650 milioni di euro all'anno la spesa prevista per i caccia

Disastro F-35, un’unica certezza: non servono. Ma l’Italia ha già speso più di 720 milioni di euro

Tutto quello che si potrebbe fare con i soldi per i caccia: dalle 33.750 borse di studio universitarie alla messa in sicurezza del territorio

[18 febbraio 2014]

Secondo il nuovo dossier “Caccia F-35 La verità oltre l’opacità” della campagna “Taglia le ali alle armi”, «Il programma Joint Stike Fighter sta sfuggendo al controllo e continua a costare troppo».  Il Joint Strike Fighter, un progetto realizzato dagli Usa  in collaborazione con altri 8 Paesi partner, sta sviluppando  un cacciabombardiere di quinta generazione con capacità di trasporto di ordigni nucleari ed ottimizzato per il ruolo “aria-terra”. «E’ un aereo con caratteristiche stealth – spiega  il dossier – , cioè bassa rilevabilità da parte dei sistemi radar, e net-centriche: cioè in grado di interagire con tutti i sistemi di comunicazione, informazione e scambio dati a disposizione sul luogo del conflitto.  La produzione è prevista in tre versioni: F35A a decollo convenzionale (CTOL); F35B a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL) per portaerei con ponte adatto; F35C per portaerei con catapulte (CATOBAR)».Le fasi del programma previste (alcune concluse) sono 5: CDP Concept Demonstration Phase dal 1996 al 2001; SDD System Development and Demonstration dal 2002 al 2010 PSFD Production Sustainment and Follow–on Development a partire dal 2008; LRIP Low-Rate Initial Production, produzione a basso ritmo con inizio 2010 e conclusione  inizialmente prevista per il 2016 (ma sicuramente in ritardo); FRIP Ful Rate Production, produzione a pieno regime, stimata a partire dal 2016 ma in ritardo a causa della non conclusione della fase precedente

Il dossier è un altro contributo delle reti della Pace e del Disarmo all’approfondimento sui cacciabombardieri della mobilitazione che dal 2009 dice no ad una enorme spesa militare che si continua testardamente a portare avanti mentre si chiede agli italiani di stringere la cinghia. “Taglia le ali alle armi” sottolinea che «Il programma di acquisto degli F35 ha molteplici risvolti, non è “solo” una questione che riguarda i pacifisti: sono in gioco il modello di Difesa del nostro Paese e le sue politiche di spesa militare, ma più in generale l’impostazione strategica che guida le scelte economico-finanziarie del Governo e l’impiego delle risorse pubbliche in una fase di crisi economica e sociale drammatica che sta colpendo gran parte dei cittadini italiani. Governare significa scegliere. Anche e soprattutto in tempi di forte crisi come questi. Gli oltre 14 miliardi per l’acquisto e lo sviluppo dei cacciabombardieri (e più di 52 per l’intera gestione del programma) potrebbero essere spesi molto meglio».

I pacifisti (e non solo loro)  ricordano che «Ciascuna componente acquistata di un F-35 sottrae le risorse necessarie per affrontare le vere priorità del paese, quelle con le quali i giovani, gli studenti, i disoccupati, i lavoratori in cassa integrazione, gli abitanti di territori abbandonati all’incuria si confrontano ogni giorno: mancanza di occupazione, disagio abitativo, servizi sociali insufficienti, territori a rischio idrogeologico».

Ecco i principali elementi messi in luce nel rapporto:

Il costo complessivo del programma per l’Italia (se confermati 90 caccia) è in minima ascesa ad oltre 14 miliardi di euro. Ciò dipende dalla crescita dei costi unitari (e aumenterà ancora soprattutto considerando che gli Usa stanno pensando ad un taglio nelle acquisizioni); si vocifera di riduzioni nell’acquisto anche nel nostro Paese e ciò comporterà rialzi sui costi unitari.

La proiezione di costo totale “a piena vita” del progetto rimane su una stima di oltre 52 miliardi di euro
Per la prima volta vengono elencati in dettaglio tutti i contratti sottoscritti dall’Italia con gli Stati Uniti, e si dimostra come siano già stati spesi 721 milioni di euro nelle fasi di acquisto (oltre ai 2,7 miliardi per sviluppo e Faco)

Sono 126 i milioni di euro già spesi per i primi tre caccia (quelli del Lotto VI in prospettiva meno utilizzabili), sforando qualsiasi precedente stima del Ministero della Difesa. Secondo la nostra campagna la stima attuale media (conservativa) per aereo è di 135 milioni di euro complessivi

Le problematiche tecniche e di gestione che continuano a rimbalzare dagli Usa ci parlano di un programma in difficoltà, e per questo pericoloso anche per i partner internazionali, anche se Pentagono e Lockheed Martin minimizzano e continuano nel loro percorso. Tutto ciò però deve essere elemento da considerare attentamente da parte del nostro Parlamento, se vuole essere serio a riguardo di questa spesa pubblica.

Nel corso del 2013 il Governo italiano ha proseguito l’acquisto dei caccia non attenendosi alle indicazioni delle mozioni di metà anno votate alla Camera e al Senato. Ciò è avvenuto non solo comprando definitivamente 3 + 3 aerei dei Lotti VI e VII con una giustificazione risibile (“si erano già sottoscritti contratti per inizio acquisto”, ma tali tipi di accordi non erano assolutamente vincolanti) ma anche facendo partire repentinamente anche il nuovo procurement del Lotti VIII e IX appena qualche giorno dopo l’ultimo voto in Senato.

I dati relativi al ritorno industriale, estrapolati da diverse fonti e confermati anche da Lockheed Martin, confermano ad oggi un rientro per le aziende del nostro paese di circa il 19% in confronto all’investimento pubblico (meno di 700 milioni di euro sui 3,4 miliardi già spesi dal Governo italiano).

Le aggiornate stime di costo permettono di continuare il confronto tra la spesa per i caccia ed altri utilizzi, più sensati, dei fondi pubblici. In particolare con lo stanziamento medio annuale previsto per i prossimi tre anni di 650 milioni di euro si potrebbero creare 26000 posti di lavoro qualificati, o mettere in sicurezza circa 600 scuole all’anno oppure non tagliare ma aggiungere risorse in più al Servizio Sanitario Nazionale rafforzando anche i servizi di medicina territoriale H24.

Inoltre ad un confronto diretto (sempre opportuno) un F35A (il cui costo complessivo è attualmente stimabile in 135 milioni di euro) è pari alla spesa necessaria per: La retribuzione di 5400 ricercatori per un anno; La messa in sicurezza di 135 scuole (rispetto norme antincendio, antisismiche, idoneità statica); L’acquisto di 21 treni per pendolari con 12.600 posti a sedere; La garanzia di 33.750 borse di studio di 4000 euro per gli studenti universitari; La partecipazione di 20.500 ragazzi al Servizio Civile Nazionale; La costruzione di 405 nuovi asili capaci di accogliere 12,150 bambini e creare 3645 nuovi posti di lavoro; L’accoglienza dignitosa di 10.567 richiedenti asilo per un anno.