Ebola, gli infettivologi avvertono: «Attenzione a provocare forme di razzismo»

Dopo il caso negli Usa, il Simit interviene sulla possibilità che il virus arrivi in Italia

[2 ottobre 2014]

La Pan American Health Organization/Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)  è stata informata del primo caso confermato di importazione del virus Ebola negli Stati Uniti. «Si tratta – dicono all’Oms – di un  adulto che ha viaggiato recentemente in Africa occidentale e che ha sviluppato sintomi compatibili con Ebola il 24 settembre 2014, circa 4 giorni dopo il suo arrivo negli Usa il ​​20 settembre». Il paziente non  aveva sintomi al momento di lasciare l’Africa occidentale, ha chiesto cure mediche il 26 settembre  ed è stato messo in isolamento il 28 settembre al Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas. L’Oms spiega che «I campioni sono stati inviati per i test al US Center for Disease Control and Prevention di Atlanta, in Georgia e nel laboratorio dello stato del Texas. I risultati sono stati positivi per il virus Ebola».

Il primo consiglio della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit) è quello di «Evitare allarmismi e corsa ai controlli. Il contagio può avvenire solo in caso di contatto diretto con persona infetta. Attenzione a non provocare forme di razzismo».

Dopo il primo caso di Ebola negli Usa, Massimo Galli, professore ordinario di malattie infettive all’università di Milano e segretario della Simit, spiega che «Si è purtroppo verificata un’eventualità che più volte avevamo indicato come possibile, il trasferimento in aereo di una persona senza sintomi dell’infezione da un Paese interessato dall’epidemia ad un altro continente. La probabilità di verificarsi di un evento di questo genere non è elevata, ma la situazione in Liberia, Sierra Leone e Guinea, ben lontana dall’essere sotto controllo, aumenta evidentemente il rischio che ciò avvenga. La rete rappresentata dagli infettivologi della Simit, presente in tutta Italia, continua ad esercitare la sua funzione di sorveglianza. Le procedure per porre in sicurezza gli eventuali casi sospetti sono attive e funzionanti, così come i due centri per l’assistenza e la diagnosi identificati  presso l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani a Roma e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Sacco di Milano. Si ribadisce comunque che, grazie all’assenza di voli diretti per il nostro Paese a partenza dai tre Paesi colpiti in Africa Occidentale e dalla Repubblica Democratica del Congo, l’ipotesi di un trasferimento in Italia di un caso di infezione ancora in fase asintomatica continua a presentare una probabilità molto bassa».

Secondo gli statunitensi il soggetto affetto da Ebola durante il viaggio in aereo era asintomatico e quindi probabilmente non infettivo. «In questi casi – dicono gli infettivologi del Simit – è  importante rintracciare tutte le persone con cui la persona contagiata è entrata in contatto: la probabilità di bloccare la diffusione dipende dalla velocità d’intervento una volta sospettata la presenza del virus. La situazione necessita comunque di estrema attenzione».

Massimo Andreoni, presidente Simit, circoscrive l’allarme: «L’Italia è certamente un Paese in cui è possibile, seppur poco probabile, che arrivi l’infezione, ma è sicuramente in grado di controllarla Essendoci un periodo di incubazione di 21 giorni, chiunque potrebbe partire sano e tornare con il virus. Ma se dovesse arrivare l’Ebola, si tratterebbe di singoli casi: l’epidemia dovrebbe essere scongiurata».

Gli specialisti del Simit consigliano di evitare allarmismi e la corsa a controlli inutili. Il contagio può avvenire solo in caso di contatto diretto con persona infetta. Ma attenzione anche a non provocare forme di razzismo. La Simit raccomanda di «non estendere impropriamente il sospetto di infezione da virus Ebola a persone provenienti da altri Paesi africani e da Paesi in cui l’epidemia sembra essersi conclusa, come la Nigeria, o essersi limitata a un solo caso isolato, come il Senegal». Andreoni aggiunge: «Le procedure si applicano in persone provenienti da Paesi in cui il virus sta circolando, quindi attenzione a non provocare casi di xenofobia.  Non esistono vaccini, non esistono precauzioni particolari, ma il virus è ancora lontano da noi».

Gli scienziati della Simit spiegano ancora una volta in sintomi di Ebola: «La malattia esordisce con febbre e altri sintomi aspecifici. Spesso compare un’eruzione cutanea di tipo maculo-papulare seguita da manifestazioni emorragiche minori sempre a livello cutaneo, per proseguire con quelle maggiori, soprattutto del tratto gastrointestinale, con vomito e diarrea emorragici (tecnicamente, ematemesi e melena) emorragie orali, genitali, anali, caduta della pressione arteriosa e insufficienza renale. Nell’arco della seconda settimana della malattia, il paziente muore senza produrre anticorpi, a differenza di coloro che riescono a sopravvivere alla malattia. L’intero sistema immunitario è coinvolto nel tentativo di montare una valida difesa, nella più parte dei casi, come si è visto, senza successo».