Cari maturandi, il Pil non è la misura di tutto: spiegatecelo voi

Quest'anno protagonista del saggio socio-economico è il Prodotto interno lordo: qual è il vero sviluppo?

[22 giugno 2016]

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Quest’anno mezzo milione della migliore gioventù italiana si è seduto ai banchi della “prova di maturità”, e per quelle ragazze e quei ragazzi che hanno scelto di concentrare la propria attenzione sul saggio in ambito socio-economico il titolo è stato “Crescita, sviluppo e progresso sociale. È il Pil la misura di tutto?”. Senza scomodare la retorica di Bob Kennedy, che già nel 1968 affermò in una celebre arringa «il Pil misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta», le innumerevoli crisi ambientali, sociali ed anche economiche dei nostri tempi dovrebbero suggerire l’importanza di rivedere il concetto di benessere. La misura rimane invece ancora del tutto ancorata a quella del Prodotto interno lordo.

Scherzando con gli studenti alla vigilia della prima prova di maturità, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha indicato nel colore «verde» l’indizio sulle tracce scelte per la maturità, alludendo probabilmente all’economia verde. Un tema sul quale proprio l’attuale governo precipita tra i rimandati a settembre.

Oggettivamente, il Pil rimane ancora oggi un indicatore economico importante ma, scelto come unica bussola dello sviluppo umano ha già ampiamente mostrato tutti i suoi limiti. Esempi virtuosi per provare a sostituirlo o quanto meno affiancarlo non mancano, anche in Italia con il noto Bes – un indice complesso che misura il Benessere equo e sostenibile. Tuttavia tutti questi esempi sono ancora circoscritti alla dimensione dell’esperimento, non di più.

«Di quanto capitale naturale non rinnovabile abbiamo bisogno per ottenere l’attuale livello del Pil? Non lo sappiamo – è tornato a spiegare recentemente l’economista Jean-Paul Fitoussi – perché non abbiamo una metrica accettata da tutti per misurare il capitale naturale. Se diminuiamo il capitale naturale, diminuiamo il benessere. Gli istituti nazionali di statistica – esorta l’economista – misurino i fenomeni importanti di cui abbiamo bisogno per avere una buona politica».

In Italia come altrove, evidentemente ancora non riusciamo a capirlo: ragazze e ragazzi, per il bene di tutti, provate a spiegarcelo voi.

L. A.