Atene chiama: si compatta il fronte per la Grecia, dalle strade di Roma al Parlamento Ue

[13 febbraio 2015]

Per la prima volta, ieri a Bruxelles sembrano essersi aperti i primi spiragli di successo per la trattativa che contrappone la Grecia del neogoverno di Syriza agli altri partner europei, Germania in testa. Il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, parla di «ottimismo della volontà» sui negoziati in corso, che vedranno in lunedì un giorno clou.

D’altronde, quella in corso è una partita che dovrebbe indurre al pragmatismo. Secondo l’ultimo rapporto Barclays l’esposizione del nostro Paese a un’eventuale uscita della Grecia dalla moneta unica arriverebbe a superare i 61 miliardi di euro. Al contrario, definire insieme un nuovo percorso di sviluppo per il Paese dove affondano le radici stesse dell’Europa potrebbe essere il punto di svolta per l’intera Unione europea, che dopo anni non riesce a risollevarsi dalla crisi economica, schiacciata  da un’austerità autoimposta. «Il punto centrale – ha dichiarato anche ieri il premier Renzi – non è la politica economica della Grecia, che viene affrontata dal governo greco con le istituzioni europee; il punto è cambiare la politica economica europea, è la sfida più bella e importante». È l’ora di passare dalle parole ai fatti, che finora sono mancati.

E per dimostrare che cambiare è possibile si sta stringendo un’azione che in Europa muove in contemporanea sia dall’alto sia dal basso: domani entrerà nel vivo la manifestazione nazionale «Cambia la Gre­cia, cam­bia l’Europa», che riunirà in piazza a Roma quei pezzi della società civile che guardano a uno sviluppo intelligente e solidale per il Vecchio Continente. In contemporanea, è dello stesso tenore l’appello “Grecia: una nuova opportunità per l’Europa”, sottoscritto finora da oltre 60 deputati europei di vari gruppi politici.

«Nell’appello – dichiara Monica Frassoni, co-Presidente del Partito Verde Europeo e coordinatrice di Green Italia – si chiede a governi e istituzioni Ue di avviare negoziati costruttivi con il governo greco. I sei mesi chiesti da Tsipras e Varoufakis non sono nulla rispetto ai sei anni di politiche catastrofiche imposte dalla Troika, che hanno portato solo a maggiore debito pubblico, più povertà, azzerando la possibilità per la Grecia di crescere».

«La Grecia, un paese che da anni subisce politiche sconsiderate – sottolinea Frassoni – oggi chiede all’Ue di concederle tempo: pochi mesi per lavorare ad un piano alternativo e migliore, che allunghi le scadenze dei prestiti e ne abbassi gli interessi. È chiaro che ci sono riforme da fare, ma non saranno quelle di sola austerità volute dalla Troika: bisogna cominciare dal ridurre il tasso di corruzione e di evasione fiscale, più alto che in Italia. Quella che vediamo oggi in Grecia è una vera e propria crisi umanitaria e per porvi riparo il paese ha bisogno di dare respiro alle proprie finanze pubbliche, per poter ridurre l’eccedenza primaria e ristrutturare il proprio debito. Per questo motivo i firmatari dell’appello chiedono ai governi e alle istituzioni UE di raggiungere un rapido accordo con il governo greco, che consenta di far fronte alle esigenze finanziarie più urgenti. Questa iniziativa indica una volontà diffusa all’interno del Parlamento europeo di poter giocare un ruolo attivo e positivo nel dibattito che si è creato sul futuro della Grecia e, con essa, dell’Ue».

Nelle piazze d’Italia come nel Parlamento Ue c’è chi rema dalla stessa parte: «Salvare la Grecia e mantenerla ancorata all’Unione europea significa anche cambiare l’Europa e darle un ruolo positivo e legittimo di fronte ai suoi cittadini».