Atene: solidarietà e cooperazione fra cittadini (non c’è solo Alba Dorata)

[14 ottobre 2013]

Per fortuna ad Atene non c’è solo Alba Dorata. Lo dimostra almeno in parte il “2° Festival della solidarietà e della cooperazione economica” andato in scena questo fine settimana. Obiettivo della manifestazione è diffondere e sostenere un modo di resistere alla crisi che ormai coinvolge una significativa parte della popolazione greca. Fortunatamente una società sempre più impoverita, non solo materialmente, e che sembra non avere più alcuna speranza, non è solo terreno fertile per le violenze e i rigurgiti neonazisti di Alba Dorata; è anche ed in misura maggiore terreno fertile per una nuova e più fraterna solidarietà, che certo non può risolvere i problemi della crisi, ma può aiutare settori interi della società, e far sentire profondamente umana una grande quantità di persone.

Il festival si svolge a Ellinikò, nella zona sud di Atene, non molto lontano dal vecchio aeroporto della capitale. Ci vado immaginando che la manifestazione sia piuttosto consistente, almeno così si poteva supporre leggendo il programma. Invece gli spazi non sono ampi, gli stand non sono numerosi, soprattutto se si pensa che il festival ha l’ambizione di rivolgersi a una città di oltre quattro milioni di abitanti.

Entrando incontro subito i produttori agricoli, tutti rigorosamente biologici, che vendono direttamente ed a prezzo politico i propri prodotti. Poco più avanti, lo stand di un’iniziativa importante e interessante: sono i medici di Ellinikò, che prestano lavoro volontario e gratuito per chi è “senza mutua, povero, disoccupato“: posizioni che di fatto coincidono perché qui chi perde il lavoro perde anche l’assistenza sanitaria, ed in questo paese, secondo gli ultimi dati aggiornati a luglio, la disoccupazione sfiora il 28%.

Per chi vuole fermarsi fino a tardi non può naturalmente mancare la “cucina sociale”: vegetariana, fatto eccezionale in un paese “carnivoro” come la Grecia. Si passa dalla segreteria, si acquista un buono mensa dal costo di due euro e mezzo e ci si mette in coda per il pasto.

Uno spazio intero è dedicato agli scambi di oggetti usati. Chiunque può lasciare cose che non usa più e prendere in cambio qualcos’altro: vestiti, scarpe, borse, libri, dischi, giochi per bambini sono a disposizione sotto un’ampia tenda. Poco oltre, la Banca del Tempo organizza una conferenza per presentarsi al pubblico.

I dibattiti sono forse la parte più riuscita di tutto il festival, la gente si ammassa nei saloni nonostante il caldo, sabato 12 ottobre la temperatura ad Atene arriva a 31 gradi…

Qualche asserzione forse è un po’ sopra le righe: nel dibattito centrale del sabato si sostiene che “ormai sta nascendo una nuova economia ecologica sulle rovine del sistema capitalistico…“, si parla della possibilità di comunità che vivano di una propria “economia autarchica“, teorizzazione che mi fa venire in mente un ritorno ad un economia chiusa come quella feudale, ad un passato più oscuro del presente.

Me ne vado salutando Anna che vende spezie biologiche, che lei stessa produce a Samos, la sua isola natale: cerca in questo modo di arrotondare le entrate del suo piccolo negozio di prodotti biologici che è dall’altra parte della città.

Uscendo misuro il festival e le sue debolezze: l’illuminazione lascia a desiderare, in molti spazi è arrivata il venerdì a serata inoltrata; la cucina sociale fornisce ottimo cibo ma non dispone di tavoli né di sedie, l’organizzazione in genere presenta numerose lacune… Lo confronto con l’immensità della città a cui dice di riferirsi, e mi rendo conto che è come se fosse una goccia nell’oceano. Mi consola però il fatto che ormai da tempo, sistematicamente, in molti quartieri avvengono iniziative del genere, che pur non avendo la velleità di chiamarsi “festival” sono luogo di incontro, di conoscenza, di pratica di “economia alternativa” per decine e decine di migliaia di cittadini.

Mauro Faroldi, Atene