Appello Asvis al governo italiano, per spingere l’Europa verso uno «sviluppo a misura d’uomo»

Giovannini: «Accelerare l’attuazione di quelle politiche su cui i Paesi si sono impegnati non solo sottoscrivendo i Trattati europei, ma anche l’Agenda 2030»

[2 marzo 2017]

Con la Comunicazione della Commissione europea di novembre 2016, nella quale sono illustrate numerose proposte per inglobare l’Agenda 2030 e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile nelle politiche europee, è partito un processo che si concluderà con la “risposta” del Consiglio europeo, attesa per giugno di quest’anno. Nei giorni scorsi è iniziato il lavoro di redazione della posizione del Consiglio con la guida della Presidenza maltese, la quale ha coinvolto rappresentanti di ben tre formazioni consiliari, così da coprire diversi aspetti della Comunicazione (in particolare, le componenti “interna” e quella “esterna” delle proposte della Commissione). Dai primi feedback, sembra che diversi Paesi considerino poco ambiziosa la Comunicazione, mentre molti altri non hanno ancora espresso una posizione chiara.

Anche i parlamenti nazionali stanno valutando la Comunicazione e, infatti, l’ASviS è stata chiamata ad esprimere il proprio punto di vista nel corso di una audizione presso la Commissione Ambiente del Senato che si è tenuta ieri, 1 marzo. D’altra parte, con la costituzione di SDG Watch (di cui l’ASviS fa parte) si va consolidando una “piattaforma” europea della società civile (che ha espresso anche una una posizione comune sui contenuti della Comunicazione) e le diverse tematiche oggetto dell’Agenda 2030 sono sempre più spesso dibattute in eventi internazionali, come il World Government Summit, svoltosi a Dubai dal 12 al 15 febbraio, e il CEPS Ideas Lab, organizzato a Bruxelles il 23-24 febbraio.

In tutte queste occasioni, alle quali ho partecipato come speaker sulle tematiche dello sviluppo sostenibile, è apparso evidente come l’Unione europea, uno dei leader storici delle politiche per lo sviluppo sostenibile, esiti a porsi come “il” campione dell’Agenda 2030, accontentandosi di essere “un” campione, come dice la Comunicazione. Mentre alcuni Paesi stanno prendendo seriamente gli SDGs come occasione per imprimere un cambiamento radicale nelle politiche economiche, sociali ed ambientali all’interno di una “visione” del proprio ruolo nei prossimi 15 anni, la Commissione europea ha preferito sottolineare quanto di buono si fa già in questi campi (e non è poco, certamente),  piuttosto che chiamare i paesi dell’Unione a ripensare il proprio paradigma di sviluppo. Ovviamente, iniziative come la Energy Union, il pacchetto sull’economia circolare, il piano Juncker per il rinnovo delle infrastrutture, ecc. sono tutti importanti strumenti per aumentare la sostenibilità dello sviluppo, ma mancano risposte chiare ed adeguate alle istanze di lotta alle disuguaglianze, alla disoccupazione giovanile, alla formazione adeguata alle sfide provenienti dall’industria 4.0 e dall’automazione, solo per citarne alcune, che oggi preoccupano gli europei e agitano i diversi fronti politici, mettendo a rischio le stesse istituzioni europee.

Questa mancanza di coraggio è ovviamente connessa alle prossime sfide elettorali in paesi chiave dell’Unione, ma intanto il tempo passa e gli altri attori, Stati Uniti in primis, si stanno riposizionando rispetto a queste tematiche, non sempre nella direzione attesa. Gli annunci ripetuti del Presidente Trump riguardanti il ritiro degli USA dagli Accordi di Parigi, l’aumento delle spese militari a scapito della cooperazione internazionale, il blocco del flusso di migranti (compresi quelli a più elevate professionalità) rendono molto complessa la situazione internazionale, ma aprono, potenzialmente, scenari nuovi, nei quali, ad esempio, l’Europa potrebbe diventare il centro di innovazione e sperimentazione per lo sviluppo sostenibile, attirando quelle risorse finanziarie e umane di qualità che non troverebbero più negli Stati Uniti un luogo adatto a loro.

Certo, bisogna essere ambiziosi e coraggiosi. Proprio per stimolare le istituzioni europee ad accettare questa sfida l’ASviS, insieme ad altre organizzazioni della società civile di molti paesi europei, ha deciso di organizzare, in occasione del 60° Anniversario della firma dei trattati di Roma, il suo primo evento internazionale, il quale rappresenterà l’inizio di un percorso che deve condurre l’Unione alla revisione della Strategia Europa 2020, alle elezioni del Parlamento europeo del 2019, alla nomina della futura nuova Commissione assumendo gli SDGs e l’Agenda 2030 come riferimento per rilanciare il “sogno europeo” per il 21° secolo, rifiutando la logica della contrapposizione e dell’isolazionismo, senza considerare che, visto che il cambiamento climatico colpirà duramente il Nord Africa, provocando crescenti ondate migratorie, l’isolazionismo non è neanche contemplabile in teoria per l’Europa, a meno di voler costruire un “muro” da Gibilterra al Caucaso e oltre.

Insomma, se bisogna essere ambiziosi, ma anche realisti, allora non si può immaginare di fare a meno dell’Unione, ma spetta all’Unione accelerare l’attuazione di quelle politiche su cui i Paesi si sono impegnati non solo sottoscrivendo i Trattati europei, ma anche l’Agenda 2030. Poiché le decisioni dell’Unione sono prese, in primo luogo dal Consiglio europeo, cioè dai Governi nazionali, rivolgiamo un appello al Governo italiano affinché:

  • definisca in tempi brevissimi la Strategia italiana per lo sviluppo sostenibile;
  • come Presidenza del G7, metta l’attuazione dell’Agenda al centro dei lavori delle riunioni previste nei prossimi mesi;
  • dia voce, a livello di Unione europea, al messaggio “chiaro e forte” che emerge dagli organizzatori della Conferenza del 23 marzo, cioè dalla società civile europea, per il rilancio delle ambizioni per l’Europa del 2030.

Perdere l’occasione di una risposta forte del Consiglio di giugno alla Comunicazione della Commissione sarebbe una colpa grave, difficilmente giustificabile in nome della realpolitik. Al contrario, proponiamo la costituzione di una “Champions League” dello sviluppo sostenibile fatta di governi, imprese, organizzazioni e cittadini pronti a trasformare il nostro continente per il bene dei suoi abitanti.

di Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS