Riceviamo e pubblichiamo

Il Gattopardo, il Grillo e una nuova scommessa

[8 settembre 2016]

grillo

Ne Il Gattopardo, il celebre romanzo di Tomasi di Lampedusa , uno dei brani più significativi è senz’altro: “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra”. Sul tema dei Gattopardi e degli annessi sistemi di potere che si rinnovano perpetuandosi senza cambiamento di sostanza, la letteratura da noi è sconfinata. Si è coniato anche il neologismo Gattopardismo, cioè l’atteggiamento proprio di chi, avendo fatto parte del ceto di potere in un precedente regime, si adatta a un nuova situazione politica e sociale, simulando d’esserne promotore per poter conservare il proprio potere. Il termine è fondato sulla affermazione paradossale che “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”.

Perché dico questo? Perché l’imbarazzante debacle della Raggi a Roma (con annesse ripercussioni sui vertici dei Cinque Stelle) è di fatto una espressione del gattopardismo italiota. I Cinque Stelle hanno vinto promettendo il cambiamento totale del modi governare. Non appena insediata la Raggi, già di per se – per esperienze e pratiche professionali – non estranea ai centri di potere capitolini, ha iniziato una serie di nomine che rimandano per connessioni e connivenze agli ambienti di governo e sottogoverno che hanno “gestito” Roma negli anni precedenti. Quindi che “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima” non appare così paradossale. In pratica si è preteso di risolvere problemi ed emergenze puntando su chi questi problemi ed emergenze le ha create, dimostrando non solo l’assenza di una classe dirigente preparata ed affidabile nel Movimento ma anche l’incapacità per i Cinque Stelle a Roma di rompere le logiche di potere cristallizzate combattute a parole ed alla base del loro successo.

E questo ha riguardato soprattutto e non a caso l’emergenza rifiuti e l’ambito dell’ambiente. Se poi lo sguardo si estende alle altre esperienze amministrative pentastellate il risultato non cambia, fatta salva per ora l’esperienza di Parma con Pizzarotti, forse non a caso in linea di rottura con la gestione attuale dei Cinque Stelle. Il rischio è che molte persone credibili, preparate ed oneste vengano ad essere giocate dal gattopardismo dei rappresentanti istituzionali del movimento, lasciando una scia di frustrazioni e delusioni che non possono che nuocere all’intera società ed in particolare all’ambientalismo e all’associazionismo da cui molte di queste persone provengono.

Se il Gattopardo oggi diventa Grillo, occorre che si risponda al gattopardismo endemico, fatto di populismo, con una “buona politica capace di riparare il mondo” – per dirla con Alex Langer  –, in grado di superare le derive ideologiche del secolo scorso e di puntare di nuovo sui contenuti, soprattutto sulle trasformazioni in senso ecologico della società . La scommessa è tutta lì, ora che il trasformismo di buona parte dei vertici dei Cinque Stelle è evidente e che l’omologazione sulle politiche ambientali del quadro politico nazionale è avvilente. Chi è disposto a giocarla?

di Patrizio Dolcini, Direttivo regionale di Legambiente Lombardia

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