Intervista a Ndiakhate Fall

Cooperazione sostenibile. «Sono i piccoli produttori che garantiranno il progresso (sostenibile) in Senegal»

[22 luglio 2014]

Con un punto di vista sicuramente unico, Ndiakhate Fall (Nella foto), rappresentante del Consiglio nazionale di concertazione e cooperazione rurale senegalese, nonché de la via campesina Africa, si è seduto al tavolo dei relatori del convegno “Feeding the planet trought democracy and diversity”, tenutosi il 14 Luglio a Firenze. Organizzato da CONCORD Italia, coordinamento delle ong europee di cui COSPE fa parte, il convegno ha visto la partecipazione di diversi attori della società internazionale. Con Fall abbiamo parlato di agrobusiness, water grabbing e  land grabbing.

Qual è la situazione in Senegal riguardo a questi due fenomeni? 

«In Senegal esiste un serio problema riguardo alle risorse idriche, al loro accesso e alla loro gestione. L’acqua viene utilizzata sia come fonte di sostentamento umana ed animale sia per uso di produzione industriale, quindi le conseguenze del suo cattivo utilizzo si ripercuotono su più versanti. Inoltre il Senegal dipende fortemente dalle acque piovane, non è un territorio ricco, esiste un unico lago che alimenta la capitale e le altre principali città. Spesso c’è scarsità, per esempio nel mese di aprile siamo rimasti circa 15 giorni senza acqua. Le popolazioni contadine dipendono totalmente dalla distribuzione delle città, si arriva a pompare acqua anche a 450 metri di profondità, compromettendo il patrimonio naturale. Oltre alla scarsità, c’è un problema di infrastrutture, anche se ci fosse acqua a sufficienza non si potrebbe reperire. Ma il problema fondamentale è l’accaparramento delle terre da parte delle multinazionali estere, che comprano le terre e  i bacini idrici sotterranei che vi si trovano. Sarà la fine dei piccoli produttori che non riescono a competere e che non avranno, nel tempo di poco, la possibilità di accedere all’acqua. L’unico ideale che viene fatto valere è quello che la globalizzazione ci impone, quello della produzione economica incessabile, il guadagno a discapito delle risorse naturali».

Quali sono le azioni che intraprendente per costruire un futuro diverso in Senegal?

«Le nostre azioni sono soprattutto in vista delle nuove generazioni, per permettere loro di avere diritto all’acqua e attualmente questo diritto non è scontato. Purtroppo non abbiamo ancora raggiunto gli obiettivi che ci siamo prefissati. Per “sconfiggere” il land grabbing, l’intensificazione industriale, dobbiamo lavorare molto sul consenso popolare. Sono i piccoli contadini ad essere il futuro del Paese, ma spesso questi ultimi accettano passivamente la presenza delle multinazionali. Ultimamente però si sta sviluppando una volontà politica più incisiva che porta avanti un modello agricolo basato su un’impostazione micro e sull’agricoltura familiare, unica alternativa che ci sentiamo di sostenere e promuovere».

Cospe