Stati generali della green economy, andata (e ritorno?) dell’economia in riviera

[5 novembre 2014]

Si aprono oggi a Rimini gli Stati generali della green economy, un appuntamento ormai fisso che raduna dal 2012 una fetta sempre più importante delle italiche imprese votate a uno sviluppo più sostenibile. Un campione ancora minoritario, ma in montante ascesa. Campioni e campioncini della green economy popolano in lungo e largo lo Stivale, e soprattutto ne rappresentano l’economia più viva e vitale, tesa alla soluzione delle due grandi emergenze che oggi affliggono il Paese: quella ambientale e quella del lavoro.

In Italia sono già  a quota 3 milioni i green jobs, ossia gli occupati che applicano competenze ‘verdi’. Una cifra di tutto rispetto destinata a salire ancora nel corso del 2014. A fine 2014 si stima che saranno arrivate altre 234 mila assunzioni legate a competenze green: ben il 61% della domanda di lavoro, con i green jobs che diventano protagonisti dell’innovazione e determinano addirittura il 70% di tutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo delle nostre aziende, in crescita rispetto al 61,2 dell’anno scorso. Sono i numeri di GreenItaly 2014, il rapporto annuale di Unioncamere e Fondazione Symbola che da 5 anni ricostruisce la forza e racconta le eccellenze della green economy nazionale.

Sono già poco meno di un quarto del totale (circa 341mila, il 22%) le aziende italiane che vivono offrendo prodotti e servizi “eco”. Se si guarda al solo settore manifatturiero, la percentuale sale a un’azienda su tre. Tutte insieme hanno garantito nello scorso anno 101 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 10,2% dell’economia nazionale (escluso il sommerso).

L’industria verde, nonostante la crisi mondiale, negli anni ha continuato a crescere: il giro d’affari globale nel 2005, secondo l’Unido, era di 990 miliardi di euro in sei settori green (efficienza energetica, gestione sostenibile delle risorse idriche, mobilità sostenibile, energia, uso efficiente dei materiali, gestione dei rifiuti e riciclo), nel 2020 è stato stimato che sarà più che raddoppiato arrivando a circa 2.200 miliardi di euro. «Per superare la crisi – sottolinea Edo Ronchi, il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che dà il supporto tecnico per gli Stati generali – le imprese della green economy devono operare in modo più incisivo per un cambio del contesto delle politiche economiche italiane ed europee. Puntando sull’alta qualità ambientale dei beni e dei servizi, le imprese della green economy potrebbero contribuire, in modo rilevante a riqualificare e rilanciare investimenti e occupazione, a far crescere la domanda interna e a migliorare le nostre esportazioni».

È in palio il passaggio di un treno carico di opportunità, che sta già passando: il sistema-paese, oggi guidato dal governo Renzi, non ha ancora deciso se saltarci su o lasciarlo passare. «Non usciremo dalla crisi come ci siamo entrati – spiega Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola –, non ci metteremo alle spalle questa tempesta perfetta se non cambiando e imboccando con convinzione la via della green economy, che è anche la strada maestra per contrastare i mutamenti climatici».

Gli Stati generali delle green economy sono un grande show per le imprese verdi, che esprime un potenziale straordinario per l’Italia intera. Ma se terminata anche questa due giorni riminese il resto dell’economia nostrana tornasse ancora una volta a guardare verso il business as usual, come si torna al lavoro dopo un weekend in ciabatte sulla spiaggia della riviera, sarebbe per tutti un fallimento. Non spetta ad altri scegliere che questo non accada.