Ecco l’Atlante globale dei conflitti ambientali, ma la mappa dell’Italia è ancora da “riempire”

[20 marzo 2014]

Environmental Justice Organisations, Liabilities and Trade (Ejolt) ha presentato a Bruxelles, insieme ad United Nations environment programme ed Ufficio Ambientale Europeo, il suo “Atlante Globale sulla Giustizia Ambientale, una piattaforma di mappatura online con una veste grafica nuovissima e interattiva che descrive dettagliatamente lo sviluppo di più di 1.000 conflitti ambientali in tutto il mondo. Alla stesura della mappa ha contribuito il Centro di documentazione sui conflitti ambientali (Cdca), un istituto indipendente italiano che lavora dal 2007 alla mappatura dei conflitti ambientali nel mondo e che è tra i partner del progetto Ejolt. All’atlante di Ejolt, finanziato dalla Commissione Europea, hanno collaborato più di 100 personalità di 18 Paesi, provenienti da 23 diverse università e organizzazioni per la giustizia ambientale insieme a decine di collaboratori indipendenti provenienti da tutto il mondo.

«Questo strumento – spiegano all’Ejolt – consente agli utenti di filtrare attraverso un centinaio di coordinate e criteri di ricerca e di affinare la navigazione attraverso ricerche mirate per materie prime, aziende, paesi e tipi di conflitto. Con un click, ad esempio, potete visualizzare una mappa globale dei conflitti sul nucleare, sui rifiuti, sull’acqua o dei luoghi ove le comunità hanno un problema con una particolare azienda chimica o mineraria. Potete cliccare su un punto qualsiasi della mappa per conoscere gli attori coinvolti e la descrizione del conflitto con il suo sviluppo attuale e le fonti bibliografiche. Le mappe create attraverso i filtri di ricerca possono essere condivise su pagine Web o social network».

Le mappe generabili attraverso l’Atlante possono inoltre servire a trovare i luoghi dei crescenti conflitti per il fracking dello shale gas o quelli sulle mega-infrastrutture, ma anche dove sono in corso o sono avvenute azioni repressive contro attivisti ambientali e su molto altro ancora.

Il progetto è stato coordinato da Joan Martinez-Alier e dal suo team di economisti ecologici dell’Universitat Autònoma de Barcelona che spiega: «L’Atlante illustra come i conflitti ambientali stiano dilagando nel mondo, dovuti al progressivo aumento di richiesta di materie prime da parte dalla classe dominante e dal ceto medio della popolazione globale. Le più afflitte sono le comunità povere, emarginate e indigene che non hanno un potere politico tale da garantire Giustizia Ambientale e accesso alle cure sanitarie».Secondo l’Atlante in questi processi di spoliazione sono coinvolte più di 2.000 imprese e istituzioni finanziarie, inclusi molti attori statali e aziendali dei paesi sviluppati, con crescente partecipazione da parte delle economie emergenti.

La mappa evidenzia anche alcune tendenze allarmanti, come l’impunità delle aziende per i crimini ambientali e il fatto che l’80% dei casi comporta la perdita di essenziali mezzi di sussistenza. Ma tra le storie di devastazione ambientale, repressione politica e persecuzione degli attivisti, la mappa segnala diversi casi di vittorie per la giustizia ambientale ed Ejolt evidenzia che «Molti casi giudiziari sono infatti stati vinti, numerosi i progetti cancellati che hanno portato ad una sostanziale difesa e riappropriazione di beni comuni. Il 17% dei casi presenti sulla mappa possono essere considerate vittorie per la Giustizia Ambientale».

L’organizzazione è convinta che «L’Atlante renderà più semplice la ricerca di informazioni, il collegamento con altri gruppi di lavoro su temi correlati e aumentando la visibilità dei conflitti ambientali ne renderà possibile l’utilizzo per l’insegnamento e il lavoro di advocacy. Al momento la mappa può assomigliare alle antiche cartografie del mondo, che ne tracciavano una buona copertura tralasciando alcune macchie vuote. L’obiettivo attuale è quello aprire il dialogo e collaborare con altre organizzazioni della società civile e ricercatori con competenze specifiche, invitandoli a contribuire all’espansione del database».

Una delle “terre incognite” sembra fino ad ora proprio l’Italia, dove nella mappa non sono censite nemmeno vertenze storiche come la Tav Torino-Lione o la recente lotta contro il Muos in Sicilia. Per l’Italia l’atlante per ora cita solo un “conflitto” per la gestione dell’acqua: Mis Valley Hydropower plant.

Il coordinatore del progetto, Leah Temper, conclude: «Una caratteristica peculiare del progetto e dell’Atlante è che i movimenti nati dal basso per la Giustizia Ambientale rappresentano la chiave per raggiungere forme di produzione e consumo più eque, giuste e sostenibili. solo quando le comunità si mobiliteranno per dire che non vogliono più essere vittime della contaminazione, i governi e le aziende inizieranno a cambiare comportamento».

Per consultare l’Atlante: http://ejatlas.org/