Galileo, gli italiani e l’analfabetismo scientifico

Sottoposti a quesiti scientifici di fisica, astronomia e biologia, gli italiani mostrano una tendenza costante che induce a rallegrarci di ciò che va nella direzione giusta

[10 aprile 2018]

No vax, fake news o bufale per gli amici, scie chimiche, complotti, post-verità: ogni giorno i social sono teatro di un bombardamento di informazioni che sembra tingere il futuro di sfumature fosche, verso un destino di pessimismo e decadentismo etilico.

Se, però, ancora una volta, vale la pena raccontare la storia di Galileo qui e ora, è per vedere, a distanza di quattro secoli, che ne è stato del seme del dubbio piantato dal grande scienziato. È diventato una pianta rigogliosa o chi ha provato a estirparlo ci è riuscito, lasciando un desolante terreno arido e secco di speranza?

Spesso l’inganno del falso positivo ci fa concentrare sui casi eclatanti quali, per esempio, le campagne criminose di informazione a sostegno della correlazione tra autismo e vaccinazioni. Anche oggi, insomma, ci sono aristotelici un tanto al chilo che, oltrettutto, si richiamano all’autorità non del filosofo stagirita ma del profilo Facebook di chi si è laureato all’Università della Vita.

I dati, tuttavia, mostrano un quadro meno disperante se li si guarda con attenzione, e ce lo dice il centro di ricerca Observa che, ogni anno, pubblica un annuario contenente i risultati di un’inchiesta proprio sul grado di alfabetismo scientifico nel nostro paese. Certo, anche qui c’è da migliorare.

Partiamo anzitutto da un’evidenza empirica che si richiama proprio alla storia di Galileo. Il dato riguardante il numero di docenti universitari under 40, in Italia, è pari al 15 per cento, ben al di sotto della media UE 28 che è del 32,9 per cento.

Galileo combatté tutta la vita contro l’establishment, accademico come teologico e, dunque, politico: la sua storia è simbolica anche perché, curiosamente, è un docente universitario che arriva a ottenere cattedre tra le più prestigiose, come quella di Padova, senza mai essersi laureato. Su questo il Belpaese ha un gap importante da colmare, ma gli ultimi dati mostrano un quadro che si avvia verso la direzione giusta, con l’introduzione di criteri meritocratici per l’avanzamento di carriera in università e una sempre maggiore competizione dei nostri atenei in un contesto mondiale.

Come già detto, a confortare il nostro sguardo sul futuro e, se vogliamo, a restituire a Galileo il merito della sua enorme battaglia metodologica, sono i dati che concernono il grado di alfabetismo scientifico. Ripetiamolo: ci concentriamo spesso e volentieri sugli aspetti negativi e sul clamore di notizie che, indubbiamente, non offrono un aiuto alla scienza. Vale la pena, tuttavia, chiedersi se sia il pessimismo lamentoso la risposta corretta a una battaglia che è tutta da combattere e che, numeri alla mano, comincia a produrre anche successi innegabili.

Observa conduce le sue ricerche attraverso questionari sottoposti a campioni rappresentativi della popolazione italiana. Le persone sono intervistate e il loro livello di alfabetismo scientifico è misurato in modo semplice quanto efficace, attraverso una batteria di domande di cultura scientifica generale.

I dati, dal 2007, sono piuttosto auto-esplicativi. Sottoposti a quesiti scientifici di fisica, astronomia e biologia, gli italiani mostrano una tendenza costante che induce a rallegrarci di ciò che va nella direzione giusta, piuttosto che perdere tempo dietro ai pochi stupidi che, ancora, credono che la Terra sia piatta. Il trend è chiaramente positivo e la percentuale di persone che risponde correttamente a tutte e tre le domande è in crescita nel tempo.

I somari costituiscono solo il 13 per cento del campione degli intervistati: è vero che sono passati quattro secoli, ma brucia ancora l’umiliazione di Galileo, fatto arrivare a dorso di mulo nel luogo dove abiurò con somma umiliazione. È una piccola rivincita bella da celebrare. La rivoluzione copernicana, in questo senso, è compiuta: oggi, infatti, è una sempre più piccola minoranza a tenere un atteggiamento di chiusura mentale e ottusità, non troppo diversa da quella del collegio dei cardinali che giudicò Galileo e dei docenti fedeli al modello tolemaico che gongolarono di fronte alla sua condanna.

L’ottimismo verso il futuro, in questo senso, è incoraggiato anche se si guarda allo spaccato dei dati per fasce d’età e grado di istruzione: i giovani sono sempre più preparati e chi ha un tasso di istruzione più elevato risponde correttamente alle domande in modo massiccio.

Insomma, diciamo che la scuola del dubbio ha sortito gli effetti sperati e continua a sortirne.

L’8 per cento degli italiani, nel 2016, pensa che l’obbligo dei vaccini sia una decisione ingiusta? Nel 2015 erano quasi il 19 per cento e la percentuale di coloro che è favorevole a questa misura di legge è raddoppiata al 47 per cento.

Se non bastassero le interviste, c’è l’evidenza empirica a dare supporto all’impatto di alcune scelte pubbliche: un articolo pubblicato sulla rivista The Lancet Infections Diseases, commentando i primi dati che arrivano dalle regioni italiane, afferma che il decreto è «uno strumento decisivo che ha fermato l’incremento delle malattie infettive».

Lasciamo da parte il pessimismo consolatorio e godiamo di un fatto inequivocabile: in Italia, come nel resto del mondo, l’alfabeto scientifico è ormai il linguaggio che regola le nostre vite, con buona pace degli scettici o dei ciarlatani di turno, verso i quali l’antidoto Galileo ci ha reso adulti. E vaccinati.

A distanza di quattro secoli, quindi, ci uniamo alle parole già ricordate dell’amico Keplero, che celebrava il collega dopo le scoperte fatte grazie al cannocchiale: Galilaee, vicisti! Galileo, hai vinto!

Testo e grafici tratti da “Galileo reloaded” (Egea, 2018) su gentile concessione della casa editrice