Elba Ferries, la “nave gialla” e l’ambiente. Non basta un cartello [FOTOGALLERY]

[8 agosto 2014]

Le spiagge sono, dopo il mare stesso, il bene più grande di una località marittima. La costa nord orientale dell’isola d’Elba è da alcuni anni sottoposta all’ingiustificata pressione di una nave veloce che la collega a Piombino, nave che al suo passaggio provoca onde enormi che seminano lo scompiglio nelle spiagge fino e oltre Portoferraio, riuscendo a risalirle per alcuni metri, sommergendo asciugamani, telefonini e oggetti personali dei loro frequentatori, almeno di quelli non abituali. Ma questo è solo l’aspetto evidente: quello che dovrebbe preoccupare maggiormente è meno visibile, accade sotto il livello del mare, in quanto la nave muove una grande massa d’acqua che avvicinandosi alla costa sradica la posidonia sul fondale e si gonfia all’improvviso giungendo sulla battigia dove martoria l’arenile. La conformazione di questo versante dell’isola è piuttosto selvaggia, e, a fianco alle spiagge, gli scogli la fanno da padrone: molti sono i bagnanti che si godono il sole vicino all’acqua seduti sulle rocce.

A differenza di tutte le altre navi in servizio all’Elba, la nave gialla della compagnia Elba Ferries non annuncia le sue onde, l’acqua non si increspa durante l’avvicinamento, arriva improvvisa e se ti trova sugli scogli non hai più tempo per scappare. Numerosi sono gli incidenti avvenuti in questi anni così come le persone ricoverate al pronto soccorso. Anche per gli amanti dello snorkeling è un grave rischio: con la testa sott’acqua, intenti a contemplare il fondale che lungo le scogliere è più ricco e bello, rischiano di essere investiti dall’improvviso sconvolgimento marino. Certo, ci sono pure i ragazzini che aspettano con trepidazione l’ora del passaggio per giocare in acqua con i cavalloni ma la maggior parte dei bagnanti non è certo contenta dell’avvenimento anche perché le spiagge, quando le onde arrivano, in alcuni casi dimezzano la loro superficie fruibile. E’ così possibile vedere tutte le persone in piedi, perché costrette ad arretrare, simili più a pinguini che non a villeggianti rilassati. Il problema è quindi doppio: ambientale e di sicurezza per i bagnanti.

Quest’estate però c’è una novità: un cartello giallo, apposto nei punti di accesso alle spiagge di questo tratto di costa, informa che il passaggio di “alcune navi traghetto può creare a riva nei minuti seguenti alcune onde improvvise”. In fondo al cartello il logo dell’Elba Ferries.

Quel cartello è una presa in giro. Il problema non è “alcune navi” ma UNA NAVE, la loro. La scritta mi  ricorda quella frase di rito che si mette nelle circolari scolastiche: “…liberando la scuola da ogni responsabilità”. In realtà l’avviso non libera da alcunché e la responsabilità è sempre di chi causa una situazione o non la controlla pur avendo la responsabilità di farlo. Ma tant’è: più che un avviso, sembra una pubblicità della compagnia, con tanto di nave in bella vista.

Io capisco che la situazione dei collegamenti marittimi con l’Elba sia complessa e che per compensare il monopolio Toremar/Moby sia utile non ostacolare chi crea una marginale concorrenza: concorrenza della quale, in realtà, c’è assolutamente bisogno per calmierare i costi sempre più proibitivi del collegamento navale. Ma è possibile che di fronte a questa dinamica, che non pare certo trasparente, si debba accettare tutto? Negli anni scorsi ci sono stati incontri tra la Compagnia, i Sindaci dei Comuni coinvolti e le Autorità marittime: si è cercato di modificare le rotte, di stabilire le distanze da terra e gli angoli di incidenza sulle coste per limitare i danni, ma i risultati non sono certo ottimali. E’ possibile che per arrivare più velocemente all’Elba e risparmiare un quarto d’ora, sulle coste si debba mettere a repentaglio la salute degli stessi turisti precedentemente trasportati? In questi anni ci sono stati molti infortuni ma per ora non si è mai arrivati a conseguenze letali: quando questo avverrà, Elba Ferries dirà che aveva messo i cartelli e tutto potrà continuare come prima? Le autorità preposte alle concessioni portuali diranno che non era prevedibile?

La mia speranza è che durante l’inverno si trovi un accordo con l’armatore, affinché possa continuare a svolgere la propria utile attività commerciale ma con un vettore “normale”, restituendo un po’ di tranquillità alle coste dell’isola.

di Gianpaolo Fedi