Congresso del Simit: «Sarebbe capace di infettare diverse specie, dagli animali all’uomo»

Dieci anni dopo la Sars, arriva la Mers: 60 i morti

[29 ottobre 2013]

Dieci anni dopo, la “Sars”, dal Medio Oriente arriva la “Mers” e sono già diversi i morti e decine i casi accertati. Il dato emerge a Milano dove è in corso il XII congresso nazionale della Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit) al quale partecipano oltre 800 gli specialisti infettivologi. Nell’occasione Orlando Armignacco, presidente nazionale della Simit, ha sottolineato che  «Il nostro obiettivo è quello di comunicare al pubblico e ai nostri soci le novità nel campo della diagnostica e della terapia delle patologie infettive, con uno sguardo ancora più ampio verso la multidisciplinarietà della conoscenza. Parleremo dei nuovi farmaci per l’infezione da virus dell’epatite C. Stiamo vivendo attualmente lo stesso progresso che abbiamo vissuto 20 anni fa con l’Hiv, e siamo fiduciosi di poter rendere questa malattia del tutto curabile  A proposito di Hiv, occorre ribadire l’importanza del test: sono in aumento le persone che scoprono, a volte troppo tardi, di avere l’infezione».

Ma il congresso si sta occupando anche di un’altra emergenza: «A dieci anni dalla “sindrome respiratoria acuta grave”, studiata da Carlo Urbani, oggi  va diffondendosi una nuova minaccia dal Medio Oriente: in pochi mesi 139 i casi registrati, 60 i morti».

Infatti nei primi mesi del 2003 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lanciò un allarme globale per la cosiddetta Sars (Severe acute respiratory syndrome), causata da un nuovo coronavirus. Alla Simit ricordano che «Il focolaio iniziale di polmonite atipica si concentrò nella provincia della Cina meridionale del Guangdong.  Attraverso gli spostamenti aerei l’epidemia si è in seguito diffusa in tutto il mondo. L’impegno di Carlo Urbani, morto il 29 marzo di quell’anno, e della comunità scientifica internazionale nel coordinare i propri  sforzi, consentirono la veloce identificazione dell’agente causale, la messa a punto di test diagnostici, e la rapida interruzione di tutte le catene di trasmissione. In particolare, l’isolamento precoce dei malati e la quarantena dei contatti, applicata talvolta su ampia scala, si dimostrò particolarmente efficiente permettendo il contenimento dei casi. I casi cumulativi segnalati all’ Oms (dati alla fine del 2003) furono 8096 con una mortalità inferiore al 10%».

Ma attualmente si sta rapidamente diffondendosi un nuovo misterioso coronavirus, che è stato chiamato Middle East respiratory syndrome (Mers), che sembra più pericoloso della Sars. «Questo nuovo virus – dicono alla Simit – sarebbe capace di infettare diverse specie, dagli animali all’uomo. E si teme che possa subire delle mutazioni, aumentando la possibilità di una nuova epidemia su larga scala. Se la mortalità in caso di Sars si aggirava attorno all’11%, la nuova infezione potrebbe causare, nel 56% dei casi, il decesso. Come gli altri coronavirus si diffonde attraverso i fluidi corporei, come in casi di starnuti e tosse. Potenzialmente potrebbe essere la fonte di una vera e propria pandemia perché il virus killer può distruggere diversi organi e uccidere rapidamente le cellule».

Adriano Lazzarin, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, conclude: «Dieci anni dopo,  l’attualità ci mette di fronte ad una nuova possibile minaccia, anche se per ora di portata molto limitata, costituita dall’emergenza di un nuovo coronavirus diverso da quello della Sars in alcuni paesi del Medio Oriente. I casi per ora sono pochi: sino ad oggi si contano 139 casi di MERS-CoV, con 60 morti, sono stati confermati in laboratorio».