I tre punti del programma politico-sociale progressista suggeriti dalla prestigiosa organizzazione

Far da soli serve a poco: senza strategie politiche non si aggiusta il clima

Worldwatch Institute: «Azione diretta collettiva per affrontare con successo i problemi ambientali»

[14 novembre 2013]

«A molti ambientalisti oggi manca il quadro politico più ampio. Promuovono, giorno per giorno, piccoli atti di “green living” che in realtà sono molto più simbolici che efficaci. La verità è che la maggior parte delle persone sono fautrici di un ambiente più pulito, prodotti e condizioni di lavoro più sicuri e un migliore funzionamento della democrazia, ma non stanno davvero lavorando attivamente insieme per un vero cambiamento».

A lanciare questo appello politico nei giorni della Cop19 Unfccc a Varsavia è il prestigioso Worldwatch Institute, che ricorda come gli autori del suo rapporto “State of the World 2013: Is Sustainability Still Possible?sostengono che «L’ingrediente mancante non è più quello individuale degli eco-perfezionisti, ma piuttosto l’impegno collettivo per svoltare verso un cambiamento politico ed economico».

«Le piccole azioni sono un bel posto per iniziare, ma sono un posto terribile per fermarsi – dice Annie Leonard, una delle autrici e co-direttrice di The Story of Stuff – Frammentare il degrado ambientale come risultato di una cattiva scelta individuale sulla spazzatura, di chi lascia le luci accese quando lascia una stanza o non aderisce al carpooling, ci distrae solo dall’identificare e da chiedere un cambiamento ai veri driver del declino ambientale. Inoltre si rimuovono questi temi dal regno politico e si fanno diventare personali, il che implica che la soluzione sta nelle nostre scelte individuali piuttosto che in politiche migliori, pratiche commerciali e nel contesto strutturale».

La Leonard, che ha scritto il capitolo 23 di State of the World 2013 (“Moving from Individual Change to Societal Change”), fa un esempio che non piacerà a chi pensa che il problema dei rifiuti  o la tragedia ambientale e sociale della “Terra dei Fuochi” si risolvano magicamente con la sola raccolta differenziata o minimizzando gli sprechi personali: «Se si concentra la maggior parte della nostra attenzione sulla riduzione dei rifiuti nelle nostre cucine, ci manca il potenziale molto più grande di promuovere la riduzione dei rifiuti nelle nostre industrie e imprese, dove è veramente necessario». 

Si tratta di un messaggio fondamentale, sul quale noi di greenreport puntiamo da sempre, e che si ritrova nelle parole del Worldwatch Institute, sul cui sito si legge che «Quando si prende in considerazione quanto sia alta la posta in gioco e quanto lenta sia stata la risposta globale, è ovvio che dovranno essere prese misure più audaci».

Ma la ricetta c’è ed è, come sempre, molto politica: «Unendosi per un problema globale come il cambiamento climatico, l’azione capillare ha il potenziale per diventare un successo, come la marcia su Washington durante il movimento per i diritti civili».

Insomma, da soli non ci si salva e quelli del Worldwatch ci ricordando un antico slogan mai passato di moda: l’unione fa la forza, soprattutto se si tratta di salvare un intero pianeta dai nostri sbagli e dalla nostra ingordigia.

Bron Taylor, professore all’università della Florida, autore di “Dark Green Religion”, “Nature Spirituality and the Planetary Future” e del capitolo 28 di State of the World 2013 (“Resistance: Do the Ends Justify the Means?”) sottolinea in proposito che «Dal momento che le leggi vigenti e le attività politiche non sono riuscite a risolvere la situazione, è doveroso chiedersi quali strategie e tattiche potrebbero avere successo. Un caso forte può essere realizzato con l’azione diretta di resistenza come un modo per ispirare l’azione e fare pressione politica sulle multinazionali e i responsabili dei governi».

Gli autori di State of the World 2013 danno un coraggioso contributo alla discussione su come lavorare insieme per politiche sociali ed obiettivi comuni, a livello locale e globale. Un modo di procedere importante per il raggiungimento della giustizia sociale e la sostenibilità ambientale che sembrano sempre più inscindibili.

Quello che propongono è una necessaria “rivoluzione”, un cambio di paradigma della politica, ma l’attore collettivo che se ne dovrebbe fare interprete, la sinistra occidentale, disorientata dallo stesso fallimento del capitalismo finanziario basato sull’uso illimitato delle risorse, sembra incapace di interpretare la necessità di un cambiamento collettivo.

Gli esperti statunitensi del Woldwacht Institute propongono tre azioni collettive che in Italia (ma forse non nel Vaticano del Papa argentino) verrebbero sicuramente definite un provocatorio programma politico socialista:

Produrre il cambiamento più ampio. Spostare le persone al di là delle facili azioni verdi, dobbiamo portare avanti una visione ispiratrice e moralmente convincente. Una volta che abbiamo questa missione dobbiamo  costruire un movimento di massa abbastanza forte da renderlo una realtà.

Costruire strategie politiche. Al fine di avere un effetto vero e duraturo sulle singole politiche e la politica in generale, le azioni devono unire approcci “top-down” e “bottom-up”, che attualmente incarnano la riforma ambientale. Sarà necessaria una diversità di stili e strategie di adattamento ai contesti locali di tutto il mondo.

Mobilitazione dei cittadini. Implementando le nuove tecnologie, spostando le norme culturali, costruendo  un’infrastruttura sostenibile e creando nuove politiche, saremo in grado di fare le modifiche a livello di società che sono indispensabili per il nostro successo. Questo significa chiamare le persone ad agire all’interno di campagne politiche più ampie che le coinvolgano, a lavorare insieme utilizzando l’intera gamma di strumenti a loro disposizione, tra cui l’organizzazione, lobbying, azioni legali, sanzioni economiche, e disobbedienza civile.

Un progetto politico-sociale progressista, chiaro e semplice, che ci aiuta meglio a comprendere perché a New York possa vincere un “comunista” come Bill De Blasio, ma che parla anche alle paure della sinistra italiana che continua a sognare movimenti sociali dal basso, sprofondata nella sua disorganizzata frammentazione settaria o dalla sua ritirata nella trincea tra la socialdemocrazia di facciata e il tiepido riformismo democristiano. Un’agenda politica non più eludibile che, se si crede davvero che “un mondo diverso è possibile” chiede a tutti gli ambientalisti di schierarsi e di scegliere se essere il sale verde di un nuovo movimento di popolo per la giustizia sociale, economica ed ambientale oppure accontentarsi del ruolo della Cassandra che guarda estasiata il tramonto della natura e della biodiversità, continuando a pensare che la politica sia una cosa sporca e che se tutti facessero la raccolta differenziata e spegnessero le luci come noi il mondo sarebbe automaticamente migliore.