Presentata l’edizione regionale dell’evento, Bright 2014

Dopo la Notte dei ricercatori arriverà anche l’alba?

Pubblicati i World University Rankings: la Toscana ben figura, ma in un’Italia che resta in coda

[16 settembre 2014]

Oggi a Pisa si accendono le luci su Bright 2014, la versione toscana della Notte dei ricercatori che si avvicina a grandi passi in tutta Europa: un grande appuntamento per la scienza, fissato per il 26 settembre. Il rettore dell’università di Pisa, Massimo Augello, dall’ateneo coordinatore per la Toscana, lancia un appello chiaro: «La ricerca deve diventare una questione nazionale».

Cosa che ancora non è, e per averne triste conferma basta vedere la classifica QS – World  University Rankings, appena diffusa da Quacquarelli Symonds. L’Italia conta 26 atenei nella classifica, che include 863 università in totale; il problema è che sono piazzate tutte dal 182esimo posto (occupato dall’università di Bologna) in giù. Le università toscane, in particolare, compaiono nella classifica solo al 245esimo posto (con Pisa), poi al 352esimo (Firenze) e infine con Siena, che con un balzo avanti agguanta la fascia che va dal 471esimo al 480esimo posto. Numeri che spaventano, ma che occorre guardare col giusto distacco. Sia perché le varie e numerosissime classifiche di questo tipo posizionano ognuna le università a un diverso gradino, più o meno alto, sia perché i piccoli atenei giocoforza è ben difficile che possano gareggiare con i più grandi a livello mondiale.

Complessivamente, lo spaccato della realtà italiana rimane comunque deludente all’interno di una crescente competizione internazionale fondata sull’economia della conoscenza. Le piccole soddisfazioni, certo, non mancano. L’università di Siena, ad esempio, nonostante il suo posizionamento in classifica generale, raggiunge il 116esimo posto per quanto riguarda l’indicatore che misura l’impatto della ricerca prodotta nei passati cinque anni (seguita a poca distanza dall’università di Pisa), il primo risultato tra gli atenei italiani.

«Mi preme mettere in evidenza la performance dell’università di Siena nella classifica inglese – ha sottolineato il rettore Angelo Riccaboni – perché da questa emerge senza dubbio che siamo tra le migliori istituzioni di educazione al mondo e tra le migliori in Italia. Il raggiungimento del risultato acquista ancora più importanza se si considerano le dimensioni  della nostra università e se viene messo in relazione con le ridotte risorse con cui i ricercatori italiani portano avanti il loro lavoro».

Si tratta indubbiamente di un traguardo incoraggiante, ma che da solo non basta certo al sistema universitario italiano per dirsi soddisfatto. L’imminente Notte dei ricercatori può essere un’importante occasione per sottolineare non solo quanto di buono sinora è stato fatto, ma anche quanto ancora manca da fare. «Ci auguriamo – chiosa il rettore dell’università di Pisa, Massimo Augello – che questa iniziativa aiuti a cogliere l’importanza della ricerca come specifica vocazione della nostra regione, come punto di forza per la cultura, per la cittadinanza e anche per l’economia in Toscana». Perché dopo una Notte dei ricercatori, finalmente, possa cominciare anche una nuova alba.