Burkina Faso, futuro sospeso tra repressione militare e transizione democratica

L’occidente contro il golpe, ma è poco credibile dopo aver appoggiato la dittatura

[3 novembre 2014]

Nella capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, è appena trascorsa una giornata tesissima, con i giovani rivoluzionari che hanno manifestato intorno alla radio-televisione pubblica e negli scontri con l’esercito è morta una persona. I militari reprimono le manifestazioni per le strade, ma intanto negoziano con l’opposizione e la società civile.

Oggi, durante un incontro con il corpo diplomatico, il nuovo uomo forte del Burkina Faso, il colonnello Isaac Zida, ha promesso una transizione «in un quadro costituzionale» ed ha spiegato che «Il potere esecutivo sarà esercitato da un organo di transizione in un quadro costituzionale. Quest’organo di transizione sarà diretto da una personalità designata consensualmente da tutti i protagonisti della vita azionale». Zida non ha però detto agli ambasciatori  come questo avverrà, ma ha sottolineato che i militari golpisti cercheranno di farlo nel minor tempo possibile.

Gli Usa avevano condannato «Il tentativo dell’esercito burkinabè di imporre la sua volontà al popolo» e chiesto ai golpisti di «Trasmettere immediatamente il potere alla autorità civili». Peccato che altrettanta sollecitudine non ci sia stata dopo il golpe contro Thomas Sakarà (ispirato da Francia Usa e varie dittature africane) e durante gli anni della dittatura e della falsa democrazia di Compaore.

L’Unione africana e la Communauté économique des États de l’Afrique de l’Ouest hanno minacciato sanzioni se l’ordine costituzionale, che prevede un interim del presidente del Parlamento –  odiato dai giovani rivoluzionari e scappato in Costa d’Avorio –  non verrà rispettato. Ma i militari hanno sciolto il Parlamento.

Ieri il nuovo uomo forte del Burkina Faso aveva incontrato gli ambasciatori di Francia ed Usa e il rappresentante dell’Ue e con il suo discorso di oggi sembrano in parte accolte e sollecitazioni dell’Unione europea che aveva avvertito i militari burkinabé: «Continuiamo a seguire gli avvenimenti in Burkina Faso con preoccupazione. In un momento cruciale per l’avvenire del Paese, ci appelliamo in particolare al senso di responsabilità di tutte le forze militari e dell’ordine perché assicurino sia la sicurezza della popolazione  che i diritti  fondamentali dei burkinabé, compresi quelli che manifestano pacificamente. Sosteniamo pienamente l’appello della missione congiunta  Unione Africana/Communauté des Etats de l’Afrique de l’Ouest/Nazioni Unite per un ritorno rapido al rispetto delle norme costituzionali. Ricordiamo la nostra adesione ad una transizione democratica pacata, condotta da autorità transitorie civili e che porti allo svolgimentop di elezioni democratiche, inclusive e trasparenti nel tempo più breve possibile. Un tale processo offrirebbe le migliori garanzie per rispondere alle legittime aspirazioni del popolo burkinabé, così come al mantenimento di relazioni internazionali normali del Paese ed il proseguimento degli importanti sforzi per lo svciluppo e la cooperazione in corso».

Il problema è che la credibilità dell’Unione europea (e della Francia e dell’Italia) tra i giovani rivoluzionari burkinabé sono a zero, visto il loro appoggio a Blaise Compaoré, un golpista assassino presentato ed accolto in Europa come un grande statista ed un fine negoziatore.

Quello che temono i manifestanti è che, dopo le dimissioni di Compaoré i militari lo abbino semplicemente sostituito con un suo amico,  Ma Francis Kpatindé,giornalista e conferenziere a Sciences-Po Paris,  non è del tutto convinto che il colonnello Zida sia eterodiretto da Compaoré costretto alla fuga dalla rivoluzione dei giovani ed ha detto a Radio France International: «Avrete notato che il movimento civico “Balai citoyen” e della gioventù sembrava sostenerlo. Davanti a lui, c’era  il generale Honore Traore, Capo di Stato Maggiore, generale dell’esercito,  che è uomo, nonostante tutto, vicino a Blaise Compaoré, è stato il suo primo aiutante di campo dopo l’assassinio di Thomas Sankara. Mantenere in qualche modo al potere  Traore sarebbe stato, agli occhi della popolazione, la perpetuazione del potere di Blaise Compaore. Non è più l’ora dei militari, anche se sono stati provvidenziali; è giunto il momento per una democrazia più aperta e le forze armate devono obbedire ai civili  e il Burkina Faso non può sfuggire a questa regola».

Ieri i giovani tornati in piazza scandivano il nome di Saran Sérémé, una donna a capo del Parti pour le développement et le changement e nota oppositrice del regime di Blaise Compaoré, chiedendo che fosse lei a dirigere il Paese durante la transizione democratica.

Intanto il coprifuoco è stato alleggerito e finisce alle 5 del mattino, mentre sono state riaperte le frontiere e le scuole. Non si sa niente invece dell’ex generale Kouamé Lougué che aveva subito appoggiato la rivoluzione e tentato di prendere il potere domenica con un discorso alla televisione pubblica RTB (non diffuso). La moglie dice che Lougué dopo è scomparso.