La disuguaglianza grande assente nel summit del G20 a Brisbane

Metà della popolazione mondiale più povera si concentra proprio nei paesi più ricchi

[17 novembre 2014]

L’obiettivo principe uscito dal vertice del G20 appena conclusosi a Brisbane è uno: la messa in campo di stimoli per aggiungere un 2,1% al Pil potenziale del mondo da qui al 2018. In valore assoluto si tratta di una somma che oscilla attorno ai 2mila miliardi di dollari, ed è una buona notizia per l’Europa nella misura in cui riuscirà nel concreto ad allontanarla dalla politica suicida dell’austerità made in Germany. Non è però un dettaglio trascurabile che l’accento dei leader mondiali sia caduto tutto sull’intensità (comunque modesta) dell’azione, e poco sulla direzione da darle. D’altronde, come sottolinea Oxfam nel suo rapporto Turn the Tide: Why the G20 must act on rising inequality, già da quando il governo australiano ha assunto la presidenza nel dicembre 2013 la ricchezza complessiva dei paesi del G20 è aumentata di 17.000 miliardi di dollari. Il problema è che all’1% dei più ricchi nei paesi G20 è andata la fetta più grande, vale a dire 6.200 miliardi di dollari: il 36%  della crescita complessiva.

«La disuguaglianza dilaga ovunque e metà della popolazione più povera si concentra proprio nei paesi G20. I leader di questi paesi – ha detto Winnie Byanyima, direttrice generale di Oxfam International – avrebbero fatto bene a dar seguito agli avvertimenti di FMI, Banca mondiale e OSCE che da tempo ci dicono che la disuguaglianza è il principale freno alla risoluzione della povertà e alla crescita economica I leader del G20 possono realmente invertire la tendenza attuale, mettendo in campo strategie di crescita e interventi di riduzione delle disuguaglianze, senza concentrarsi unicamente sul PIL, eliminare i paradisi fiscali e lottare contro l’evasione fiscale delle multinazionali sono misure efficaci per arginare il dilagare delle disuguaglianze».

Un tasto oltremodo sensibile soprattutto per l’Europa, travolta dallo scaldalo Luxleaks insieme al Lussemburgo e al suo ex primo ministro (ora a capo della commissione Ue) Juncker. Si tratta comunque di un problema globale, con i paesi poveri perdono ogni anno 100 miliardi di dollari a causa dell’evasione fiscale, e come tale necessita di essere affrontato. «Dal Fondo monetario internazionale a Papa Francesco, da Barack Obama al World Economic Forum, rileviamo un crescente consenso sulla sfida posta oggi dalla disuguaglianza: un fallimento avrebbe enormi conseguenze economiche e sociali – ha detto la direttrice del dipartimento campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti – I paesi del G20 ospitano più della metà delle persone più povere del mondo: i leader del summit devono perciò ascoltare gli avvertimenti e riconoscere che la disuguaglianza vanifica la lotta  alla povertà, minacciando la crescita economica e la stabilità. Come leader delle maggiori economie globali, hanno però il potere di fermare questo processo». Il problema rimane quello di usarlo.