La banale, ma deliziosa ricetta contro l’antipolitica e per un centrosinistra convincente

[13 giugno 2013]

Ha scritto Oscar Wilde che «La cosa più banale diventa deliziosa se solamente la si nasconde». Così la banalità di governare bene per convincere la maggior parte degli elettori, che poi sono i cittadini, che meriti il ruolo che ricopri come contromossa all’antipolitica è stata così obnubilata anche nelle analisi del post voto delle amministrative (pure dal centrosinistra), da diventare agli occhi di chi scrive una vera “delizia”.

Nel lessico familiare la delizia è quella cosa che dà intenso e delicato piacere estetico o fisico. Così se la giunta che guida la città dove si risiede fa un ottimo lavoro, invece di pensare alle logiche di partito (o di quel che resta) o soprattutto a quelle del marketing, realizzasse nell’ambito delle cose che può fare almeno quello che ha promesso, ci sarebbe molto meno da spaccare il capello in quattro per capire come mai non si vincono le elezioni, o le persone non vanno più a votare, o votano candidati solo per protesta.

Al netto di quello che ormai è sfuggito dalle mani dei comuni, che possono disporre oggettivamente di poche risorse e devono rispettare patti di stabilità ai limiti del masochismo, dare buoni servizi è un compito rispetto al quale o le cose si fanno bene o si fanno male. Così come le scelte che si compiono sul quel poco che si può fare è il vero spread tra le chiacchiere e il buon governo. Vincere le elezioni per poi, una volta insediati, dire che tutto quanto promesso non si può fare perché non ci sono risorse è nient’altro che dimostrazione di incapacità nella migliore delle ipotesi; presa in giro dei cittadini nella peggiore. Perché se ti sei presentato e hai chiesto il voto per cambiare le cose (dicono tutti così) qualche conto devi averlo fatto, altrimenti è giusto che tu ti faccia immediatamente da parte e subisca il pubblico ludibrio.

Mi rendo conto, l’ho detto fin dall’inizio, della banalità di queste riflessioni, ma vedere che il centrosinistra, dopo aver vinto le amministrative – per una serie di fortunatissimi eventi e con quelle percentuali di astenuti che sappiamo –, non mette la testa sul manubrio e comincia a pedalare, ma è invece già lì a far strategia su come riassemblare il puzzle per veri fini elettorali per le future elezioni politiche, fa cadere le braccia. Ora che avete vinto, anche con parecchia fortuna lo ribadiamo, ora che il Movimento5Stelle è apparso per quello che ai nostri occhi è sempre stato, bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sodo. Che per chi scrive significa salvare quello che di buono resta (in Toscana i servizi alle persone, ad esempio) e puntare forte sull’unica risorsa che abbiamo: l’ambiente. La sua manutenzione nell’accezione di territorio; la sua protezione rispetto al consumo di suolo e la riduzione di tutti gli impatti antropici.

La parola chiave è solo una: la sostenibilità, e anche con pochi mezzi si può porre come orizzonte di buona politica. Nessuna nostalgia della stagione dei sindaci, sia chiaro, l’unica stagione che ci interessa è la primavera dell’economia ecologia e di un nuovo welfare. Che si può tentare di costruire anche a livello locale. Servono idee, coraggio, solidarietà. Ricostruita la propria credibilità sul territorio, si può aspirare a governare l’Italia dentro l’Europa, un luogo che avrebbe bisogno della nostra proverbiale creatività (ahimè smarrita) per uscire da un modello di (non)sviluppo che la sta avviando al declino (per scelta degli uomini, sia chiaro, non per volontà di oscure forze del male).