Big data e privacy, i pro e contro di una stessa medaglia

Per correggere la tracciabilità “deviata” necessaria maggiore trasparenza e regolamentazione

[28 ottobre 2013]

Non c’è dubbio: un paio di decenni fa, la nostra privacy era più tutelata nonostante non fosse ancora entrato  in vigore il Decreto legislativo numero 196/2003, un provvedimento che alla luce di quanto sta avvenendo, appare sempre più formale che di sostanza.

Quanto sta emergendo in merito allo scandalo del “Datagate” statunitense, dove ad essere spiati sono i leader della terra, può esser visto come un particolare ramo di quello spionaggio diffuso operato attraverso i Big Data, che spesso nell’inconsapevolezza condiziona la nostra esistenza. Ci riferiamo alla miriade di tracce informatiche di tutti i tipi, che rilasciamo in ogni momento: dagli acquisti con bancomat o carta di credito, al telepass, passando per l’uso ancor più semplice di telefoni cellulari e computer, oppure transitando da un luogo soggetto a videosorveglianza.

«Questi dati, che comprendono le registrazioni su scala sociale delle tracce dei nostri interessi, dei nostri acquisti, delle nostre comunicazioni, dei nostri affari, delle nostre relazioni, dei nostri movimenti, sono il nuovo microscopio sociale, in grado di misurare e prevedere crisi, epidemie, diffusione di opinioni, distribuzione delle risorse economiche o energetiche, bisogni di mobilità. Il loro uso quindi non sembra essere solo destinato allo spionaggio, ma anche alla comprensione di fenomeni sociali», ha sottolineato Fosca Giannotti, direttore di ricerca presso l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” del CNR di Pisa, che mercoledì 30 ottobre alle ore 17, presso l’Auditorium dell’Area della Ricerca di Pisa in via Moruzzi 1, terrà un incontro pubblico per mettere tutti in guardia dalle “tracce digitali”.

La tracciabilità, in tutte le sue forme, incrementata con lo sviluppo della tecnologia,  ai fini della maggior sicurezza e della verifica del rispetto delle leggi è senza dubbio condivisibile (chi rispetta le norme nulla ha da temere sostengono in molti), ma significa anche avere “un grande fratello” che perennemente controlla e guida perfino i desideri: fino a quanto siamo disposti a sopportare questo fardello per utilizzare l’opportunità dei big data? Per rispondere a questo dilemma non può essere di natura tecnocratica: una maggiore regolamentazione e informazione dei cittadini su quanto, come e dove siamo potenzialmente spiati è il prossimo passo che ci aspetta in quest’era dell’informazione.