Pessima audizione a Bruxelles. «Oggi non prendo nessun impegno»

Il nuovo commissario Ue all’Ambiente Karmenu Vella ha già contro l’Europarlamento

Imbarazzo in aula quando ha ammesso di non conoscere bene alcuni dossier dei quali dovrà occuparsi

[1 ottobre 2014]

Jean-Claude Juncker ha proposto Karmenu Vella come commissario all’Ambiente, agli affari marittimi e alla pesca, ma l’audizione del laburista maltese al Parlamento europeo non ha convinto gli eurodeputati. Vella, già criticato per i suoi forti interessi in affari immobiliari che non hanno certo un’impronta ambientalista, ha detto: «Oggi non prendo nessun impegno, non perché abbia ricevuto degli ordini dall’alto, ma semplicemente perché dobbiamo fare il punto sullo stato della legislazione europea e della sua essa in opera». Non male per un ex ministro ai Lavori pubblici, all’industria e al turismo, a meno che “fare il punto” non voglia dire – come temono in molti – rimettere tutta la politica ambientale dell’Ue in discussione.

Già la decisione di fondere le politiche ambientali con gli affari marittimi e la pesca aveva suscitato una viva opposizione prima delle audizioni dei candidati a commissario Ue, ma l’opaca performance di Vella ha acuito ancora le preoccupazioni, anche perché la nuova direzione generale sarà vigilata direttamente dal finlandese Jyrki Katainen, un falco a favore dell’austerità, già vice-presidente della commissione e responsabile per il Lavoro, crescita, investimenti e competitività, e che non ha certo la fama di ambientalista.

Non solo gli  eurodeputati Verdi, ma anche lo stesso presidente del Parlamento europeo Martin Schulz (che appartiene allo stesso gruppo di Vella) hanno espresso tutti i loro dubbi sulla struttura della nuova Commissione Juncker, che rischia di marginalizzare l’ambiente nelle politiche europee.

Perfino Alain Cadec, del Partito popolare europeo e presidente della commissione Pesca,  ha consigliato a  Vella di essere più concreto nelle sue risposte agli eurodeputati, ma il commissario maltese si è limitato a dare risposte generiche al questionario scritto che ha consegnato ai deputati poco prima dell’audizione. Il commissario europeo in pectore si è limitato a fare vaghe dichiarazioni e ha detto che l’unificazione dei portafogli ambiente e marittimo «è stata una cosa del tutto naturale», una banalità. «La crescita blu e verde rappresentano due facce della stessa medaglia. In effetti l’acqua ricopre il 70% del pianeta, mentre la terra rappresenta solo il 30%. Le politiche ambientali e marittime si rafforzano mutualmente e in nessun caso bisogna uno dei due settori deve essere privilegiato a detrimento dell’altro».

A Vella è stato chiesto perché nella sua lettera di missione siano assenti le tematiche dello sviluppo sostenibile, e ha risposto che «lo sviluppo sostenibile è iscritto nei trattati europei. Per questa ragione la crescita sostenibile riguarda tutti i dipartimenti della Commissione, che devono quindi integrare questo aspetto nel loro lavoro».

Parole che hanno il sapore delle dichiarazioni di facciata; Vella ha convinto ancora meno quando ha respinto con fastidio i timori che ci siano conflitti di interesse tra l’ambiente con la fusione di ambiente e affari marittimi: «Se gli specialisti delle questioni ambientali iscriveranno il tonno rosso sulla lista delle specie protette – ha detto – allora il settore della pesca non avrà niente da dire. Ci sono poche chances che ci sia un conflitto in questo settore perché esistono delle quote che sono determinate sulla base di ricerche scientifiche. Nessuna manovra politica potrà velocemente essere a vantaggio della pesca», sorvolando sul fatto che proprio le pressioni politiche hanno pesantemente condizionato le scelte Ue per la pesca.

Non è mancato l’imbarazzo quando l’ex ministro maltese ha ammesso di non conoscere  bene alcuni dossier dei quali dovrà occuparsi come commissario europeo, come quello sui test sugli animali riguardanti i prodotti domestici. Su altri punti importanti, come il divieto dei neonicotinoidi sospettati di causare la strage delle api o la risoluzione del Parlamento europeo sull’utilizzo del cianuro nelle miniere d’oro, o la possibilità di unificare le Direttive Habitat e Uccelli, Vella ha detto che prima di avviare nuove iniziative,  preferisce aspettare e studiare i risultati delle valutazioni in corso sulla legislazione Ue in vigore.

Stessa sospetta “prudenza” per il mix energetico, sul quale dovrebbero decidere i singoli Stati,  e soprattutto molti eurodeputati non hanno gradito quando Vella ha detto che «se alcuni conducono studi sul gas di scisto, sarebbe interessante vedere quel che ne esce, prima che l’Ue sottoponga un progetto legislativo». Insomma, un fan nemmeno tanto nascosto del fracking.

Nell’insieme questo deludente candidato ha insistito sulla necessità di applicare le leggi già esistenti e di fare in modo che gli Stati membri si conformino alla legislazione europea, ma «grazie a discussioni caso per caso». Un bel problema, visto che solo nel 2013 l’Ue ha sfornato più di 300 procedure di infrazione alle direttive ambientali e che la piccola Malta in materia è una delle peggiori della classe.

Secondo Giovanni La Via, del Nuovo Centro-Destra e presidente della commissione Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare del Parlamento europeo, «le questioni legate all’ecologia non sembrano far parte delle priorità della Commissione Juncker», e per questo i coordinatori dei cinque grandi gruppi di eurodeputati (PPE, S&D, ADLE, GUE/GVN e Verdi/ALE) hanno scritto a Schulz. Della lettera è entrato in possesso  EurActiv, che scrive: «Gli eurodeputati puntano il dito sul fatto che la questione essenziale e trasversale dello sviluppo sostenibile non sia integrata nel portafoglio di Jyrki Katainen (…) Questo significa  che il vicepresidente Katainen non si è visto chiedere né di integrarla né di tenerne conto [della questione ambientale], mentre è il responsabile del pilotaggio, del coordinamento e della forza propositiva del team nei settori legati al lavoro, alla crescita, all’investimento e alla competitività»

Juncker respinge le critiche  e ribatte: «Rafforzare la parte delle energie rinnovabili nel mix energetico non riguarda solo le politiche di lotta al cambiamento climatico. E’ allo stesso tempo una politica industriale essenziale se l’Europa vuole avere sempre un’energia sia sostenibile che competitiva». Un’affermazione che potrebbe essere addirittura positiva se, dato il contesto, non suonasse come una scusante.

Ma il tentativo di Vella di smorzare le tensioni durante l’audizione al Parlamento europeo è stato goffo e gli eurodeputati gli hanno ricordato che il commissario in pectore non ha nemmeno menzionato  il programma di azione per l’ambiente che dovrebbe entrare in vigore nel gennaio, imponendo obiettivi obbligatori per le politiche ambientali entro il 2020. In una risposta scritta Vella ribatte che «proteggere l’ambiente e garantire la nostra competitività vanno di pari passo e permetteranno di rendere la crescita e gli investimenti più sostenibili in futuro di quanto lo siano stati nel passato. In questo contesto, il programma di azione per l’ambiente per il  2020 (7° PAE) fornisce un quadro adatto e fissa un piano di azione in vista di realizzare una economia verde ed inclusiva, proteggendo allo stesso tempo il nostro capitale naturale e la salute dei nostri cittadini».

Peccato che Vella se ne fosse scordato durante la sua deludente audizione; speriamo non soffra di amnesia anche come commissario europeo.