Auto: per i giovani è out, anche negli Usa

[21 ottobre 2014]

Le martellanti pubblicità delle case automobilistiche e forse anche la scelta di Marchionne di trasferire la Fiat in America e ribattezzarla FCA, potrebbero sbagliare target, almeno a leggere il rapporto “MIllennials in motion – Changing Travel Habits of Young Americans and the Implications for Public Policy», pubblicato da U.S. Pirg Education Fund e Frontier Group, e che sta facendo molto discutere negli Usa perché conferma una trend che molti avevano già “annusato”: le nuove generazioni nate tra gli anni ’90  e gli anni 2000, quelli che in America chiamano i Millennials, non vedono più nell’auto quel sogno di emancipazione e libertà che affascinava i loro genitori, né per loro prendere la patente di guida rappresenta più un rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, ma, cosa ancora più importante, l’auto per i Millennials non è lo status simbol per il quale i loro genitori avrebbero fatto pazzie e potevano indebitarsi.

Secondo Tony Dutzik e Jeff Inglis, a capo del team che ha redatto il rapporto, le previsioni sugli ingorghi prossimi venturi e le stime del governo ignorano i dati del censimento, i dati demografici e le indagini che dimostrano che è in corso un impressionante cambiamento nella generazione Millennial che la allontana dalla guida, un fenomeno che non può essere considerato temporaneo, ma che è una vera e propria rivoluzione degli stili di vita.

Gli anni 2000 hanno visto una marcata diminuzione del numero medio di miglia percorse dai giovani americani e lo studio spiega che «Quelle tendenze sembrano destinate a continuare anche se l’economia migliora: alla luce della consistenti preferenze Millennials intervistati, ci sarà una continua riduzione dei Millennials alla guida ed una diminuzioni continua pro-capite della guida tra tutti gli americani».

Phineas Baxandall, analista dell’ U.S. Pirg e co-autore del rapporto, spiega che «I millennials sono diversi dai loro genitori, e queste  differenze non spariranno. Dopo cinque anni di crescita economica con una stagnazione della guida delle auto, per i governi federali e statali è arrivato il momento per svegliarsi di fronte alla crescente evidenza che i millennials non vogliono guidare tanto quanto hanno fatto i loro genitori. Questo cambiamento ha grandi implicazioni ed  i policy makers non dovrebbe addormentarsi al volante».

Dutzik, sottolinea che «I millennials stanno cercando di inviare un messaggio ai politici: vogliamo quartieri decenti, percorribili a piedi con molte opzioni per come muovercisi. Purtroppo, molte delle nostre politiche di trasporto nazionali lavorano proprio per assicurare il risultato opposto».

Il rapporto contiene numerosi dati e grafici che dimostrano che l’allontanamento dei millennials dalle auto evidenziatosi nell’ultimo decennio continuerà

I dati del censimento Usa dimostrano mostra che la quota dei giovani tra i 16 ed i 24 anni che vanno a  lavoro o a scuola  in auto è diminuita di 1,5 punti percentuali tra il 2006 e il 2013, mentre la quota di giovani che vanno  lavoro o a scuola  con i mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta, oppure lavorano da casa, è aumentata. I giovani di età compresa tra 20 a 30 hanno meno probabilità di spostarsi dai centri cittadini alle periferie che in qualsiasi momento dalla fine degli anni ‘90. Rispetto alle generazioni più anziane, i millennials riportano costantemente una maggiore attrazione per stili di vita a minore intensità di guida: urban living, residenza in comunità “pedonabili” ed apertura all’utilizzo di modalità di trasporto senza dover guidare. Rispetto a soli pochi anni fa, sempre meno giovani stanno prendendo la patente di guida: tra il 1996 e il 2010 la percentuale di studenti delle scuole superiori con patente di guida è scesa dall’85 al 73%, secondo la AAA Foundation for Highway Safet, i dati federali suggeriscono che il declino da allora è continuato.

Mentre da noi i giovani sono una minoranza, negli Usa i millennials sono la generazione più numerosa e quindi saranno i principali utenti degli investimenti nei trasporti  che verranno realizzati nel prossimo decennio. I millennials probabilmente saranno portati a guidare di più quando raggiungeranno la mezza età, ma se guideranno di meno (o anche non di più) rispetto a quanto hanno fatto i loro genitori durante la loro vita matura, «Ci sarà un cambiamento monumentale nelle tendenze di viaggio dagli anni ’50 – dice il rapporto  –  e per le ipotesi alla base dell’attuale politica dei trasporti».

James Corless, direttore esecutivo di Transportation for America, evidenzia che «Il rapporto conferma che attrarre e trattenere giovani residenti e lavoratori di talento richiede investimenti in un sistema di trasporto completo che offra una vasta gamma di opzioni per passeggiate a piedi, in bicicletta, transito e per  muoversi con un veicolo. Esortiamo il Congresso ad aggiornare il nostro programma di trasporto nazionale per riflettere le mutevoli esigenze della nostra economia e delle comunità locali».

Passando in rassegna un gran numero di dati degli ultimi anni, il rapporto evidenzia molte delle ragioni per le quali i millennials guidano meno e perché questo trend è destinato a durare a lungo termine. Ed è qui che le assonanza con la situazione italiana sono evidenti:

Mentre i giovani adulti “bamboccioni” che in America chiamano “living on their parents’ sofa”, sono certamente aumentati durante la recessione, le statistiche dimostrano che la quota dei giovani che vivono in casa con i  loro genitori era in aumento anche prima della crisi economica. La recessione potrebbe aver portato qualche millennials a posticipare la creazione di una famiglia propria, cosa che avrebbe probabilmente incrementato l’utilizzo delle auto, ma dagli anni ’60 in poi gli americani (e gli europei) si sono sposati ed hanno avuto figli sempre più tardi e questa tendenza è continuata anche con la ripresa economica che stanno vivendo gli Usa.

I corsi e gli esami di scuola guida più difficili adottati  negli ultimi anni in molti Stati  Usa  hanno probabilmente giocato un ruolo, piccolo ma importante, nel portare i giovani a ritardare a fare l’esame per la patente o a rinunciarci del tutto. Incoraggiando potenzialmente i millennials ad assumere abitudini di vita meno dipendenti dalle auto e che potrebbero proseguire anche mentre invecchiano.

La cosa certa è che gli americani  guidano per meno Km totali di quanto facessero nel 2005 e per  meno Km pro capite di quanto facessero a metà degli anni ‘90. Negli Usa i trasporti pubblici non sono mai stati così tanto utilizzati dalla metà degli anni ‘50, mentre cresce esponenzialmente il numero di persone che lavorano da casa, ed andare in bicicletta è diventata una modalità di spostamento pendolare in rapido aumento. In molte città la domanda di abitazioni e uffici in quartieri percorribili a piedi sta superando l’offerta delle nuove costruzioni.

Baxandall  è convinto che «Con i millennials che guidano meno e mostrando segni che potrebbero continuare a farlo, non è più vero che l’ammontare della guida e del traffico può andare in una sola direzione. Se i millennials saranno in grado di continuare a guidare di meno rispetto alle generazioni precedenti alla stessa età, allora l’America avrà l’opportunità di ridurre la congestione del traffico, un minor numero di morti e feriti sulle strade, minori spese per la costruzione di autostrade e meno inquinamento dell’aria e climatico».

Per questo il rapporto invita i leader politici e gli amministratori locali a «ripensare i loro investimenti di trasporto per accogliere e incoraggiare l il desiderio della generazione millennial di uno stile di vita meno car-intensive. Questo include maggiori investimenti nel trasporto pubblico e nelle infrastrutture per le biciclette e l’utilizzo dei fondi per le autostrade per la riparazione delle strade esistenti, piuttosto che per costruire nuove autostrade o ampliarle. I governi statali e federali dovrebbero anche sostenere gli sforzi attualmente in corso,  condotti dalle città, per incoraggiare le comunità pedonabili e l’applicazione i di tecnologie innovative che mettono in collegamento i viaggiatori con più opzioni di viaggio e con i veicoli condivisi».