C’era un cinese a Prato. Una ricerca infrange molti stereotipi sulla comunità

[4 ottobre 2013]

Una ricerca sulla presenza cinese nel territorio di Prato, coordinata da tre studiosi dell’Università di Siena (Fabio Berti, Valentina Pedone e Andrea Valzania) per conto dell’Osservatorio Sociale Regionale, ha scardinato molto luoghi comuni. Lo studio, dal titolo “Vendere e comprare. Processi di mobilità sociale dei cinesi a Prato”, che è stato presentato nell’ambito del convegno “Fortunatamente vendo ai cinesi”, ha analizzato le trasformazioni sociali in atto nella comunità cinese prendendo come punti di osservazione i consumi ed il commercio al dettaglio. Il risultato è un quadro completamente nuovo e per certi versi inaspettato rispetto agli stereotipi che finora hanno prevalso nel descrivere questa comunità.  «Accanto alle indiscutibili doti imprenditoriali, i cinesi di Prato e dintorni col tempo hanno sviluppato un’ottima propensione ai consumi, producendo ricadute non indifferenti sull’intero tessuto economico locale» hanno spiegato i ricercatori.

Per quanto riguarda i dati sui flussi migratori, i ‘nuovi’ cinesi arrivano soprattutto dal Fujian e dalla Manciuria (più poveri e con meno reti sociali), mentre diminuisce il tradizionale flusso dal Zhejiang. Per ciò che attiene le attività produttive lo studio evidenzia come queste siano diversificate: malgrado il manifatturiero continui ad essere prevalente, si assiste ad una sorta di terziarizzazione caratterizzata dallo sviluppo di una serie di attività commerciali differenziate e variegate (ristorazione, servizi, commercio). Crescono i negozi al dettaglio, sia per via della crisi ma anche della voglia di differenziare attività produttive e lavorative.

Il dato più interessante riguarda i consumi: la ricerca mette in luce come i cinesi si siano trasformati progressivamente in formidabili consumatori locali, tanto che in alcuni campi merceologici sono i migliori, se non addirittura, i soli clienti. «L’immagine legata ai cinesi intenti soltanto a inviare rimesse in patria è ormai superata ed il commercio locale ne trae beneficio, modificando strategie di marketing e introducendo novità merceologiche per incentivarne gli acquisti e venire incontro ai loro gusti-hanno sottolineato i ricercatori- Questo si traduce anche in un maggior interscambio culturale e conoscenza con la popolazione autoctona.

I più ricchi acquistano gioielli, vino pregiato e beni da regalare al loro ritorno in patria per differenziarsi dai più poveri i quali, tuttavia, cercano comunque di emularli. Il consumo tende così a divenire anche per i cinesi simbolo di status o, più in generale, modello a cui tendere: comunicare all’esterno (soprattutto da parte delle giovani generazioni) una condizione sociale ed economica agiata, il “successo” del progetto migratorio, l’appartenenza ad una comunità di consumatori globali».

Lo studio, che ha fornito lo spunto di partenza per l’incontro che si è tenuto oggi a Prato organizzato nell’ambito del “Progetto Prato” della Regione Toscana in collaborazione con la Camera di Commercio, l’Osservatorio Sociale Regionale ed il Pin, Polo Universitario Città di Prato, fornisce elementi importanti per una rinnovata e “più alta” integrazione della comunità cinese a Prato, che ormai giunta alla terza generazione di presenze, fornisce un buon apporto al tessuto economico e culturale del territorio.