Intervista di Francesco Cancellieri, presidente Associazione Centro Educazione Ambientale (CEA) Messina onlus

Aurelio Angelini (Unesco) sull’Appello di Marrakesh: «Ecco cosa dobbiamo assolutamente fare»

[26 giugno 2013]

Abbiamo chiesto un parere al presidente in Italia per l’Unesco del Comitato Scientificodel Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile, che ha partecipato al Congresso: quali sono le Sue impressioni ed auspici alla fine del decennio Unesco DESS e cosa potrà portarci in termini concreti l‘Appello di Marrakech?

«Noi dobbiamo fare in modo che le persone e le istituzioni imparino a pensare nei termini di una prospettiva futura di ampio raggio  e non semplicemente nei termini dei loro interessi egoistici di breve termine.

Dobbiamo incoraggiare la gente a sviluppare la propria visione del futuro e fare in modo che possa renderla concreta. Dobbiamo essere in grado di giudicare se le nuove tecnologie sono socialmente utili ed utilizzare tali giudizi per definire la nostra società. Dobbiamo indurre i governi e le altre istituzioni a realizzare una responsabilità fiscale. Dobbiamo fare in modo che la qualità della vita, piuttosto che una continua crescita  economica auto-referenziale, costituisca il punto cardine del nostro pensiero futuro.

Dobbiamo far funzionare le società umane con la consapevolezza che noi siamo parte della natura, e non al di sopra di essa. Dobbiamo vivere all’interno dei limiti ecologici e delle risorse del pianeta, applicando la nostra conoscenza tecnologica nei riguardi della sfida costituita da una economia che utilizzi l’energia in modo efficiente.

Dobbiamo costruire una migliore relazione fra le città e la campagna. Dobbiamo promuovere un’agricoltura sostenibile ed il rispetto per i sistemi naturali auto-regolantisi. E dobbiamo rinforzare la saggezza biocentrica nei confronti di tutte le sfere della vita.

Dobbiamo sviluppare sistemi che ci permettano e ci incoraggino ad avere il controllo sulle decisioni che influenzano le nostre vite. Dobbiamo assicurarci che i nostri rappresentanti siano pienamente responsabili nei confronti di chi li ha eletti.

Dobbiamo fare tesoro delle migliori indicazioni provenienti dalla partecipazione civica e dall’attività di volontariato.

Dobbiamo far fronte alle sofferenze umane in modi che promuovano la dignità umana. Dobbiamo stimolare la gente ad impegnarsi nei riguardi di uno stile di vita che rafforzi la qualità della salute. Dobbiamo avere un sistema educativo controllato dalla comunità che insegni, saggezza ecologica, responsabilità sociale e crescita personale.

Dobbiamo sviluppare efficaci alternative ai nostri attuali modelli di violenza a tutti i livelli, dalla famiglia e dalla strada alle nazioni ed al mondo. Dobbiamo eliminare le armi nucleari dalla faccia della terra.

Dobbiamo utilizzare in modo costruttivo metodi non violenti per opporci alle pratiche ed alle politiche che non condividiamo e, nei processi, dobbiamo ridurre l’atmosfera di polarizzazione e di egoismo che è già in se stessa fonte di violenza.

Dobbiamo ricondurre il potere e la responsabilità  verso gli individui, le istituzioni, le comunità e i comuni. Dobbiamo incoraggiare il fiorire delle culture su base locale, piuttosto che la dominanza monoculturale e centralistica.

Dobbiamo aspirare ad una società democratica decentrata con istituzioni politiche, economiche e sociali che allochino il potere su più piccola scala (vicina a casa). Dobbiamo riconciliare il bisogno di autodeterminazione comunitario con il bisogno di un adeguato coordinamento sovracomunale in determinate materie sociali e ambientali.

Dobbiamo concepire i nostri sistemi lavorativi in modo da permettere che i lavoratori siano anche proprietari ed in modo da incoraggiare la democrazia sul posto di lavoro. Dobbiamo sviluppare nuove attività economiche e nuove istituzioni che ci permetteranno di utilizzare le nostre nuove tecnologie con modalità che siano umane, liberatorie, ecologiche e rispettose e responsabili nei confronti delle comunità. Dobbiamo stabilire una qualche forma di sicurezza economica di partenza, aperta a tutti. Dobbiamo ristrutturare i nostri modelli di distribuzione delle imposte perché riproducano la ricchezza creata da coloro che si trovano al di fuori del sistema economico-monetario formale: quelli che si assumono le responsabilità dell’educazione dei figli, dell’economia locale, dei volontari che lavorano per la comunità, etc. Dobbiamo diminuire la dimensione ed il potere concentrato nella finanza e nelle corporazioni.

Dobbiamo rimpiazzare la cultura del dominio e del controllo clientelare della società con la partecipazione e interazione sociale dal basso. Dobbiamo promuovere la costruzione di relazioni positive, responsabili e basate sul rispetto della diversità culturale, etnica, razziale, sessuale, religiosa e spirituale nel contesto di una responsabilità individuale verso tutti gli esseri viventi. Dobbiamo rivendicare i più grandi ideali condivisi: la dignità dell’individuo, la partecipazione democratica e libertà e giustizia per tutti.

Dobbiamo aiutare i paesi a realizzare la transizione ad una condizione di sovranità alimentare e di mutua assistenza per le necessità basilari.

Dobbiamo diminuire nettamente le spese militari».