Riceviamo e pubblichiamo

Geotermia, il caso di Montecastelli Pisano

[9 maggio 2016]

montecastelli pisano

Il Comitato Montecastelli Viva Onlus intende rendere nota la problematica che da tempo impegna i cittadini di Montecastelli Pisano (frazione di Castelnuovo di Val di Cecina) nella battaglia in difesa del proprio territorio da recenti progetti di nuovo insediamenti geotermici industriali.

Il borgo si trova in una macroarea da sempre vocata alla geotermia industriale (vedi impianti di Castelnuovo Val di Cecina e Larderello), ma per una serie di storiche circostanze e di scelte effettuate da autorità a vario titolo competenti, è stato finora preservato mantenendo una forte caratterizzazione agricola, turistica e culturale.

La situazione è cambiata a seguito delle nuove normative (D. Leg. 22/2010) che hanno trasformato il settore geotermico industriale da monopolistico (Enel titolare di tutti i diritti) a concorrenziale, aprendo il mercato ad una moltitudine di altri potenziali attori. La norma peraltro non prevede criteri di selezione dei soggetti abilitati a richiedere permessi di ricerca geotermica (es. esperienza settoriale specifica, requisiti strutturali, ecc.), dando titolo a chiunque lo richieda di ottenere un permesso.

Ad oggi esistono 108 permessi di ricerca sul territorio nazionale (di cui 51 sul territorio Toscano) che si sommano a 10 concessioni ministeriali per la realizzazione di centrali “pilota” (di cui 5 in Toscana) definite “sperimentali”, ovvero basate sulla tecnologia detta a “ciclo binario”  che consentirebbe la reiniezione totale del fluido geotermico ed emissioni di gas in atmosfera nulle. Questa tipologia di progetti è oggetto di speciali e massicci incentivi statali, di percorsi procedurali agevolati oltre che di una speciale deroga all’applicazione della direttiva Seveso (vedi emendamento Abrignani confluito nel Decreto Legge 69 del 9 agosto del 2013).

Preme sottolineare come gli attuali progetti sull’area di Montecastelli Pisano collidano pesantemente con i precedenti piani pubblici di  sviluppo del territorio, approvati e ratificati dalla Regione Toscana in tempi ben antistanti la definizione dei confini dei permessi di ricerca in essere. Gli indirizzi programmatici ed i vincoli esistenti hanno peraltro motivato diversi piccoli imprenditori ad effettuare già ormai da più di un decennio significativi investimenti in ambito turistico ed in generale nella direzione di uno  sviluppo economico integrato e sostenibile. Da segnalare come gli investimenti esistenti (ed in immediato divenire) sul territorio  siano meritevoli di considerazione e rispetto al pari di quelli ipotizzati con i permessi di ricerca.

In questo contesto, insistono sulla medesima (limitatissima) zona due progetti, ambedue attualmente in procedura di Via:

“Mensano”: permesso di ricerca Regione Toscana. Proponente Magma Energy Italia.   Ufficio VIA Regione Toscana. Realizzazione due pozzi profondi

“Castelnuovo”: permesso Ministero dello Sviluppo Economico. Proponente Toscogeo Srl.   Ufficio VIA Ministero dell’Ambiente. Realizzazione di tre/cinque pozzi profondi e di una centrale “Pilota” a “circuito binario”.

Le due società proponenti fanno capo ad uno stesso soggetto, Graziella Green Power (Arezzo), con la compartecipazione di una multinazionale canadese (Alterra Corp.).

Nell’ambito delle procedure di VIA in corso il Comitato Montecastelli Viva Onlus insieme a Italia Nostra Onlus e al Comitato dei Difensori della Toscana, ha presentato osservazioni critiche con il supporto di un team di periti coordinati dall’Avv. Michele Greco, autore delle argomentazioni giuridiche. E’ stata rilevata e documentata una lunga serie di errori di merito e di metodo, omissioni, anomalie, contraddizioni e profili di  illogicità.

Attraverso le osservazioni ed il NO ai nuovi progetti di geotermia industriale, la popolazione chiede: rispetto delle normative e dei vincoli vigenti (Piano Strutturale Comunale, PIT) che nel tempo hanno creato diffusi ingenti investimenti ed economia sostenibile; rispetto del criterio di prudenza verso la sperimentazione di tecnologie ad alto rischio in zone abitate; considerazione del forte sbilanciamento dell’analisi costi/benefici verso la collettivizzazione dei costi e la privatizzazione dei benefici; rispetto degli investimenti già presenti nell’area.

di Cesvot