Eritrea dopo Lampedusa: «Situazione disperatamente cupa»

Onu: «Aiutate i rifugiati in fuga»

[25 ottobre 2013]

Sheila B. Keetharuth, inviata speciale dell’Onu per la situazione in Eritrea, ha esortato  la comunità internazionale a concentrarsi sulla situazione dei diritti umani in Eritrea che «E’ estremamente preoccupante con  violazioni sempre più gravi commesse  e con un massimo di 3.000 persone che fuggono ogni mese, molti dei quali minori non accompagnati».

Tra questi c’erano quelli che sono morti davanti alla spiaggia dei Conigli a Lampedusa, e molti dei senza nome inghiottiti dal Mediterraneo o diventati polvere nel deserto.

La Keetharuth, dopo aver informato della situazione eritrea l’humanitarian and cultural body (terza Commissione) dell’Assemblea generale dell’Onu, ha convocato una conferenza stampa a New York  durante la quale ha sottolineato che «L’attuale quadro dei diritti umani è disperatamente desolante. La gente si sente intrappolato in una lunga situazione disperata della quale non vedono la fine, al punto che prendono la decisione irreversibile di fuggire, che li costringe alla strada per l’esilio».

Nel suo rapporto alla Commissione, il primo da quando ha assunto l’incarico nel novembre 2012, la Keetharuth descrive una situazione terribile, ricostruita sul campo  attraverso interviste con gli eritrei residenti all’estero che sono stati vittime di abusi, così come con i rappresentanti di Gibuti e dell’Etiopia, dove l’inviata Onu ha potuto fare visite ufficiali.

In una nota l’Onu parla di «Casi dettagliati di uccisioni extragiudiziali, sparizioni forzate e detenzioni, arresti e detenzioni arbitrari, torture, condizioni carcerarie disumane, servizio militare a tempo indeterminato e la mancanza di libertà di espressione e di opinione, di riunione, di associazione, di credo religioso e di movimento».

La nostra ex colonia  sul Mar Rosso è diventata un regno del terrore in divisa dell’ex guerrigliero  Isaias Afewerki e della sua cricca di feroci aguzzini: l’inviata speciale dell’Onu ha evidenziato «La militarizzazione eccessiva che colpisce il tessuto stesso della società eritrea e delle famiglie, con uomini e donne arruolati per periodi illimitati di tempo, invece dei precedenti 18 mesi di servizio con il Servizio Nazionale». La Keetharuth ha raccontato ai giornalisti di un insegnante che le ha detto di voler lasciare la pistola che era costretto a portare: «Voglio tenere una penna in una mano e un libro nell’altra».

In questo dimenticato Paese dove si parla ancora italiano, la detenzione in isolamento «Sembra essere la norma e non l’eccezione Queste e altre violazioni dei diritti umani innescando un costante flusso di rifugiati verso i Paesi vicini» e da qui, i più intraprendenti, intelligenti ed istruiti intraprendono la migrazione che li porterà attraverso Sudan e Libia (o Somalia e Yemen) fino alle nostre coste, sognando la Svezia o la Gran Bretagna ed un po’ di pietà dai loro ex padroni coloniali fascisti.

Le cifre sono ben diverse dalle centinaia di disperati che si sfracellano su barche marce sugli scogli di Lampedusa: secondo l’agenzia per i rifugiati dell’Onu (Unhcr), «305.723 persone l’anno scorso sono fuggite  dall’Eritrea, con tra 2.000 e 3.000 che lasciano il Paese ogni mese, tra i quali un gran numero di bambini non accompagnati da genitori o tutori».

Sheila B. Keetharuth  ha sottolineato che «Tutti gli eritrei dovrebbero essere in grado di rivendicare e di godere dei loro diritti umani, siano essi civile, politici, economici, sociali e culturali. Ciò richiederà idee innovative per affrontare tali questioni, percepite dall’Eritrea come impegno ostile, in modo costruttivo con l’Eritrea e Paesi vicini per migliorare la situazione dei diritti umani nel Paese. La disperazione della gente in Eritrea, nonostante si spari  per uccidere coloro che tentano di fuggire e che anche la politica li prenda di mira, è stata resa  ulteriormente evidente nelle due tragedie successive delle barche al largo delle coste dell’ Italia e di Malta nel mese di ottobre, durante le quali oltre 350 rifugiati hanno perso la loro vita, tra cui molti eritrei».

L’inviata speciale dell’Onu ha invitato la comunità internazionale ad interessarsi della situazione dei diritti umani in Eritrea e ad aumentare gli sforzi per proteggere i rifugiati ed il suo invito al governo eritreo di «Cooperare con il mio mandato, che offre un  dialogo franco e aperto sul tema dei diritti umani».