Bufale pericolose: dopo la crisi diplomatica nucleare tra Pakistan e Israele per una notizia falsa

Le fake news stanno diventando sempre più pericolose, politicamente e socialmente

[28 dicembre 2016]

Il 22 dicembre le bufale diffuse a piene mani su Internet hanno probabilmente raggiunto il livello di guardia internazionale, dopo aver abbondantemente superato quello privato e politico. Infatti, il ministro della difesa del Pakistan Khawaja Mohammad Asif ha twittato un avvertimento minaccioso diretto a Israele dopo che il 20 dicembre AWDnews.com  aveva pubblicato la “notizia” che il ministro della difesa israeliano  Moshe Ya’alon avrebbe ordinato di bombardare il Pakistan se avesse inviato truppe di terra in Siria per combattere lo Stato Islamico/Daesh.

Secondo il sito americano, il ministro degli esteri del Pakistan Tariq Fatemi (che in realtà si chiama Sartaj Aziz), avrebbe detto: «Siamo frustrati per ritmo lento …. in cui viene affrontato il Daesh» e che il ministro della difesa israeliano,  Moshe Yaalon, avrebbe risposto che Israele interverrà se il Pakistan inviare truppe di terra in Siria con il pretesto di lottare contro lo stato islamico, aggiungendo: «Per quanto ci riguarda, questa è una minaccia. Se, per disgrazia, arriveranno in Siria, sappiamo cosa fare, li distruggeremo con un attacco nucleare».

Non contento, AWDnews.com  si è lanciato in una disamina geopolitica che fa acqua da tutte le parti: «La posizione pro-Assad del Pakistan ha riaffermato l’importanza di Islamabad come arbitro nei conflitti in Medio Oriente. Tuttavia, la politica siriana parte del governo pakistano è accompagnata da molti rischi. Ci sono due ragioni principali per cui la gestione di Nawaz Sharif della crisi siriana potrebbe destabilizzare il Pakistan. Primo, il sostegno del Pakistan ad Assad potrebbe esacerbare le tensioni settarie tra sciiti e sunniti in Pakistan.  Secondo, l’alleanza di Sharif con Assad potrebbe portare l’Arabia Saudita a riequilibrare la sua politica estera in un modo da minacciare la stabilità interna e gli interessi vitali del Pakistan. Molti funzionari sauditi hanno visto nel rifiuto del Pakistan di contribuire con le sue truppe alla guerra aerea di Riyadh nello Yemen, pur sostenendo gli obiettivi dell’Iran in Siria, come un tradimento di un’alleanza di lunga data».

Il 23 dicembre il ministero della difesa israeliano si è affrettato a spiegare che la storia pubblicata da AWDnews.com  con il titolo “Israeli Defense Minister: If Pakistan send ground troops to Syria on any pretext, we will destroy this country with a nuclear attack”  è un falso diffuso da un noto sito di fake news.

In realtà Moshe Ya’alon è l’ex ministro della difesa israeliano e si è dimesso a maggio, ma questo non ha impedito al ministro della difesa pakistano di leggere “l’articolo” come una vera e propria minaccia di un attacco nucleare preventivo e di twittare per avvertire Israele che «Anche il Pakistan è uno stato nucleare»,  minacciando a sua volta lo Stato ebraico.

Il 25 dicembre   Asif ha finalmente chiuso una polemica tanto assurda quanto pericolosa asserendo che le armi nucleari pakistane hanno esclusivamente un fine di deterrenza per difendere la libertà del Paese e che il Pakistan vuole coesistere in Pace nella sue regione ed oltre. Cosa della quale l’India – altro Stato nucleare – non è assolutamente convinta.

In tutto questo casino diplomatico/nucleare creato dalla sua bufala, AWDnews.com  si è limitato a precisare o – solo nel testo non nel titolo – che Moshe Ya’alon è l’ex ministro della difesa israeliano.

L’episodio ha reso evidente cosa potrebbe provocare una fake news, magari sulla Corea del nord, l’Iran, la Cina o la Russia, ai tempi di Donald Trump, uno che di twitt spericolati se ne intende. I siti di bufale in occasioni come queste scherzano davvero con il fuoco solo per raccattare qualche clic e qualche dollaro in più, ma soprattutto per destabilizzare. Solo che questa volta il fuoco è nucleare e potrebbe arrostirci insieme a mezzo pianeta. Come spiega The Guardian, «Il Pakistan è diventato una potenza nucleare nel 1998. Israele ufficialmente non conferma né nega l’esistenza di un arsenale, ma il suo programma nucleare è un segreto di Pulcinella fin dagli anni ‘80».

Il teso scambio di avvertimenti nucleari  su Twitter tra i governi pakistano e israeliano è solo l’ultimo esempio degli effetti potenzialmente devastanti delle bufale, il più pericoloso dei quali è avvenuto i primi di dicembre a Washington DC, dove  un uomo armato ha fatto irruzione in una pizzeria armato di fucile, spinto dal sulla base dal “Pizzagate”,  una fake news virale – anche se ampiamente sfatata – che collegava l’ex candidata alla presidenza Usa Hillary Clinton e il capo della sua campagna elettorale, John Podesta, ad un giro di pedofili che avrebbero adescato bambini proprio fuori dalla Comet Ping Pong pizzeria.

L’assalto armato alla pizzeria ha portato a una serie di richieste di aumentare il controllo pubblico sulle  tech companies e sui social media perché informino più e meglio i lettori  sull’esitenza di storie  e pubblicazioni potenzialmente dubbie. Facebook ha risposto con uno strumento che identifica le fake news che viene implementato da organizzazioni terze che controllano la veridicità delle notizie. Gli sviluppatori hanno pubblicato due estensioni del browser per  flag fake news, che servono anche a scoprire se quello che si legge su Internet è satira oppure è pubblicato da siti fortemente settari.

Le tech companies hanno aderito alla campagna, promettendo di rimuovere o bloccare gli annunci di siti che promuovono bufale o articoli sensazionalistici. AppNexus, che gestisce un importante servizio di annunci digitali, ha vietato al sito di destra Breitbart di utilizzare i suoi servizi dopo che un “human audit” ha confermato che il sito promuove articoli fuorvianti, con linguaggio cifrato o palese, che abbonda di odio razziale e politico. Anche Google ha promesso di rimuovere gli annunci di siti di notizie false, ma non lo ha ancora fatto.

Le tech companies sono sempre più sotto pressione perché attuino delle modifiche per cercare di contrastare una tendenza alla diffusione di bufale e calunnie che è diventata un problema globale.

Dopo quello che è successo in Gran Bretagna in occasione della Brexit, con  la diffusione di fake news in maniera industriale, dopo le bufale delle elezioni presidenziali Usa twittate direttamente da Donald Trump (e forse dai suoi sostenitori russi), dopo il referendum costituzionale italiano dove le notizie false e le dichiarazioni di voto di defunti sono fioccate da entrambe le parti… ora è la politica tedesca ad essere nevosa per l’aumento di fake news, dell’hacking e della disinformazione di stampo razzista e per l’effetto he potrebbero avere sulle elezioni federali del prossimo autunno. Anche in  Francia in molti sono preoccupati per l’impatto che le bufale politiche e razziste potrebbero avere in primavera sull’elezione del nuovo presidente della Repubblica.