Cooperazione sostenibile: anche nel caos egiziano si può

[23 gennaio 2014]

Nell’Egitto post-post rivoluzionario, mentre le città sono teatro di rivolta e di scontri tra i sostenitori del presidente deposto, Morsi, rappresentante dei Fratelli Musulmani e i laici liberali rappresentati dall’Esercito al governo, le campagne sono sostanzialmente lasciate a se stesse. Lontane anni luce dal fulcro delle rivolte e anche dagli interessi dei vari governi, regimi o di transizione che fossero, che si sono succeduti negli ultimi anni. E lo si vede arrivando a El Fayoum, zona rurale nei dintorni del Cairo, dove Cospe ha avviato recentemente un progetto di supporto ai piccoli agricoltori con l’introduzione di formazione  su nuove tecniche e buone pratiche per  migliorare le tecniche  agricole e innalzare il reddito familiare.

Qui infatti le terre sono frazionate in moltissimi appezzamenti ( il 90% degli agricoltori sono piccoli proprietari terrieri) e coltivate con tecniche arcaiche, con forte uso di pesticidi chimici e dispersione di acqua per l’irrigazione. I terreni hanno scarsa redditività e le  famiglie  di conseguenza hanno  redditi molto bassi e scarsa capacità di commerciare i propri prodotti. In Egitto l’agricoltura è infatti fondamentalmente di sussistenza e si coltivano principalmente mais, erbe aromatiche e orticole. Molti prodotti basici,  come il grano, arrivano dalla Russia.  Il Ministero dell’agricoltura è un grande pachiderma ben lontano dalla realtà dei contadini egiziani, che rimangono senza formazione, senza informazioni, senza associazioni di base che li rappresentano e con scarso accesso al credito bancario. Nessun miglioramento è stato fatto negli ultimi anni e anzi, dopo la Rivoluzione, senza più alcun controllo da parte dello stato, molte persone hanno cominciato a comprare e costruire su terreni agricoli innalzandone il valore di mercato e viziandone la compravendita.

Il rischio è che si perdano molti ettari coltivabili o che i piccoli agricoltori (spesso proprietari ma anche in affitto) non possano più permettersi la terra. Una situazione difficile che influisce sulla già disastrata economia del Paese in questo momento, e soprattutto sulla vita quotidiana di decine di migliaia di persone che vivono nelle zone rurali dell’Egitto.

Il progetto “small farmers” di Cospe, che coinvolge 2000 piccoli agricoltori e le loro famiglie di quattro villaggi di El Fayoum , è un piccolo intervento che però può costituire un’azione pilota e soprattutto un cambiamento reale per alcune comunità  che avranno a disposizione: unità di compost, nuovi strumenti per arare, cisterne d’acqua e una formazione costante  su ambiente, igiene, commercializzazione e infine sul Codex, una certificazione  nazionale sulla qualità del cibo. Piccole rivoluzioni.

Cospe www.cospe.org