Capire il conflitto, costruire la pace

Un libro che offre strumenti per analizzare i conflitti in profondità, comprendendone la genesi, le dinamiche e il loro interagire con il contesto globale

[31 ottobre 2017]

Perché scoppiano continuamente guerre, sempre più violente e complesse? Perché non riusciamo ad affrontarle? È a questi interrogativi pressanti che vuole rispondere questo libro fornendo strumenti analitici e pratici per analizzare i conflitti in profondità. Parlare di conflitti e di pace è oggi più urgente che mai: nel 2016 solo dieci Paesi si potevano considerare in pace. Il 2017 volge al termine lasciandoci un mondo ancora più insicuro dei precedenti e nel quale la pace sembra sempre più lontana ed elusiva. Tuttavia, sebbene il mondo in cui viviamo non si possa certo considerare un mondo di pace, rimane forte il desiderio di pace da parte dell’opinione pubblica mondiale. Se, infatti, il nuovo millennio è stato scosso in profondità dagli eventi drammatici dell’11 settembre 2001 con il loro lascito di distruzione e di morte che ha irrimediabilmente segnato tutti noi, non va dimenticato che il 15 febbraio 2003 più di sette milioni di persone in oltre 300 città e 60 Paesi diversi sono scesi in strada per ribadire il loro rifiuto alla guerra in quella che viene considerata la più grande marcia per la pace nella storia.

Questo libro nasce dalla convinzione profonda, ribadita dagli scienziati che hanno stilato la Dichiarazione di Siviglia del 1986, che la guerra non è una necessità biologica e che la stessa specie che ha inventato la guerra può inventare la pace e deve costruirla ogni giorno. Tutti vogliamo vivere in un mondo di pace, eppure siamo testimoni dell’insorgere continuo di nuovi contrasti e dello scoppio di nuove guerre, sempre più violente e complesse. I conflitti violenti che permeano la nostra società sono la manifestazione sintomatica di nuovi assetti geopolitici mondiali, di modelli economici basati sullo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali, di un crescente malessere sociale, dovuto a marginalizzazione, alienazione, esclusione sociale e povertà, nonché di sistematiche violazioni dei diritti individuali e collettivi in nome della sicurezza e della stabilità. Questi conflitti allontanano l’uomo dalla sua natura profonda, una natura orientata alla pace. Potremmo dunque pensare che stiamo sbagliando qualcosa e che per qualche ragione non possiamo vivere in pace. Non è vero: la pace non solo è possibile ma è necessaria per la nostra stessa sopravvivenza.

L’essere umano ha bisogno di pace ma molto spesso non conosce gli strumenti per realizzarla fino ad arrivare, per assurdo, a fare la guerra per avere la pace e a trascinare di conseguenza l’umanità in una spirale di dolore e di morte dalla quale è difficile uscire. Il mezzo principale per evitare le guerre, secondo noi, è la conoscenza. Siamo, infatti, convinti che per costruire la pace sia necessario formare persone che capiscano i conflitti nella loro dinamica e nella loro complessità. A tale proposito sono necessari strumenti analitici e pratici che ci aiutino ad analizzare i conflitti in profondità, comprendendone la genesi, le dinamiche e il loro interagire con il contesto globale. Premessa fondamentale per costruire la pace è, infatti, de-costruire la guerra al fine di mostrarne la profonda irrazionalità. Questo testo è rivolto a quanti siano interessati a comprendere meglio la natura del mondo conflittuale in cui viviamo e a quanti vogliano cimentarsi alla costruzione della pace partendo da una comprensione profonda della guerra.

di Valentina Bartolucci e Giorgio Gallo, Università di Pisa