Erg si dà al green…washing: «Non chiamateci più petrolieri»

[15 ottobre 2013]

«Dopo 70 anni abbiamo chiuso con la raffinazione. Non chiamateci più petrolieri»: il presidente del gruppo Erg, il genovese Edoardo Garrone, suggella con queste parole l’addio all’ultima quota del 20% che ancora deteneva della raffineria Isab di Priolo, ora interamente in mano ai russi della Lukoil, una delle maggiori realtà mondiali del settore.

«Il closing dell’operazione – informa il gruppo Erg – è previsto entro la fine del 2013». L’ad Luca Bettonte ha commentato l’operazione affermando che «con questa ERG completa il processo di uscita dalla raffinazione, coerentemente con la strategia di investire in settori che presentino una minore volatilità. L’operazione permetterà di rafforzare ulteriormente la struttura patrimoniale in un contesto economico ancora difficile. ERG continua, in ogni caso, a mantenere una rilevante presenza industriale nel sito di Priolo con gli impianti termoelettrici di ERG Power e di ISAB Energy».

L’entusiasmo mostrato dal presidente Garrone appare però assai ridimensionato dando un’occhiata ai rami societari del gruppo. È pur vero che Erg, presente nel mercato dell’energia ormai da settant’anni, ha nel tempo differenziato i suoi investimenti fino ad occupare posizioni di primo piano nella produzione di energia rinnovabile (sono 1.062 i MW prodotti con la tecnologia eolica in Italia, 1.232 i megawatt che riguardano l’area europea).

Ma alla prova del fact checking battuta «non chiamateci più petrolieri» rischia di diventare un boomerang per la società. Stando ai dati disponibili ancora oggi sul sito Erg, la joint venture TotalErg rimane ancora controllata saldamente (al 51%) dall’azienda di Garrone, e tramite questa la Erg rimane in possesso di un’altra raffineria – la Saprom di Novara –, partecipata al 24,45% tramite Total (e spartita con un altro gigante del petrolio, la Exxon Mobil, che ha in mano il 75,55% di Saprom).

Il tutto senza contare la rete di distribuzione TotalErg, che con «oltre 3.000 punti vendita» e «vendite di carburanti superiori a 3.000 milioni di litri», rimane in Italia «il terzo operatore del settore». Le macchie di petrolio rimangono dunque assai difficili da pulire, anche impostando in lavatrice l’opzione greenwashing.