Debutta la task-force del governo per l’industria, ma la partenza è deludente

All’Italia serve un focus sulla manifattura, ma in tutto questo l’Ambiente è tagliato fuori

[3 settembre 2014]

Non può darsi alcuna svolta alla nostra economia senza una politica industriale vera che rilanci la manifattura nel nostro Paese, e men che meno la svolta potrà essere sostenibile (ambientalmente e  socialmente) senza l’ecologia come pietra angolare della suddetta politica. Quindi che il governo abbia riunito ieri per la prima volta una task-force dedicata proprio alla politica industriale – o Industrial compact che dir si voglia – sotto l’egida del ministero dello Sviluppo economico di concerto con quello dell’Economia, non è affatto un’idea malsana. Lo è, dal nostro punto di vista, che al gruppo di lavoro (coordinato dal capo della segreteria tecnica dello Sviluppo Stefano Firpo, cui partecipano anche il capo segreteria del ministero dell’Economia, Fabrizio Pagani, l’ad di Roland Berger Italia Roberto Crapelli ed esperti di politica economica e strategie industriali) non partecipi il ministero dell’Ambiente.

Non c’è attività umana, e figurarsi industrial manifatturiera, che non abbia bisogno di energia e materie prime, e che non abbia un impatto sul territorio. Ma, come conferma indirettamente oggi il quotidiano di Confindustria, la questione arriva, se va bene, dopo le altre e non si è sentito affatto il bisogno di coinvolgere il ministero “competente”. Quello, appunto, dell’Ambiente.

Si dice che questa prima riunione sia servita per fissare le priorità, e che i risultati del lavoro della task-force verranno possibilmente portati al Consiglio europeo per la competitività in programma a Bruxelles all’inizio di dicembre. Ma quali sono le priorità?

Sul Sole 24 Ore si legge di «iniziative mirate per l’aggregazione delle Pmi e il rafforzamento delle filiere produttive, allo scopo di accrescere il numero di aziende che per massa critica sono in grado di sviluppare processi di innovazione ed internazionalizzazione. L’implementazione del piano per il made in Italy tratteggiato nel decreto sblocca Italia è un altro punto chiave. Un impegno a parte dovrebbe essere dedicato all’innovazione industriale, sulla quale si concentrano le maggiori attese del mondo imprenditoriale e i ritardi più evidenti delle politiche di attuazione. Risale addirittura al decreto Destinazione Italia (dicembre 2013) il credito d’imposta per gli investimenti incrementali rimasto misteriosamente incagliato in complicazioni di copertura (600 milioni in un biennio). Solo adesso, invece, è stato sbloccato il credito d’imposta sulle assunzioni di personale altamente qualificato (in questo caso la norma risale addirittura al primo decreto crescita di Monti)».

E poi? «Dal 30 settembre, poi, sarà possibile presentare le domande per le agevolazioni del Fondo per la crescita sostenibile dirette a sostenere progetti di R&S nell’ambito del programma Ue “Horizon 2020” (a disposizione 300 milioni)». Se è tutto qui a noi pare che sia piuttosto scarsa come politica industriale; e d’altronde finora sull’economia ecologica questo governo ne ha dette di ogni sia nel bene, sia nel male (come nel caso dell’apertura di Renzi allo shale gas…).

Attendiamo quindi i prossimi appuntamenti piuttosto preoccupati e segnalando, per l’ennesima volta, che l’Europa indica ben altro. Proprio oggi sul Corriere della Sera sotto il titolo “L’Europa ritrova l’ambizione industriale”  il commissario europeo per l’Industria e l’Imprenditoria scrive in riferimento alle «raccomandazioni sulle cose da fare per realizzare una credibile politica industriale a livello nazionale: identificare e sostenere quei settori dell’industria in grado di contribuire più direttamente alla crescita, investire nelle tecnologie del futuro, sostenere i processi di integrazione e di capitalizzazione delle imprese».

E quali sono quelle sulle quali agisce e intende ancora agire? «L’Unione sta cercando di definire una strategia che affianchi l’azione degli Stati membri con l’obiettivo di sostenere e rafforzare il tessuto industriale europeo. Stiamo lavorando per facilitare l’accesso al credito, per ridurre i costi dell’energia e facilitare l’accesso alle materie prime […] E abbiamo identificato alcuni settori strategici di intervento ad alto impatto — tra cui le tecnologie abilitanti fondamentali, i veicoli verdi, la bio-economia, l’efficienza energetica e le reti intelligenti — su cui stiamo concentrando l’utilizzo di fondi europei (sia quelli provenienti dal nuovo Programma Orizzonte 2020, sia quelli che si renderanno disponibili grazie alla nuova programmazione dei fondi regionali 2014-2020)». Ogni ulteriore commento ci pare superfluo.