Dialoghi sull’uomo a Pistoia, per un’ecologia dei beni comuni

[23 aprile 2014]

Torna a Pistoia Dialoghi sull’uomo, festival di antropologia del contemporaneo, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto da Giulia Cogoli, dopo il successo ottenuto nella scorsa edizione, con oltre 15.000 presenze (www.dialoghisulluomo.it).

In programma tre giornate con 22 appuntamenti nel centro storico di Pistoia: incontri, dialoghi, letture, spettacoli e proiezioni proposti con un linguaggio accessibile a tutti e rivolti a un pubblico interessato all’approfondimento culturale e alla ricerca di nuovi strumenti e stimoli per comprendere la realtà di oggi.

La quinta edizione dei Dialoghi che si terrà a Pistoia da venerdì 23 a domenica 25 maggio è dedicata al tema Condividere il mondo. Per un’ecologia dei beni comuni”, argomento di grande interesse antropologico e di fortissima attualità in un momento in cui la crisi economica e di valori impone a tutti un ripensamento del nostro vivere in comune.

«Sono in molti a pensare che il 2014 sia l’anno della condivisione» spiega Giulia Cogoli, direttrice dei Dialoghi «Economisti e sociologi fanno appello alla condivisione come ultima possibilità per superare la crisi e le emergenze e guardare con fiducia al futuro. Lo sharing – come la rete ci ha insegnato a chiamare la condivisione – ormai fa parte della nostra vita quotidiana, da forme evolute e sofisticate a pratiche spontanee. Perché, un po’ per necessità e un po’ per virtù, il “condividere” torna a essere una scelta e un’idea molto diffusa, dopo decenni di idealizzazione del consumo e del possesso individuale».

«Anche quest’anno i Dialoghi sull’uomo di Pistoia aprono a fine maggio la stagione dei festival culturali, che sono una positiva peculiarità italiana che ha resistito ai morsi della crisi. Non abbiamo dubbi nel mantenere ferma la volontà della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia per un’iniziativa che la stessa ha voluto e che ha raccolto grande consenso di pubblico e grande attenzione fra gli operatori culturali» dichiara Ivano Paci, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

«Con questa edizione dei Dialoghi, da Pistoia, torniamo a ribadire quanto urgente sia la questione dei beni comuni, per affrontare le contraddizioni e le inquietudini del nostro presente, con lo sguardo, sempre più necessario, del futuro» afferma Samuele Bertinelli, Sindaco di Pistoia.

Gli incontri

L’edizione 2014 si apre con la lezione inaugurale del giurista Stefano Rodotà, “Beni comuni: la ragionevole follia”, che affronta il tema di come si sia progressivamente diffusa la consapevolezza della necessità di andare oltre lo schema della proprietà privata o pubblica, creando condizioni nuove perché le persone possano avere accesso a determinati beni, ovvero quelli indispensabili per rendere concreti i loro diritti. Viene così definito un nuovo rapporto tra mondo delle persone e mondo dei beni.

Il neuroscienziato ed etologo Enrico Alleva analizza “La competizione e la cooperazione nel regno animale” e le strategie utilizzate per l’adattamento biologico e per la sopravvivenza individuale fin dalle prime forme di vita: gli insetti, gli uccelli, i pesci, sino alle scimmie (primati non umani) cosa possono insegnarci su condivisione e convivenza?

Nell’incontro “La condivisione non è un dono!” gli antropologi Adriano Favole e Matteo Aria riflettono sulla condivisione come nuova categoria antropologica, una terza via rispetto al dualismo dono e mercato. Pratica nascosta e poco analizzata negli studi antropologici, la condivisione appare tuttavia costitutiva dell’umanità e di tanti aspetti della contemporaneità. “Fare” insieme, “consumare” insieme, contrapporsi alle visioni incentrate sull’individualismo possessivo, sulla competizione e sul conflitto sono le caratteristiche principali del condividere.

Con quale diritto l’uomo abita la terra e sfrutta i suoi doni in maniera esclusiva, come popolo, impresa industriale o individuo? L’essere stati più favoriti dal caso, a seconda della zona del Pianeta che si abita, autorizza la disponibilità totale delle risorse? Oppure, tolto il frutto del proprio lavoro, tutto il resto costituisce una forma di appropriazione indebita e andrebbe ridistribuita? Il filosofo Remo Bodei dà risposte a questi interrogativi nell’appuntamento “Un mondo condiviso, un’utopia?”.

Dopo cinque secoli in cui il paesaggio italiano è stato descritto come risultato di una virtuosa “addomesticazione” della natura, si è passati ad approcci scientifici e a politiche pubbliche che cercano di riportare il paesaggio ad una originaria naturalità. Quale indirizzo è il più giusto per il paesaggio italiano, bene comune per cui siamo conosciuti in tutto il mondo? Ne discute Mauro Agnoletti, uno dei massimi esperti di paesaggio in Europa, in “Cultura, ambiente, globalizzazione: il caso del paesaggio italiano”.

L’antropologo Marco Aime nell’incontro “Troppa condivisione in famiglia non aiuta a crescere” legge in modo nuovo il rapporto tra genitori e figli: si assiste a una sempre maggiore condivisione, complicità e somiglianza tra le generazioni. Si condivide di più, ma con quali conseguenze? Il rischio è una sempre minore indipendenza dei giovani, venendo meno i riti di passaggio, momenti fondamentali di tutte le società: tutto è condiviso e tutti sono eternamente giovani.

Il giurista Ugo Mattei pone una domanda fondamentale: “Quale diritto per la condivisione dei beni comuni?”. La sua conclusione è che i beni comuni non sono una merce declinabile in chiave di avere, ma una pratica politica e specialmente culturale che permette di creare un orizzonte dell’esistere insieme.

Quali sono le forze che tengono insieme una società? Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky parla de “La cultura come terzo pilastro della vita sociale”. Delle tre forze coesive di una società – l’economia, la politica e la cultura – quest’ultima rappresenta infatti l’elemento senza il quale la vita degli individui scadrebbe in un economicismo egoistico e sopraffattore, oppure nella soggezione alla forza bruta del potere politico.

Anche se fosse possibile colonizzare galassie e trasferire il genere umano prima che la terra diventi inabitabile, o fabbricare l’umanoide in grado di prosperare in un ambiente degradato, tutto ciò sarebbe forse ragionevole? È l’interrogativo posto dall’economista e filosofo francese Serge Latouche, che sottolinea come per costruire un futuro umano sia necessario “Ritrovare il senso della misura e scongiurare la mancanza di limiti”.

Informazioni e programma e acquisto biglietti: www.dialoghisulluomo.it