Bioshopper, Ferrante: Bene indagine contro i truffatori

[15 settembre 2014]

Contro i furbetti dei bioshopper, le buste della spesa ecologiche, occorre la massima severità. Dunque bene che sulle tracce dei truffatori ci siano i Carabinieri del Nas coordinati nell’indagine dal pm di Torino Guariniello, che ha giustamente colto l’entità della truffa perpetrata ai danni dei cittadini e dei commercianti onesti.

Le accuse mosse nella denuncia di Assobioplastica e che stanno trovando riscontro sono gravi: nella maggior parte dei casi – continua Ferrante –  i sacchetti venduti come biodegradabili non lo sono, e  alcuni addirittura sono di plastica tradizionale, altri sono biodegradabili ma non secondo i parametri di legge, altri ancora sono di finta plastica ecologica, cioè semplicemente si frantumano in microparticelle che però restano altamente inquinanti.  Se consideriamo che in Italia ogni anno si usano  qualche miliardo di buste, e che spesso vengono pagate dall’utente circa 10 centesimo l’una, la truffa economica e ambientale è di dimensioni enormi. L’Italia, grazie al percorso iniziato nel 2007 con l’emendamento del sottoscritto alla Finanziaria di quell’anno, è una volta tanto avanti rispetto alle prescrizioni europee: la nuova direttiva europea si pone l’obiettivo di riduzione del 50 % in tre anni dell’utilizzo degli shopper usa e getta,  un obiettivo  già raggiunto, perché erano 180mila le tonnellate di shoppers introdotte nel mercato italiano nel 2010 prima del divieto, ridotte a 90mila nel 2013”.

“Occorre applicare con severità le sanzioni previste dalla legge, e perseguire chi ‘spaccia’ sacchetti della vecchia plastica inquinante per quelli biodegradabili, perché l’Italia, all’avanguardia dal punto di vista legislativo in questo campo, non può cedere il passo all’illegalità diffusa e deve puntare all’azzeramento delle restanti 90mila tonnellate di plastica riversate nell’ambiente” – conclude Ferrante.

Francesco Ferrante, Green Italia