Sinistra, c’è un comune terreno green da coltivare nella proposta Tsipras?

[11 febbraio 2014]

La proverbiale litigiosità della sinistra italiana, o di quel che ne rimane, è tale che potrebbe dar vita a una nuova specie politica. La sua caratteristica principale è quella di moltiplicarsi per divisioni, l’orizzonte a lungo termine – ahinoi – l’insignificanza. Si tratta di un processo che tipicamente si muove per scartamenti politici a destra, progressivi e apparentemente incomprensibili, che sarebbero pure biologicamente interessanti se non avessero prodotto nel tempo lo sbiadire di una rappresentanza politica solida per i cittadini. Buona parte di quell’elettorato che un tempo si sarebbe detto di sinistra si trova oggi spiazzato e guarda con sbigottimento alla venuta dell’ennesimo vaccino, etichettato AT: Alexis Tsipras.

Sarà lo stupore di veder arrivare stavolta il Papa straniero addirittura da oltreconfine, pur dalla sorella Grecia, ma la reazione politica italiana è al momento atipica. Addirittura promettente, provando come sempre ad osservare il bicchiere mezzo pieno. Prima Pippo Civati sul suo blog, poi Stefano Fassina oggi sulle pagine del Manifesto con l’articolo Noi e Tsipras, i punti in comune non condannano la proposta di Tsipras, né paventano secessioni. Effetti collaterali, dunque, assai originali.

Il “dissidente” Fassina, ad esempio, chiarisce subito di sostenere «come tutto il Pd e tutte le forze raccolte nel Partito dei socialisti europei, la candidatura dì Martin Schultz alla presidenza della Commissione europea». Tuttavia, incalza subito dopo, «va riconosciuta la potenzialità racchiusa dall’iniziativa pro-Tsipras per dare vigore politico a un’alternativa europeista per lo sviluppo sostenibile, la dignità della persona che lavora e la rianimazione della democrazia. Va anche riconosciuto però che, senza il riposizionamento culturale, politico e programmatico del Pse, “l’altra Europa” rimane un miraggio».

Un’apertura del genere è particolarmente significativa in quanto le elezioni europee si avvicinano sempre più, ma i programmi politici per affrontarli non sono ancora altrettanto definiti. Tsipras rappresenta coloro che pongono il problema delle crescenti disuguaglianze sociali in cima alla lista delle priorità, insieme alla lotta contro l’austerità senza quartiere ancora imperante in Europa. Ma i punti portati in campo dal leader greco non riguardano “soltanto” questioni sociali. La seconda delle priorità politiche promosse è infatti «mettere in moto la trasformazione ecologica della produzione. La crisi non è solo economica. È anche ecologica, nel senso che riflette un paradigma economico insostenibile in Europa. Di conseguenza – scrive Tsipras – abbiamo bisogno di una simultanea trasformazione economica ed ecologica delle società europee per emergere dalla crisi e creare una solida base per lo sviluppo con giustizia sociale, impiego stabile e decente e una migliore qualità di vita per tutti».

Su questo versante, cruciale per un reale progresso europeo, è possibile trovare numerosi punti di saldatura non soltanto con quella parte del Pd o di Sel da sempre attenta alle questioni ambientali, ma anche con altre realtà che si impegnano a portare in Europa il progetto di un Green New Deal: primi tra tutti il Partito verde europeo e il nostrano movimento politico Green Italia.

Fassina chiede oggi ai promotori della Lista per Tsipras un incontro: «Vi sono – scrive – le condizioni per costruire, sulla base di punti condivisi, un Manifesto per un’altra Europa». Di manifesti ne sono stati ad oggi scritti fin troppi (e senza esiti), ma una comunanza d’intenti per un’Europa sostenibile (non solo ambientalmente, ma anche socialmente ed economicamente) sarebbe una boccata d’ossigeno per tutta l’Unione. Prima delle belle facce, è fondamentale che alle elezioni vincano le buone idee.