Europee, ambiente desaparecido nella campagna elettorale dei maggiori partiti italiani

[20 maggio 2014]

A pochi giorni dalle elezioni europee, definite da tutti i partiti quelle della “svolta”, è veramente sconfortante prendere atto di quanto l’ambiente non sia assolutamente tema. Ma come: in mezzo ai cambiamenti climatici; ai problemi di approvvigionamento e costo dell’energia; alla costante riduzione e agli alti e bassi dei costi delle materie prime; all’aggravarsi del dissesto idrogeologico, può essere solo l’austerity il campo di battaglia? E questo va bene, perché il livello del dibattito elettorale è stato uno dei più bassi – ed era durissima come sfida – degli ultimi anni.

Qualcuno sembra dimenticarsi che la “svolta” in Europa come nel resto del mondo o sarà anche ecologica, o non sarà. Che ripresa potrebbe mai esserci senza un’indicazione del “dove vogliamo andare”? Che crescita potrà mai esserci senza scegliere che cosa far crescere? Oppure il mondo prima della crisi andava bene così com’era? Qui si gioca la svolta e la si gioca in Europa, portando idee e convinzioni che possano trovare spalle forti in un’ottica di rilancio del vecchio continente.

Non si può dimenticare che tutti i programmi Ue sono segnatamente legati alla sostenibilità ambientale a partire da quell’Horizon 2020, programma quadro per l’innovazione europea, di cui tutti parlando senza evidentemente sapere esattamente a quale innovazione alluda – cioè a quella green.

Quando ci sarà il semestre italiano alla guida dell’Ue di che cosa parleremo? Delle dentiere da dare agli anziani? Di Dudù? Dell’impossibile (a meno di non volersi suicidare economicamente) uscita dall’euro? Dell’aver mandato a casa con un bel “Vaffa” il vecchio presidente della Repubblica? Dei toni più o meno alti che si dovevano tenere nella campagna elettorale? Dell’averci messo la faccia? Ma per dire cosa?

Ha ragione il Papa a dire che non bisogna fare i catastrofisti, ma cadono le braccia di fronte alla pochezza delle argomentazioni e dei temi mentre si parla di svolta europea e si sta a giornate a menarcela guardando il proprio, italico ombelico. Avremmo accettato volentieri anche una campagna elettorale avversa alle nostre idee, purché fosse. Meglio scornarsi sul nucleare sì o no; su come affrontare il cambiamento climatico; sul che cosa incentivare rispetto all’efficienza e al recupero dell’energia e della materia, ma almeno che si parlasse di ambiente.

Certo, anche i nostri colleghi in televisione (e su altri media, come nel prossimo confronto politico in diretta web su LifeGate.it, il 22 maggio dalle 11 alle 13) non ci pare non abbiamo incalzato su questi temi i candidati, ma è altrettanto certo che pure questi non è che abbiano scelto di utilizzare l’argomento ecologia – magari anche avendo anche qualche buona idea nei propri programmi elettorali – come arma vincente e convincente per la battaglia elettorale. Probabilmente i loro sondaggisti e addetti alla comunicazioni hanno detto loro di non sperticarsi sulla materia, e questo per noi è ancor più motivo di rabbia.

Non ci dimentichiamo ovviamente che in questo silenzio assordante che almeno la lista Tspiras e GreenItalia-Verdi Europei hanno invece cercato in tutti i modi di far salire al centro del dibattito la sostenibilità ambientale oltre a quella sociale, ma purtroppo la loro voce non poteva essere così forte da far cambiare le cose nell’eterno talk show italiano, che riduce il futuro dell’Europa a beghe ed urla da strapaese.  Un’Italia che manca al suo ruolo proprio perché si rintana nella politica da bar mentre dovrà guidare l’Europa per sei mesi, sei lunghi mesi nei quali i temi ambientali e della green economy saranno giocoforza al centro. Ad oggi, l’unica speranza sembra rimanere in quei candidati che hanno sottoscritto gli appelli di Legambiente e Wwf per un’Europa più verde.

Come di consueto noi di greenreport.it non diamo indicazioni di voto, ma non potevamo tacere di fronte a questo  quadro desolante.