Basta pubblicità, Grenoble mette al bando i cartelloni e al loro posto pianterà alberi

La municipalità francese, ecologista e di sinistra, compie una scelta concreta contro il consumismo

[26 novembre 2014]

La pubblicità fa bene alla città e ai suoi cittadini? Non la pensa così la municipalità ecologista e di sinistra di Grenoble, che ha deciso di non rinnovare il contratto per l’affissione pubblicitaria con il gruppo JCDecaux. E’ un’altra delle promesse fatte in campagna elettorale e mantenute dal sindaco verde ed anti-Tav Eric Piolle, che ha sottolineato: «E’ una première europea per una grande città. La municipalità fa la scelta di liberare lo spazio pubblico dalla pubblicità sviluppando gli “espaces d’expression publique” e non avvia nuovi bandi di gara per l’affissione pubblicitaria».

E’ quello che nelle grandi città si chiede da tempo per i mega-cartelloni abusivi (per non parlare delle affissioni politiche abusive, così diffuse nelle città italiane). A Grenoble lo hanno detto e lo hanno fatto, e la demolizione dei cartelloni pubblicitari durerà 4 mesi per togliere di mezzo 326 pannelli dagli spazi pubblici,  227 dei quali sono quelli che i francesi chiamano  sucettes, i cartelloni rettangolari piantati a terra con un sostegno centrale, 20 colonne e 64 grandi pannelli di 8 m2, in tutto 2.051 m2 di spazio pubblicitari: niente per una città italiana ma intollerabile per la nuova amministrazione progressista di Grenoble. Per ora dalla campagna anti-pubblicità sono esclusi i cartelloni messi in luoghi coperti, per i quali il contratto tra JCDecaux e il Syndicat mixte des transport en commun (Smtc) dell’agglomération grenobloise termina nel 2019. Al posto dei cartelloni abbattuti la metropoli alpina francese pianterà «una cinquantina di alberi prima della primavera».

A partire dal prossimo gennaio, la municipalità inizierà a incontrare le associazioni e le categorie locali per mettersi d’accordo su dove mettere strutture per l’affissione libera, culturale e municipale. Si sa già che si tratta di pannelli più piccoli, visto che non sono destinati ad attirare l’attenzione degli automobilisti, ma quella dei pedoni.

Tra i pochi scontenti c’è sicuramente Albert Asseraf, direttore strategia e marketing di  JCDecaux, che accusa il sindaco verde di creare un buco nel bilancio di Grenoble: «Con la fine di questo contratto la città si priva di 6 milioni di entrate in dieci anni, cioè 600.000 euro all’anno. E priva così i suoi abitanti di un servizio di informazione, perché la metà dei pannelli serviva all’affissione della municipalità». .

Ma il sindaco Piolle, con la sua giunta formata da Europe Écologie Les Verts e Parti de gauche, contesta queste cifre: «A causa del crollo delle entrate pubblicitarie tradizionali, soprattutto con la concorrenza di internet, l’entrata che ci si poteva attendere in caso di nuovo contratto era solo di 15.000 euro e non più di 600.000 euro come era il caso tra il 2004 e il 2014».

Piolle ha spiegato che il mancato guadagno per le casse municipali sarà  «molto largamente compensato con i risparmi già realizzati sul budget. Solo tra il 2013 e il 2014, la città ha in effetti ridotto il budget realizzando risparmi per più di 190.000 euro».

Fino a ora l’unica grande città ad aver messo al bando la onnipresente pubblicità sui muri era stata, nel 2007, Sao Paulo, ma nel 2012 la città brasiliana era tornata sui suoi passi, firmando proprio con JCDecaux un contratto per l’installazione di 1.000 orologi che dovrebbero dare ai cittadini paulisti l’ora, la temperatura, e informazioni sulla qualità dell’aria e comunicati dell’amministrazione cittadina.

Piolle, che alle ultime elezioni ha sconfitto la destra e i socialisti,  conclude: «I responsabili pubblici tradizionali sono in ritardo sulle nuove aspirazioni degli abitanti, sui nuovi modi di vivere e di scambiare. Mentre la realtà si è evoluta da molto tempo, mantengono in vita le vestigia dei 30 Glorieuses (1945 – 1973, il periodo di forte crescita economica in Francia e in gran parte dell’Ocse, ndr) e della società dei consumi: affissioni pubblicitarie, grandi superfici, grandi progetti inutili, eccetera. E’ tempo di andare avanti e far emergere una città più dolce e più creativa. Una città ad altezza di bambino. Una città meno aggressive e meno stressante, al servizio  della nostra creatività e della nostra identità. Liberare lo spazio pubblico di Grenoble dall’affissione pubblicitaria è un passo in questa direzione».