I Big Data sono un problema o una risorsa?

[3 luglio 2014]

Partendo da AppyMeteo, al FabLab appena inaugurato e gestito dal vulcanico Massimo Temporelli, si è acceso un dibattito molto interessante su un tema sempre più d’attualità: i Big Data. La tecnologia, infatti, ci offre l’opportunità di raccogliere informazioni fino ad oggi mai neppure immaginate, con un livello di granularità al millisecondo. Tuttavia, questa profilazione totale, e lo mostrano le preoccupazioni legittime sorte in merito a NSA, caso Snowden e il recentissimo caso dell’esperimento sociale di Facebook, alimentano dubbi e perplessità.

Il fatto è, come sempre, che la tecnologia rappresenta un’opportunità, mentre il modo in cui la si utilizza attiene all’ambito più della filosofia e dell’etica, sfere che non rientrano nelle competenze del comitato scientifico di AppyMeteo.

La connessione e l’economia di rete, al di là degli scenari apocalittici di Dave Eggers con The circle, offre due spunti interessanti:

– da un lato si pensi alle possibili applicazioni dei Big Data in ambito ‘salute’. Lo smartphone diventa sempre più una stazione di pronto soccorso portatile, con la possibilità di monitorare lo stato fisico di chi lo usa e di ridurre sensibilmente, in un futuro neanche lontano, i rischi connessi, per esempio, alle crisi cardiache. Non rappresenta, questa sola opportunità, un fattore su cui riflettere positivamente?

– la storia dell’umanità, per la gran parte, è stata una storia di esclusione. In pochi hanno partecipato da decisori e attori protagonisti al processo di creazione della conoscenza. Ci si può interrogare anche qui sui possibili risvolti, ma anche in questo caso una connessione crescente significa, prima di tutto, liberare l’accesso alla conoscenza e all’informazione per chi, fino ad oggi, è rimasto fuori dai giochi

Rischi di Grande Fratello? Sicuramente. E per questo occorre vigilare e assumersi la responsabilità di una comunicazione tutta da regolamentare. Di un mare che ha bisogno di rotta. D’altra parte, la Corte Suprema americana, proprio ultimamente, ha affrontato la questione con le prime decisioni importanti.

Diffondere, tuttavia, il terrore luddista di un complotto totalitario è stupido prima ancora che sbagliato. Trovare una rotta e disegnare mappe più precise del mare in cui stiamo navigando e navigheremo è necessario: scendere dalla nave non molto, sopratutto se come salvagente si dovesse usare la storia medioevale.