Atene, la rivolta del Politechnío

[18 novembre 2013]

Atene ha ricordato il 40° anniversario della rivolta degli studenti del Politecnico, il 17 Novembre 1973, contro la dittatura militare dei colonnelli. La rivolta fu repressa nel sangue, con decine di morti, centinaia di feriti, mille arresti: è stata una delle pagine più cupe della storia greca recente, ed al contempo l’inizio della crisi finale della dittatura. Ai militari greci, infatti, non servì sostituire il dittatore Papadópulos con l’ancor più terribile capo della polizia militare Ioannídis: la dittatura aveva fatto il suo tempo e pochi mesi dopo, quando il paese rischiò la guerra con la Turchia per la questione di Cipro, il regime militare crollò miseramente. Il ricordo della rivolta del Politecnico di Atene è ancor oggi molto vivo e lo stato democratico nato nel 1974 trae le proprie radici ideali dall’azione di quei giovani che si ribellavano al regime al grido di: “pane, educazione, libertà”.

In una giornata di sole due lunghi, corposi cortei hanno attraversato la città, uno aperto dall’associazione degli imprigionati e degli esiliati dalla dittatura, l’altro organizzato dal partito comunista. I giovani socialisti, che tradizionalmente erano in testa al corteo con la bandiera del Politecnico salvata quarant’anni fa dalla furia dei tanks, non si sono presentati e hanno attraversato la città su di un percorso diverso. Hanno evitato così contestazioni che potevano essere più che vivaci: il partito socialista, crollato nei consensi elettorali dal 44% al 12%, viene considerato il maggior responsabile della crisi del paese, il suo presidente Venizélos, tuttora vice primo ministro del governo di coalizione socialisti-conservatori, è uno dei personaggi meno popolari del paese.

Pur essendo una commemorazione, nei cortei la gente guardava più al presente che al passato: alla crisi che ha gettato centinaia di migliaia di famiglie sul lastrico e ne ha impoverito milioni, alla tensione politica che è cresciuta prepontetemente dopo l’assassinio di un giovane di sinistra da parte di un membro di Alba Dorata e l’esecuzione a sangue freddo, quindici giorni fa, di due giovani neonazisti di Alba Dorata. Di questo duplice omicidio è arrivata sabato la rivendicazione da parte dei “Gruppi combattenti popolari rivoluzionari”, organizzazione fino ad oggi sconosciuta. Non è una coincidenza che la rivendicazione sia giunta alla vigilia della giornata del Politecnico, e che sia stata trovata nel quartiere di Kesarianì vicino al monumento che ricorda l’eccidio di 200 ostaggi perpetrato dagli occupanti nazisti il 1° maggio 1944.

Il clima che si respirava alle manifestazioni era di rabbia e delusione, e riflette il clima generale del paese. La maggioranza dei greci, al di là delle dichiarazioni d’ottimismo di chi governa, si sentono in una condizione senza speranza e recriminano all’Unione Europea di non aver aiutato il Paese ma di averlo messo ancor più in ginocchio con le misure imposte dalla troika, di cui l’UE è uno dei tre membri assieme al FMI ed la BCE. Una situazione fertile per le posizioni antieuropeiste. C’è una forte similitudine con quei greci che, quarant’anni prima, recriminavano nei confronti degli USA il fatto di aver appoggiato la dittatura militare in nome della stabilità della NATO, e di non aver fatto nulla contro l’invasione turca di Cipro.

Tutte cose che sicuramente hanno un fondamento, ma che oggi vedono la responsabilità solo nei fattori esterni, minimizzando i fattori interni e assolvendo in qualche modo il Paese. Quasi nessuno, ad iniziare dai due partiti che si sono alternati al governo dal 1974, ha visto e denunciato per tempo il grande bluff del boom economico nato sull’onda della preparazione delle Olimpiadi di Atene del 2004.

I pochi che all’epoca lo facevano venivano guardati come marziani e tacciati di essere antinazionali, contro una ghiotta occasione di “sviluppo” e di ascesa della Grecia sulla ribalta mondiale.

Oggi i nodi sono arrivati al pettine, e per uscirne, chissà quando, c’è bisogno anche di un buon spirito autocritico che sembra scarseggiare alle latitudini mediterranee.