Disoccupazione new normal italiana e D’Alema dà ragione a Ace Wilder

[30 settembre 2014]

Quando il Cnel, peraltro considerato da molti l’ente inutile dei pareri inutili, afferma oggi che per tornare ai livelli di occupazione pre-crisi servirebbero 2 milioni di posti di lavoro, certifica che siamo entrati nell’era del “New normal”. La definizione ce l’ha insegnata il Sole24Ore ormai 4 anni fa citando Bill Gross, uno dei due fondatori di Pimco (vi dice qualcosa?), il più grande fondo di investimenti del mondo. Che cos’è? La nuova normalità al ribasso creata dalla crisi economica ovvero che dobbiamo scordarci la piena occupazione, i grandi profitti e gli alti dividendi. Della serie: non ci riprenderemo più e dovremmo convivere con un alto tasso di disoccupazione (record in Italia per i giovani al 44,2%).

Speriamo ovviamente di sbagliarci, ma neppure Berlusconi arrivò a promettere due milioni di posti di lavoro e anche se si dovesse abolire e rinnegare e immolare sull’altare l’articolo 18 di certo questo non risolverà minimamente questa situazione. Non ci scordiamo che il nostro sistema pensionistico peraltro sempre traballante impone ormai di lavorare fino a 70anni e quindi poco lavoro e quello che c’è fa pochissimo turn over.

Risultato? E’ sotto gli occhi di tutti. Troika o non troika questo modello di sviluppo  bollito, almeno alle nostre latitudini. Chi ringraziare si sa, di certo la colpa dei padri ricade sui figli che di colpe ne hanno ben poche (anche se tutti i padri non ne hanno la stessa, a meno di non credere che chi ha determinato la politica industriale di questo paese sia l’operaio alla catena di montaggio iscritto alla Fiom). Se studiano poi devono andarsene e via ai pipponi sulla fuga dei cervelli; se lavorano sono precari e malpagati e spendono poco e giù analisi su come aumentare i consumi; se protestano e occupano le piazze tutti i benpensanti si adirano; se stanno buoni gli stessi benpensanti si domandano dov’è il fervore degli anni Sessanta/Settanta; ci si appella al merito per razionalizzare lo scontro tra i giovani per forza o i vecchi per esperienza, ma in Italia la meritocrazia è come minimo moribonda per non dire defunta.

Di fronte a tutto questo la politica si divide appunto sull’articolo 18, per poi dire che comunque il nodo non è quello. Ma anche per noi che siamo a favore dell’articolo 18 quando vediamo che la minoranza del Pd che lo difende ha D’Alema in prima fila, ci viene di stare con Renzi! In questo Paese troppe personalità non riescono a capire che politicamente si può benissimo fare a meno di loro. Hanno avuto le loro possibilità, hanno strafallito, non sono stati nemmeno dei buoni esempi e quindi almeno abbiano l’onestà intellettuale di dire: ok sono arrivato fino a qui, ora pensateci voi.

Una situazione tragica, che “giustifica” anche qui con tante virgolette che una Ace Wilder qualsiasi, contante pop svedese, canti e faccia proseliti con la sua ‘Busy Doin’ Nothin’, inno alla pigrizia: «Spero che tutti i miei giorni siano pigri, qualcuno potrebbe dire che getto via la vita, ma non ci credo che non c’è vittoria senza sofferenza, non voglio lavorare, voglio far soldi mentre dormo». E in un’intervista ha detto: «La colpa è di chi ha ridotto il mondo in questo modo.

Delle generazioni precedenti che rifiutano di uscire di scena ma continuano a gestire tutto anche se invecchiano e hanno ridotto il mondo come lo vediamo. A questo punto devono solo continuare e mantenerci mentre non facciamo nulla. Anzi, siamo impegnatissimi a fare passare il tempo come riusciamo. E’ un dato di fatto che quelli della mia età che lavorano spesso lo facciano con contratti precari e per un tempo limitato. Mi pare inevitabile che ci incupiamo e ci rinchiudiamo in noi stessi. Cosa pretendete di diverso?». I neet quindi ci sono anche in Svezia, dove c’è un welfare da far invidia e non certo i nostri problemi di occupazione. Ma questo è il risultato, in parte certo – accanto a chi fa la fila per comprarsi l’phone 6 ci sono quelli pari età che gli tirano le uova – viviamo  il new normal e se non ci si rende conto sarà solo jobless act.

E’ tempo che il lavoro, quello che c’è, venga ridistribuito, perché a quanto pare non basta ridistribuire neppure i salari. Serve non solo ridare lavoro, ma dare dignità al lavoro. E un lavoro dignitoso ai nostri tempi è quello rispettoso per gli altri e per l’ambiente. Che rimette in moto un’economia sostenibile, perché indietro non si torna, ma si può decidere che direzione prendere per andare avanti.

Servirebbe qualcuno che ricucisse questa società spappolata dall’ingordigia alienante dell’ipercapitalismo finanziario e temiamo non possano essere né D’Alema e neppure Renzi, ma temiamo ancora di più che in questo momento chi potrebbe e dovrebbe farlo sia impegnato alla play station, in attesa che tutto crolli a un passo dal suo divano.