In ballo 12 miliardi di euro: lievita il costo degli aerei e i posti di lavoro garantiti sono in ribasso

Caccia F35, l’operazione va avanti: il Senato approva la mozione di maggioranza

Il governo, in deficit di credibilità internazionale col caso Ablyazov, per la sicurezza estera continua a puntare sui cacciabombardieri

[16 luglio 2013]

Dall’aula del Senato come previsto non è uscita nessuna buona nuova sugli F35. L’assemblea ha concluso l’esame delle mozioni sulla partecipazione dell’Italia al progetto dell’aereo F35, approvando la mozione di maggioranza (n. 107), che vede come primo firmatario  Zanda (Pd).

Nessuna modifica tra l’altro è stata introdotta al testo licenziato dalla Camera e quindi ora i due rami del Parlamento impegnano il Governo a dare impulso, a partire dal prossimo Consiglio europeo di dicembre, a concrete iniziative per la crescita della dimensione di difesa comune europea in una prospettiva condivisa di razionalizzazione della spesa; a rispettare quanto previsto dall’articolo 4 della legge n. 244 del 2012 al fine di garantire al Parlamento di esercitare le proprie prerogative; e, rispetto al programma F-35, a non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito.

Alla fine i sì sono stati 202, 55 i no e 15 gli astenuti. «Un paese moderno, industrializzato, parte di un consesso internazionale non può e non deve rinunciare a un sistema di difesa e non può contrapporre la spesa finalizzata a sostenerlo alle necessità del welfare o ad altre voci di bilancio dello Stato- ha dichiarato il senatore del Pd Nicola Latorre, presidente della commissione Difesa di palazzo Madama- La difesa ha un suo bilancio la cui dotazione rientra nel quadro della programmazione finanziaria e di spesa che già da qualche tempo prevede una riduzione e una razionalizzazione delle spese militari ben più consistente di quella prevista in altri settori e in altri paesi. Bisogna dunque verificare i costi definitivi del programma F35 per modulare ogni ulteriore decisione in base alle nostre disponibilità finanziarie e per cercare in questo tempo di ottenere una maggiore ricaduta in termini economici e di occupazione».

Il Senato ha invece respinto le mozioni di Sel e quella a prima firma del senatore Casson (Pd) con le quali si chiedeva di sospendere immediatamente la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo, di destinare le somme così risparmiate a investimenti pubblici per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, per l’apertura di sili nido, per interventi contro il rischio idrogeologico, di procedere ad una ridefinizione del modello di difesa italiano in una prospettiva europea. Respinta anche la mozione M5S, che impegnava il Governo ad abbandonare definitivamente il programma per la produzione e l’acquisto di cacciabombardieri, a favorire la riconversione dell’industria bellica, a ridefinire il modello di difesa in base al dettato costituzionale, a utilizzare le somme risparmiate per l’attribuzione del reddito di cittadinanza, a chiedere alla Nato l’immediata rimozione di qualsiasi ordigno nucleare sul territorio italiano.

Le parti quindi sono rimaste ognuna sulla loro posizione iniziale ,e anche l’intervento del ministro della difesa Mauro non è servito, a nostro avviso, a fare qualche passo in avanti.  Rimangono tutti, quindi, i dubbi sull’operazione F-35 Joint Strike Fighter a partire, se vogliamo tralasciare l’etica, da quelli di natura economica.

Lo stesso senatore La Torre chiede di verificare i costi (si parla di circa 12 miliardi di euro per l’operazione) e se questi, come pare, sono lievitati si comprano 90 aerei ad un prezzo superiore rispetto a quello previsto per 131 aerei (l’ipotesi iniziale), come sostiene l’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo.

Poi c’è la questione dei posti di lavoro, che saranno probabilmente un decimo di quelli annunciati almeno secondo i sindacati (si parla di circa 1500 posti, che certo non sono da buttar via in questo momento, ma non si può prescindere da un’analisi costi benefici); e infine c’è la questione dei “difettucci” degli aerei (che hanno fatto rinunciare all’acquisto diversi Paesi), che saranno anche “fisiologici”, come ha rilevato il ministro, ma non sono elemento da sottovalutare visto l’impegno di risorse e l’obiettivo prefisso.

Ribaltando il discorso del senatore La Torre, senza voler fare facile demagogia, la sicurezza di un Paese moderno, industrializzato, non si fa con qualche aereo in più o in meno, ma ad esempio acquisendo maggior credibilità internazionale che anche questo governo non pare contribuire ad incrementare (vedi le vicende degli ultimi giorni sul caso Ablyazov). Questi soldi andavano certo investiti nella difesa del Paese, ma sarebbe stato meglio in quella dal dissesto idrogeologico.