Maurizio Gubbiotti in esclusiva per greenreport dalla capitale della Tunisia

Forum Sociale Mondiale, in diretta da Tunisi le storie di ordinaria lotta per la democrazia (Fotogallery)

La cronaca di un Paese che non vuole rinunciare al futuro, e contro i cambiamenti climatici ha anche la propria costituzione

[26 marzo 2015]

I lavori del Forum Sociale Mondiale si intensificano e gli incontri si succedono con una bella partecipazione e molto protagonismo delle reti sociali presenti. Certo molta attenzione viene posta al futuro di questo Paese ospitante, dove le questioni sociali e di democrazia sono molto intrecciate alle questioni ambientali. Nella nuova Costituzione della Tunisia c’è la lotta ai cambiamenti climatici e la difesa dell’ambiente; non era così nella prima stesura, ma una forte mobilitazione ha fatto sì che vi tornasse definitivamente, come hanno spiegato dirigenti del ministero dell’Ambiente tunisino durante una delle attività di Legambiente e della “Environmental Alliance for a sustainable and fair Mediterranean“.

Non è stato lo stesso invece per ciò che riguarda la discriminazione razziale, come ha sottolineato Saadia Mosbah – tunisina, presidente e fondatrice associazione “M’nèmty” – che lotta contro le discriminazioni a sfavore della popolazione di colore. Non esiste infatti alcuna legge che incrimini la discriminazione razziale, mentre sono molti i problemi che la popolazione nera si trova ad affrontare ogni giorno. A volte, hanno raccontato, ci sono delle parole offensive con le quali si indicano i tunisini neri che assurgono addirittura a sinonimo. Ad esempio “Ossif”, che significa “schiavo”, “negro”, è diventato un colore, e se si chiede a un bambino cosa significa questa parola risponderà “significa la signora o il signore nero”.

Ampio spazio stanno avendo sia i temi legati alla sovranità alimentare e alla lotta contro l’accaparramento delle terre, con la denuncia da parte di Via Campesina del ruolo che giocano in questo fenomeno, oltre alle grandi compagnie internazionali, anche alcuni paesi europei, sia la lotta al traffico degli esseri umani, sulla quale – vista da qui – tiranneggia l’assenza di una collaborazione umanitaria tra gli stati, la voglia di rafforzare la collaborazione tra la società civile dalle due sponde del Mediterraneo.

È evidente che dopo il 18 marzo la paura di questo mondo ampio, che crede nella partecipazione e nella democrazia, è che nella popolazione cresca la richiesta di un regime forte, una dittatura, per fronteggiare il rischio del terrorismo e dell’integralismo islamico, ma le tante persone con le quali si parla, soprattutto se giovani, sostengono che non debba cambiare nulla, altrimenti si darebbe ragione ai terroristi. È vero che alcune migliaia di loro connazionali combattono in Siria a fianco dell’Isis, ed è anche vero che qui ci sono delle cellule dormienti, sostengono, ma la loro vita non vogliono che cambi.

di Maurizio Gubbiotti, responsabile dipartimento internazionale di Legambiente