Difesa dell’ambiente: i messaggi che parlano di morale riducono il gap tra conservatori e progressisti

Ma Liberation dice che «Il liberismo ecologista non esiste»

[3 settembre 2018]

Su questioni ambientali come il cambiamento climatico, la deforestazione e i rifiuti tossici, l’opinione pubblica sembra dividersi lungo linee sempre più nette destra/sinistra. Ma una nuova ricerca pubblicata su Psychological Science, il giornale dell’Association for Psychological Science Usa, suggerisce che se i messaggi ambientali vengono inquadrati in termini di morale conservatrice – che descrivono la gestione dell’ambiente come lotta contr o le minacce alla “purezza” e alla “santità” della Terra e dei nostri corpi – possono aiutare a colmare questo gap politico.

Le studio realizzato dai ricercatori dell’università della California – Berkeley e della Stanford University ha scoperto che mentre le persone che si identificano come conservatrici tendono ad essere meno preoccupate per l’ambiente rispetto alle persone  progressiste, la loro motivazione aumentava  significativamente quando leggevano articoli che sottolineavano la necessità di “proteggere la purezza dell’ambiente”.

Ai consrvatori sono state mostrate immagini forti come una persona che beveva acqua sporca, una foresta piena di rifiuti e una città sotto una nuvola di smog e i ricercatori dicono che «I risultati indicano che la riformulazione della retorica ambientale secondo i valori che hanno una forte risonanza tra i  conservatori può ridurre la polarizzazione di parte sulle questioni ecologiche». E’ un po’ quello che ha fatto Papa Francesco con l’enciclica Laudato Si’ che infatti ha scatenato la reazione prima sotterranea e poi palese della parte più reazionaria della Chiesa Cattolica.

Secondo uno degli autori dello studio, Robb Willer, professore di sociologia, psicologia e  comportamento organizzativo alla Graduate school of business della Stanford University, «Questi risultati offrono una prospettiva di persuasione pro-ambientale che attraversa i confini di partito. Raggiungere i conservatori in modo rispettoso e persuasivo è fondamentale, perché ci sarà bisogno che un gran numero di americani sostenga riforme ambientali significative, in particolare se si intende affrontare efficacemente il cambiamento climatico».

I ricercatori hanno analizzato il contenuto di oltre 200 editoriali pubblicati su giornali come The New York Times , USA Today e The Wall Street Journal , e hanno scoperto che «Le argomentazioni pro-ambientali erano formulate più spesso in termini di obblighi morali di prendersi cura del ambiente naturale e proteggerlo dal male, un tema che ha più risonanza tra i liberal che tra i conservatori».

Basandosi sulle precedenti ricerche sulle basi morali delle scelte politiche, i ricercatori statunitensi hanno ipotizzato che i conservatori siano più sensibili alle argomentazioni ambientali incentrate su principi come la purezza, il patriottismo e la rispetto verso un’autorità superiore. Quindi hanno testato l’efficacia di questi argomenti per proteggere la purezza dell’ambiente e sono arrivati alla conclusione che è proprio la strada giusta. Il principale autore dello studio, Matthew Feinberg, che ha condotto la ricerca all’università di Berkeley e ora sta facendo un postdottorato in psicologia alla Stanford University, spiega: «Quando le persone considerano la protezione dell’ambiente un problema morale, è probabile che siano più favorevoli al riciclo e che sostengano la legislazione governativa  per limitare le emissioni di carbonio».

Nel primo esperimento realizzato dai ricercatori, 187 uomini e donne reclutati tramite diversi siti Web di Craigslist negli Usa hanno valutato la loro ideologia politica su una scala che andava da “extremely liberal” a “extremely conservative”, poi hanno valutato la moralità di attività come il riciclaggio di una bottiglia d’acqua in plastica o l’abbandono della spazzatura. I ricercatori dicono che «I risultati di quell’esperimento, e di uno simile condotto su 476 studenti universitari, hanno dimostrato che i liberal sono più inclini a considerare la sostenibilità – in questo caso il riciclaggio della bottiglia d’acqua – come una questione morale rispetto ai conservatori».

Dopo, i ricercatori hanno condotto un’analisi del contenuto dei video pro-ambientalisti su YouTube e più di 200 editoriali sui giornali nazionali, ordinandoli sotto i temi “danno/cura”, che si aspettavano fossero più nelle corde dei progressisti,  e “purezza/santità “, che prevedevano attirassero maggiormente i conservatori, scoprendo che maggior parte dei messaggi pro-ambiente si basavano fortemente su preoccupazioni morali progressiste.

Nell’ultimo esperimento, a 308 uomini e donne, reclutati nuovamente tramite Craigslist, è stata Affidata casualmente la lettura di un articolo di tre scelti dai ricercatori: uno sul tema del danno/cura descriveva la distruzione provocata dall’uomo e indicava la protezione dell’ambiente come un obbligo morale. Le immagini che accompagnavano il testo erano quelle di una foresta rasa al suolo, di una barriera corallina morta e di un suolo screpolato dalla siccità, che sono tra le immagini più comunemente diffuse dalle associazioni ambientaliste. L’articolo a tema purezza/santità sottolineava come l’inquinamento contamini la Terra e i corpi delle persone e sosteneva la necessità della pulizia e della purificazione dell’ambiente. Per evidenziare questi temi e suscitare disgusto, le immagini che illustravano l’articolo  mostravano una persona che beveva acqua sporca, una città sotto una nuvola di smog e una foresta piena di spazzatura. L’articolo neutro parlava della storia delle cravatte.

Quindi, ai partecipanti è stato chiesto di valutare quanto fortemente sentissero certe emozioni, incluso il disgusto, in risposta a ciò che avevano letto. Poi, hanno spiegato  quanto fossero fortemente d’accordo o in disaccordo con affermazioni come «E’ importante proteggere l’ambiente«, «Sostengo la legislazione governativa volta a proteggere l’ambiente« e «Credo che gli esseri umani stiano causando il riscaldamento globale».

I ricercatori concludono: «Nel complesso, lo studio ha rilevato che il messaggio che aveva come tema la purezza ha ispirato i conservatori a provare livelli più elevati di disgusto, che a loro volta hanno aumentato il loro sostegno alla protezione dell’ambiente».

Ma i convincimenti morali dell’elettorato conservatore devono fare i conti con la politica e i politici che sostengono, come scrive Laurent Jofrin su Libération, dopo le dimissioni del ministro francese per la transizione ecologica Nicolas Hulot, «Il liberismo ecologista non esiste».

E Jofrin parte propri dal tema “morale”: «I problemi ambientali sono sempre più gravi, vari e “totalizzanti”. Riguardano l’industria, la vita in città, l’alimentazione, l’energia, i trasporti e, in fin dei conti, il futuro dell’umanità. Per questo il compito di affrontarli non può essere affidato a un unico ministro, per quanto capace. Un ministero non basta, è l’intero governo che deve diventare più verde, ma è difficile che questo avvenga se si segue la strada del liberismo.  Per arginare il cambiamento climatico, rendere più sani gli alimenti, regolare i trasporti, promuovere la rivoluzione energetica e prendersi cura del pianeta bisogna riprendere il controllo dell’economia e della finanza. La grande lobby delle aziende non smetterà di remare contro, combattendo contro le norme, i regolamenti, l’intervento statale e le misure fiscali».  Che è l’esatto contrario di quel che vogliono gli elettori conservatori statunitensi ed europei (in Italia la situazione sembra ancora più confusa e “oscillante”).

E Liberation sembra proprio confutare i risultati dello studio statunitense, visto che il suo editoriale conclude: «Si dice che l’ecologia è neutra, una causa comune a tutti i partiti. È un’enorme bugia. Al contrario, l’ecologia implica la gestione collettiva dello sviluppo e un profondo coordinamento tra pubblico e privato. La lotta per la natura è per sua stessa natura socializzante. Il macronismo cerca di conciliare il laissez-faire e l’ecologia, ma si tratta di un ossimoro politico, di un errore filosofico. Hulot ne è stato la vittima».  E se gli elettori americani probabilmente non sanno chi sia Hulot sanno benissimo chi è Donald Trump e quali siano le sue politiche “populiste” che in realtà riempiono le tasche delle multinazionali dei combustibili fossili e dei grandi inquinatori.