Anna Marson, l’urbanistica “comunista”, la Merkel e il paradosso della “casa nel bosco”

[29 novembre 2013]

L’assessore regionale toscano all’Urbanistica e pianificazione, Anna Marson,  ha colto l’occasione della presentazione di “Liberi di costruire“, di Marco Romano, docente di estetica della città, in un’iniziativa da Ance  Toscana insieme ad  Ordine e Fondazione degli architetti di Firenze, per precisare alcune cose.

«Non mi pare proprio che in Italia, e quindi anche in Toscana, nella cultura relativa alla pianificazione del territorio ci sia stata una egemonia comunista, quanto una confluenza, e a volte un conflitto, fra diverse visioni ed esperienze, dallo zoning nordamericano al movimento di comunità di Olivetti, per citare solo due influenze rilevanti fra le molte». La Marson si riferisce a quanto scritto da  Romano nel suo libro e riportato nell’invito del convegno: «La nostra civitas contemporanea è lo scenario più recente di questo endemico conflitto tra chi intende rispecchiare nelle trasformazioni dell’urbs un nuovo passo della democrazia e della libertà della civitas e chi questa libertà e questa democrazia intende invece contenere, nel solco di una vicenda secolare che questo libro intende mettere in luce per sottolineare come le contraddizioni attuali non siano altro che la sua manifestazione più recente. A contrastare vivacemente la democrazia e la libertà della civitas nell’urbs è stata in questi ultimi cinquant’anni l’ideologia e la pratica della pianificazione, quella pianificazione moderna della città che era stata persino limpidamente annunciata come incompatibile con la democrazia e con la libertà dal suo stesso libro/manifesto, La Ville Radieuse, che Le Corbusier dedicherà appunto a l’autorité e deliberatamente non ai suoi citoyen».

Ma l’assessore aveva anche in mente l’attualità, con un abbastanza trasparente riferimento alle critiche rivolte il 27 novembre alla riforma della legge urbanistica regionale (Pdl n.282/2013 “Norme per il governo del territorio”). La Marson ha sottolineato: «Avverto certo l’esigenza di riflettere su come migliorare e aggiornare la pianificazione  ma non mi pare che negare la necessità e l’utilità di regole chiare per le trasformazioni del territorio possa portare a risultati positivi. Il “liberi tutti”  può comportare solo disastri, in un Paese con un territorio così densamente abitato e fragile dove la parola “libertà” è stata strumentalizzata con l’obiettivo di illudere le persone circa l’esistenza di facili scorciatoie rispetto alla fatica di portare a compimento serie riforme».  Poi, ha aggiunto, riferendosi a un passaggio nel volume del professor  Romano, «d’altronde ogni libero inseguimento dei desideri privati porta inevitabilmente, sul piano dell’urbanistica, a doverci confrontare con il noto paradosso della casa nel bosco: se tutti avessero la libertà di costruirsela, una casetta nel bosco, l’inevitabile conseguenza sarebbe la sparizione del bosco tanto desiderato».

Tornando all’accusa di un comunismo che avrebbe egemonizzato l’urbanistica la Marson ha detto una cosa spiazzante a sinistra, portando ad esempio la politica del governo della leader dei conservatori europei: «Se ogni tanto, anche in Italia, ci si scrivessero e perseguissero programmi come quello di recente presentato da Angela Merkel, faremmo un grande passo avanti sulla strada del riformismo».