non chiediamo i soldi allo Stato (e cioè a tutti noi) per riparare i danni ma chiediamoli a tutti quelli che negli anni presenti e passati sono stati la causa di tale calamità.

E cioè a tutti quelli che – nelle rispettive posizioni – hanno autorizzato o tollerato lo scellerato attacco al territorio nelle più svariate formule fino a creare – con un nesso causale diretto e chiarissimo – i presupposti dinamici per i disastri che di volta in volta si verificano.

E la responsabilità di questi disastri, del tutto INnaturali – perché causati dallo scempio del territorio – è soprattutto da ricollegare a loro in stretto concorso unitamente alle folle di abusivisti che oggi – forti di tali appoggi – sono perfino organizzati in forma sociale e sfilano in corteo ed attaccano le forze di polizia in tenuta antisommossa che osano tentare qualche abbattimento.

I danni chiediamoli a loro. Sono tanti. E potremmo realmente riparare qualche guasto ambientale mettendo le mani nei loro portafogli.

Dunque, la nostra proposta: da oggi chiediamo lo “stato di calamità INnaturale” e presentiamo il conto non alla comunità nazionale (costretta a pagare i danni derivanti dagli altrui lucri illegittimi derivanti dagli abusi e dal loro fiancheggiamento) ma a coloro che sono i diretti responsabilità di tali danni.

 

Poi ho in riserva una seconda proposta, questa veramente “sovversiva”…: da oggi, vogliamo provare ad applicare e far rispettare (seriamente) i vincoli idrogeologici e paesaggistico/ambientali?

 

E cioè, intendo: iniziare a far rispettare (realmente) le leggi di settore, bloccando sul nascere i cantieri di chi costruisce illegalmente in aree sottoposte a vincolo idrogeologico e paesaggistico/ambientale e – qui il vero aspetto di sovversione – iniziare a sequestrare tutti questi cantieri abusivi già dal primo scavo smettendola di continuare (solo) a dibattere su chi è “competente” per farlo? Ed infine (qui forse esagero) smettiamola di fare condoni, sia quelli palesi che quelli furbi e silenti. E – da ultimo – vogliamo provare ad applicare le regole sulle demolizioni delle opere totalmente abusive in aree vincolate dopo le sentenze passate in giudicato?

Forse ho esagerato?

 

Maurizio Santoloci,  www.dirittoambiente.it 

[1] La dicitura “Illeciti ambientali in bianco” è un marchio registrato da “Diritto all’ambiente” con il n. 0001357016 presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi  del Ministero per lo Sviluppo Economico” e protetto dalla legge sulla protezione dei marchi e del copyright anche in sede penale.