Figuraccia Greenpeace a Nazca, al Perù non bastano le scuse

[12 dicembre 2014]

L’8 dicembre gli attivisti di Greenpeace hanno composto l’enorme scritta “È ora di cambiare, il futuro è rinnovabile”: vicino alle Linee di Nazca, uno dei siti archeologici più famosi del Perù e l’associazione ambientalista aveva giustificato così il suo blitz: «Se il messaggio delle linee di Nazca resta un mistero, quello diretto ai leader mondiali riuniti a Lima in occasione della Conferenza ONU è chiaro: fermate i cambiamenti climatici!»

L’intento del clamoroso gesto era quello di sollecitare il leader mondiali  riuniti alla ventesima conferenza della parti dell’ United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc) che termina oggi a Lima a prendere subito delle decisioni di fronte ai drammatici eventi climatici hanno causato l’evacuazione di oltre un milione di persone nelle Filippine. Kumi Naidoo, il Direttore Esecutivo di Greenpeace International, che è nelle Filippine per portare testimonianza degli effetti del tifone Hagupit e dimostrare solidarietà alla popolazione colpita, commentando il blitz di Nazca aveva detto: «A nessuno dovrebbe essere permesso di accumulare profitti distruggendo il clima e mettendo a rischio la sopravvivenza di intere popolazioni, come sta accadendo in questi giorni nelle Filippine. Al prossimo vertice sul clima, a Parigi nel 2015, i Governi devono decidere di investire i profitti realizzati da chi ha fatto soldi con i combustibili fossili per combattere il cambiamento climatico. È ora che i leader del mondo trovino il coraggio necessario per imboccare una strada che ci porti verso la fine dell’era dei combustibili fossili e verso un futuro di energia 100 per cento rinnovabile: il popolo delle Filippine, come tutto il Pianeta, e si attende questo, e non merita nulla di meno!»

Ma stavolta Greenpaece sembra aver sbagliato mira: il presidente del Perù, Ollanta Humala Tasso, ha definito «Una mancanza di rispetto verso il patrimonio culturale le leggi peruviane l’incursione dei militanti dell’organizzazione ambientalista Greenpeace in un settore delle linee di Nazca, dove hanno scritto un messaggio alle autorità della Cop20. Fatte salve le azioni intraprese per questi fatti dai ministeri della cultura e della giustizia del Perù, si spera che questa organizzazione chieda scusa per quello che è successo in nell’area protetta delle storiche linee di Nasca».

Il presidente del Perù ha detto che «Il governo ascolterà la versione di Greenpeace» ma ha aggiunto che «i più alti rappresentanti di questa organizzazione vengano in Perù per esprimere le scuse sul  caso. Ho visto due messaggi: uno sul tema che stiamo affrontando qui (alla Cop20), ma c’è un messaggio più grande ed è irrispettoso per il nostro patrimonio culturale e la legge peruviana».

Greenpeace, che non ha una sua sede in Perù, dopo due giorni si è scusata con il popolo del Perú  ed ha ammesso di aver commesso un reato introducendosi nell’area delle Linee di Nazca. «Siamo profondamente dispiaciuti per questo – dicono gli ambientalisti –  Sappiamo bene che questo ha dato una cattiva impressione. Invece di trasmettere un messaggio urgente di speranza e possibilità in grado di essere raccolto dai leader ai negoziati sui cambiamenti climatici dell’Onu di Lima, ci siamo mostrati come negligenti e grossolani. Abbiamo incontrato il  ministero della cultura peruviano responsabile del sito per offrire le nostre scuse. Diamo il benvenuto a qualsiasi indagine indipendente sulle conseguenze della nostra attività. Ci impegniamo a collaborare pienamente con le indagini. Ci assumiamo la responsabilità personale per le azioni e ci impegniamo alla non-violenza. Greenpeace è responsabile per le sue attività ed attrezzature e ne affronterà le conseguenze eque e ragionevoli. Dr Kumi Niadoo, il direttore esecutivo internazionale di Greenpeace, si recherà a Lima questa settimana, per scusarsi personalmente per il reato causato dall’attività e rappresentare l’organizzazione in qualsiasi discussione in corso con le autorità peruviane. Greenpeace mette immediatamente uno stop ad ogni ulteriore utilizzo delle immagini incriminate».

Bisognerà vedere se queste scuse basteranno al governo peruviano che probabilmente ha visto nel mal pensato blitz di Greenpeace un’occasione per fare i conti con gli ambientalisti e le Ong indigeniste che lo accusano di disastri ambientali nell’Amazzonia e nelle Ande.

In un comunicato, il ministero della cultura aveva subito espresso «Indignazione per gli eventi nella zona circostante alle linee di Nazca». Il blitz di Greenpeace è stato attuato nell’area del Colibrì ad Ica e il governo di Lima ha presentato una denuncia per danneggiamento di un sito archeologico protetto ed ora chiede che gli attivisti di  Greenpeace che hanno partecipato al blitz non lascino il paese e che l’Ong renda noti i nomi di chi ha partecipato all’azione.

Il presidente della Commissione cultura del Parlamento del Perù, Alejandro Aguinaga, ha chiesto che il governo arresti «Questi intrusi che hanno danneggiato il patrimonio, precisamente il prossimo 17 dicembre sono 20 anni da quando è stato dichiarato Patrimonio Culturale dell’Umanità,  quindi queste linee sono intangibili ed entrare li costituisce un delitto».